Di Gerardo Severino*
SARAJEVO (nostro servizio particolare). Centodieci anni fa, a Sarajevo, città della Bosnia, un nazionalista serbo facente parte dell’organizzazione terroristica “Mano Nera”, lo studente Gavrilo Princip, giunto dalla Serbia con la complicità delle autorità di Belgrado, assassinò a colpi di pistola l’Arciduca ereditario d’Austria, Francesco Ferdinando e sua moglie, la Duchessa Sofia di Hohenberg, che vi si trovavano in visita ufficiale.

L’omicidio, che purtroppo ebbe la sventura di inserirsi in un clima di forti e preesistenti tensioni tra l’Austria e la Russia, protettrice degli Stati slavi, avrebbe ben presto rappresentato il pretesto formale dal quale prese avvio la Prima Guerra mondiale.

La storia ci ricorda che l’Austria, sul cui trono regnava ancora il vecchio Francesco Giuseppe, il “Cecco Beppe” di Risorgimentale memoria, inviò, il 23 luglio, un ultimatum alla Serbia, dopo aver ottenuto, il precedente giorno 6, il pieno sostegno da parte della Germania.
La dichiarazione di guerra fu, quindi, notificata alla stessa Serbia il 28 luglio, operazione che fece scattare, di conseguenza, il sistema delle alleanze europee, le quali avrebbero coinvolto nel conflitto da un lato la Germania al fianco dell’Austria, alla quale era unita insieme con l’Italia e l’Impero Ottomano nella “Triplice Alleanza”, stipulata nel lontano 1882; dall’altro la Russia, la Francia e l’Inghilterra, strette tra loro, a partire dal 1907, dalla “Triplice Intesa”, alla quale, in agosto del ’14, si sarebbe poi unito il Giappone.
LA GRANDE GUERRA
La “Grande Guerra”, che certamente si poteva evitare, se solo i “potenti d’allora” lo avessero veramente desiderato, fu una vera e propria “mattanza”, uno scontro tra popoli che, tre anni dopo Sarajevo, avrebbe indotto Papa Benedetto XV a rivolgersi ai Paesi belligeranti con la celebre nota del 1° agosto 1917, nel corpo della quale apostrofò la guerra in atto con l’epiteto di “inutile strage”, un concetto poi ripreso anche da altri importanti Prelati.

E in effetti, dopo aver appreso degli scempi di vite che si erano appena commessi sul celebre Altipiano dei Sette Comuni, poi immortalato dal grande Emilio Lussu (vedasi Un anno sugli Altipiani – Parigi, Le lettere italiane, 1938), come poteva tacere, il Santo Padre, dinanzi a simile carneficina?
Nessuno l’ascoltò, e la guerra andò avanti, con i suoi lutti e con le sue conseguenze, gravissime per l’intera Umanità.
Dal 28 luglio 1914 all’11 novembre 1918, quella che verrà definita “Grande Guerra”, avrebbe, infatti, coinvolto, nell’ambito dell’Impero Britannico le sue varie Colonie, ma anche altri Paesi extraeuropei, tra i quali gli Stati Uniti d’America.
L’Italia, cambiando schieramento per motivi di opportunità territoriali sarebbe entrata, invece, il 24 maggio del 1915, alleandosi con l’Intesa.
Secondo alcune statistiche, furono circa 70 milioni, gli uomini mobilitati in tutto il mondo, 60 milioni solo in Europa.
Ne morirono ben 9 milioni, per non parlare dei milioni di vittime civili, causati non solo dalle operazioni di guerra, ma anche per le conseguenti carestie ed epidemie, come nel caso delle celebre “Spagnola”.
Al Regno d’Italia, la Prima Guerra mondiale causò circa 680 mila vittime, tra caduti in battaglia, deceduti in prigionia e dispersi, senza contare i morti della appena citata epidemia, che di vittime ne avrebbe fatte oltre 500 mila.

La guerra si concluse definitivamente l’11 novembre 1918, allorquando la Germania, l’ultimo degli Imperi centrali a deporre le armi, firmò l’armistizio imposto dagli Alleati dell’Intesa.
La pesante sconfitta decretò la fine dei grandi Imperi dell’Europa d’allora, dando, tuttavia, vita spesso ad effimeri Stati nazionali che, nel ridisegnare completamente lo scenario geo-politico del vecchio Continente, avrebbero di fatto posto le basi per nuove frizioni internazionali, per ennesime rivendicazioni territoriali, alla nascita di violente Dittature, sia di destra che di sinistra, ma soprattutto ad un conflitto mondiale dagli effetti ben più deleteri.
Ebbene, sono trascorsi 110 anni dall’attentato di Sarajevo, seguiti dai 110 anni dell’inizio di quella barbarie che di “Grande…” non ebbe proprio nulla, se non il contributo di sangue.
Nonostante ciò, il mondo ha rivissuto, nel corso del secolo abbondante che la seguì, altre guerre sanguinose, oltre alla Seconda Guerra mondiale.
Purtroppo, la “inutile strage” continua a insanguinare ancora proprio il cuore della vecchia Europa, tanto da far riflettere ciascuno di noi se siamo o meno sull’orlo di una Terza Guerra mondiale, i cui effetti possiamo solo immaginare.

Ciò ci consente di farci alcune domande.
Non è forse, questa la riprova del fatto che i tragici ricordi del passato non hanno insegnato nulla?
È veramente impossibile sperare che solo le armi possano risolvere – e mai definitivamente, aggiungiamo noi – gli attriti tra i popoli?
Stiamo forse assistendo ad un fantascientifico viaggio a bordo di una macchina del tempo?
In tutto questo è molto triste assistere – tutto sommato a non molta distanza dalla nostra comoda posizione geografica – all’ennesima crudeltà, i cui effetti più drammatici si possono cogliere negli occhi dei bambini rimasti orfani e nello strazio delle madri e delle moglie, che non vedranno più tornare dal fronte figli e mariti, sia da una parte che dall’altra dei belligeranti.
In un certo senso, Sarajevo la viviamo tutti i giorni…
*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa
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