Di Anna Maria De Luca
BARCELLONA. Tre artisti, tre sguardi differenti sullo stesso conflitto: la Guerra Civile spagnola rivive attraverso fotografie e disegni nelle sale dedicate al periodo 1936–1939.
Chi si addentra nelle sale del Museu Nacional d’Art de Catalunya (MNAC) dedicate alla fotografia storica si trova improvvisamente faccia a faccia con la guerra: non quella eroica dei manuali, ma quella silenziosa e devastante che si abbatte sui quartieri, sui palazzi, sui bambini.
Antoni Campañà
Le fotografie di Antoni Campañà (Arbúcies, 1906 – Sant Cugat, 1989), oggi parte della Collezione Nazionale d’Arte depositata dalla Generalitat de Catalunya, sono un documento militare e umano di rara potenza. Realizzate tra il 1936 e il 1937 con la tecnica della gelatina ai sali d’argento su carta, raccontano Barcellona sotto assedio con uno sguardo che non concede retorica.

Campañà era un professionista della fotografia di cronaca. Quando i bombardamenti aerei iniziarono a colpire la città (Barcellona fu tra le prime capitali europee a subire attacchi sistematici su civili) lui era lì, con la macchina in mano, a documentare.
Una delle immagini esposte ritrae le vetrate di un edificio protette con strisce di carta gommata: una tecnica diffusa tra i civili per limitare i danni delle esplosioni, che impediva ai vetri di frantumarsi in schegge letali. Un dettaglio apparentemente minore che dice tutto sulla quotidianità adattata alla sopravvivenza — la stessa ingegnosità disperata che si ritrova in ogni città che impara a convivere con i raids.
Barcelloneta, Passeig Nacional: dopo la bomba
Un’altra fotografia mostra il Passeig Nacional della Barceloneta dopo un bombardamento. I palazzi sono sventrati, le saracinesche dei negozi divelte e accartocciate, i muri crivellati di schegge. In lontananza, piccole figure umane si aggirano tra le macerie — non militari, ma civili. Quella strada oggi è una delle più frequentate della città turistica: vederla così, nell’estate del 1937, produce un cortocircuito temporale difficile da descrivere.
La Casa Elizalde e il primo bombardamento
Una terza opera documenta i danni del primo bombardamento nei dintorni della Casa Elizalde, nel quartiere dell’Eixample. La fotografia è inclinata, quasi disorientante: l’obiettivo punta verso l’alto su una facciata traforata da un’enorme voragine circolare – il segno inequivocabile di un impatto diretto. I balconi sono ancora lì, i vasi di fiori, le ringhiere in ferro battuto. La vita di prima, interrotta.
Il bambino con il cucchiaio
Tra le immagini più toccanti, una che non mostra distruzione ma fame: una bambina molto piccola, con un abitino sporco e consunto, che mangia da un piatto con un cucchiaio troppo grande per lei. Lo sguardo è diretto verso l’obiettivo, curioso e inconsapevole.
È probabilmente la fotografia più militarmente significativa di tutte, perché ricorda ciò che ogni manuale di strategia tende a omettere: che le guerre le pagano soprattutto coloro che non le combattono.
Agustí Centelles
Agustí Centelles (Grau de València, 1909 – Barcellona, 1985) è considerato il primo grande fotoreporter di guerra spagnolo — il suo “Robert Capa iberico”, si dice — e le sue immagini conservate al MNAC rappresentano uno dei nuclei più preziosi della collezione.
Il miliziano di Alcubierre
Scattata da Centelles nel 1937 sul fronte della Serra d’Alcubierre, la fotografia del miliziano alla Sierra de Alcubierre è un’opera di rara potenza compositiva. Il soggetto non posa: è in pieno movimento, corpo proteso, gambe flesse, sguardo abbassato verso il terreno che avanza.

La luce è piatta, quasi teatrale. L’immagine ha la tensione di un fotogramma cinematografico – eppure è documentazione pura, scattata sul campo nel pieno del conflitto.
Per un lettore con formazione militare, è anche un documento tattico: l’equipaggiamento, la postura, il tipo di armamento raccontano il livello di addestramento e le condizioni operative delle forze repubblicane in quella fase della guerra.
L’altra fotografia di Centelles esposta reca la data esatta: Barcellona, 19 luglio 1936 – il giorno dopo il colpo di stato franchista, quando la città insorse e le strade si riempirono di combattenti improvvisati.
Accanto a Centelles, la mostra propone un’altra voce fotografica, per certi versi ancora più perturbante: quella di Antoni Campañà, già incontrato nelle sale dedicate ai bombardamenti su Barcellona.
Nel 1936, Campañà fotografò l’esibizione pubblica delle mummie delle monache salesiane nel convento del Passeig de Sant Joan di Barcellona.
Nelle prime settimane della guerra, la violenza anticlericale portò all’apertura forzata di chiese e conventi, con scene che oscillavano tra la profanazione e il macabro spettacolo.

Campañà fu lì, con la sua macchina.
L’immagine mostra alcuni uomini in abiti civili che osservano le spoglie mummificate delle religiose, esposte come reperti – un documento storico di straordinaria complessità etica, che il fotografo scelse di conservare e che oggi il Museo sceglie di esporre senza censure.
Un’altra sua fotografia riprende dall’alto due operai intenti a inchiodare le assi di una cassa da imballaggio, con etichette della Capella Dalman ben visibili: probabilmente un’opera d’arte che veniva messa in sicurezza o evacuata.
Anche questo è un atto di guerra – la guerra contro la distruzione del patrimonio.
Pere Pruna: la miliziana e la morte
La sezione non è solo fotografica. Tra le opere esposte spicca un disegno a gouache, inchiostro e matita di Pere Pruna (Barcellona, 1904-1977), datato intorno al 1936-1939 e intitolato Incontro di una miliziana con la morte.

Il soggetto è allegorico ma tagliente. A sinistra, una figura avvolta in bianchi – la Morte, stilizzata con i tratti di un vecchio avvolto in un sudario. A destra, una giovane donna in uniforme da combattimento: cinturone, bretelle, capelli raccolti.
Le due figure si sfiorano quasi, in un dialogo silenzioso che non ha nulla di eroico. La miliziana non trionfa, non fugge: guarda altrove, come chi già sa. Lo sfondo azzurro — quasi un cielo notturno – e la croce appena accennata in alto completano una composizione che sa di allegoria rinascimentale rivisitata dal Novecento in guerra.
Pruna, che aveva frequentato Parigi e conosceva Picasso, qui abbandona ogni decorativismo per una sintesi espressiva di grande efficacia. Acquistata dal MNAC nel 2019, questa opera era rimasta a lungo fuori dalla storia ufficiale dell’arte catalana del conflitto.
Un Museo, tre sguardi, una guerra
Ciò che rende questa sezione del MNAC è la qualità degli sguardi che mette in dialogo: il reportage diretto e adrenalinico di Centelles, la documentazione fredda e metodica di Campañà, l’elaborazione simbolica di Pruna.
Tre modi di fare i conti con la stessa realtà.
Tre risposte diverse alla stessa domanda: come si rappresenta la guerra senza tradirla?
Per il visitatore con sensibilità storica e militare, il MNAC si raggiunge dalla fermata metro Espanya, risalendo i viali del Montjuïc. Le collezioni del Novecento sono spesso le meno affollate — e le più sorprendenti.
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