Space Shuttle: David Carrott e l’ideazione del Tire Assault Vehicle (TAV)

Di Paola Ducci*

WASHINGTON (nostro servizio particolare). Nel 1993 un tecnico elettronico della NASA, David Carrott, sfogliando un catalogo di modellini elettronici probabilmente  destinati a  suo figlio, ebbe una straordinaria intuizione tanto risolutiva  quanto semplice per un problema che  riguardava nientedimeno che lo Space Shuttle.

Infatti, in quegli anni la NASA stava testando gli pneumatici per lo Space Shuttle, un lavoro molto pericoloso che poteva finire con l’esplosione di uno di questi, esplosione paragonabile alla potenza di alcuni candelotti di dinamite.

Lo Space Shuttle il 14 aprile 1981

Lo Space Shuttle ha rappresentato una svolta radicale rispetto ai veicoli spaziali precedenti, in quanto era riutilizzabile.

L’orbiter era in grado di planare verso la Terra, dispiegare tre carrelli di atterraggio e atterrare su pneumatici di gomma.

Tuttavia, poiché si trattava di una macchina pesante, progettata per viaggiare ad altissima velocità, aveva una velocità di atterraggio elevata e richiedeva una lunga pista di atterraggio.

Queste alte velocità sottoponevano il carrello di atterraggio dello Shuttle a forze enormi.

Gli pneumatici erano riempiti di azoto e pressurizzati tra i 300 psi (21 bar) e i 360 psi (25 bar) a seconda del posizionamento dello pneumatico.

Il pneumatico dello Space Shuttle esploso

Il loro controllo era quindi un lavoro troppo pericoloso per il personale, così l’Agenzia spaziale decise di impiegare un robot artificiere per cercare di farli esplodere.

Questa tecnica si rivelò però piuttosto  antieconomica  a causa dei costi elevati e scomoda a causa dell’ingombro che impediva al robot di arrivare sotto l’aereo.

Così David Carrott, stimolato da un modellino di carro armato Tiger telecomandato di marca Tamiya trovato su quel catalogo, ideò un veicolo di perforazione telecomandato.

Il modellino del carro armato Tiger

Il veicolo, chiamato Tire Assault Vehicle (TAV), si avvicinava agli pneumatici dello Space Shuttle per forarli e rilasciare la pressione all’interno.

Al posto della torretta fu installata una piccola telecamera vicino a un motore di trapano DeWalt con una punta da 3/8 di pollice.

La macchina era alimentata da una batteria Black and Decker mentre un motore utilizzava la trasmissione a ingranaggi per spingere tutti i cingoli e trasmettere un segnale video a un televisore portatile in bianco e nero.

Alla fine il tecnico aveva creato un’impressionante macchina lunga 46 cm, larga 20 cm e alta 30 cm che pesava solo 9 chili.

Ma la cosa più importante era il suo costo: ammontava a poco meno di 3 mila dollari, mentre il precedente dispositivo di disinnesco bombe della NASA, utilizzato per il servizio di sgonfiaggio, pare fosse costato 100 mila dollari.

Il trapano veniva quindi posizionato contro la ruota e perforava il pneumatico, liberando l’aria e trasformando il pneumatico da  bomba a semplice  pezzo di gomma molto costoso.

La NASA ha utilizzato il TAV in 12 delle 155 missioni di test sugli pneumatici dello Shuttle durate dal febbraio all’agosto 1995.

Il TAV esposto

Nel corso della sua carriera il TAV ha perforato e scaricato la pressione di nove pneumatici dello Shuttle, in quattro dei quali l’esplosione era imminente.

Grazie alla sua trasmissione video in diretta e alla forte mobilità il TAV avrebbe potuto essere utilizzato in altre missioni in cui la sicurezza rappresentava  un problema.

Il TAV in azione

Ma fortunatamente non si è mai verificata alcuna esplosione e il TAV ha concluso la sua carriera tutto intero.

Il fatto che un modello di carro armato giocattolo modificato sia sopravvissuto all’attività per cui era stato creato è già di per sé impressionante.

Il TAV esiste ancora oggi: è esposto all’Armstrong Flight Research Center della NASA.

I viaggi nello spazio possono essere costosi, ma a volte la soluzione più semplice ed economica è la migliore.

*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa

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