Di Anna Maria De Luca
BARCELLONA. Visitando il Museu Nacional d’Art de Catalunya (MNAC) di Barcellona, mi sono imbattuta in una mostra che tocca una delle pagine più oscure e meno conosciute della storia culturale spagnola: “Recuperado del enemigo”, i depositi franchisti al MNAC.

La guerra civile e la salvaguardia del patrimonio
Durante la Guerra Civile Spagnola (1936–1939), il Museo di Arte della Catalogna, l’attuale MNAC, divenne uno dei principali depositi di salvaguardia istituiti dalla Generalitat de Catalunya.
L’obiettivo era proteggere le opere d’arte minacciate dalla violenza rivoluzionaria esplosa in risposta al golpe del 18 luglio 1936.
Con la sconfitta repubblicana, questi depositi passarono nelle mani dei vincitori.
Il regime franchista creò allora il Servicio de Defensa del Patrimonio Artístico Nacional (SDPAN), che riutilizzò il Museo come spazio di ricezione, custodia e gestione di questo patrimonio – ormai sottratto al nemico.
Il SDPAN al servizio del regime
Il decreto istitutivo del SDPAN fu pubblicato sul Boletín Oficial del Estado del 23 aprile 1938, firmato da Francisco Franco e controfirmato dal ministro dell’Educazione Nazionale Pedro Sáinz Rodríguez.
Il documento, esposto in mostra in copia fotografica, stabiliva che lo Stato spagnolo accentrava tutte le funzioni relative al recupero, alla protezione e alla conservazione del Patrimonio Artistico Nazionale.
La struttura del SDPAN era articolata e capillare.
A capo figuravano Pedro Muguruza Otaño, Commissario Generale; Juan Contreras López de Ayala, vice Commissario Generale, Eugeni d’Ors Rovira, Direttore Nazionale delle Belle Arti.

Eduardo Lagarde Aramburu, capo militare del SDPAN
Sul territorio operavano commissariati di zona.
Quello della Zona di Levante, competente sulla Catalogna, arrivò a contare circa cinquanta membri, provenienti principalmente da Catalogna e Aragona: professionisti del patrimonio militarizzati e incorporati come agenti del servizio.
L’occupazione della Catalogna
Il SDPAN aveva predisposto un vero e proprio “Piano di occupazione”, attivato già dopo la caduta di Lleida nell’aprile 1938.
Dopo la Battaglia dell’Ebro, le squadre del SDPAN occuparono i depositi repubblicani vicini al confine francese e si incaricarono di gestire il trasferimento delle opere evacuate durante la guerra.
Una mappa manoscritta datata 30 settembre 1938, realizzata da José María Muguruza, illustra la posizione degli agenti dispiegati nel territorio: da Huesca a Teruel, da Lérida a Castellón, con annotazioni operative su ogni città – depositi da svuotare, opere da spostare, lavori architettonici in corso nelle cattedrali trasformate in magazzini.

La memoria e la trasparenza
Il MNAC conserva oggi più di 3 mila opere legate a quelle operazioni.
La mostra presenta 135 pezzi registrati come deposito dal SDPAN, un insieme eterogeneo che riflette la diversità delle provenienze – chiese, collezioni private, istituzioni pubbliche.
Come sottolinea il pannello introduttivo, questa esposizione va oltre il semplice inventario patrimoniale: si inserisce in una politica della memoria e della trasparenza, riconoscendo apertamente che il museo stesso fu strumento di un regime autoritario.
La ricerca è ancora in corso e si prevede di ampliarla nella futura espansione del Museo.
Ciò che colpisce di questa mostra è la lucidità con cui un’istituzione culturale guarda al proprio passato scomodo.
Il MNAC non nasconde di aver svolto, suo malgrado o attivamente, un ruolo nella macchina franchista di appropriazione e riordino del patrimonio.
Quei quadri, quelle sculture, quegli oggetti liturgici “recuperati dal nemico” sono ancora lì, nelle sale del museo, in attesa che la storia restituisca loro un nome e una legittima appartenenza.
Una mostra necessaria, in una città – Barcellona – che continua a fare i conti con le ferite aperte.
Per il lettore con formazione militare e storica, questa mostra offre una prospettiva inedita sulla logistica della guerra: non il movimento delle truppe, ma quello delle opere d’arte come bene strategico da proteggere, evacuare, controllare e, se necessario, usare come strumento di potere.
La vicenda del MNAC tra il 1936 e il 1945 è, in miniatura, la storia di come i conflitti trasformano le istituzioni culturali in campi di battaglia silenziosi.
La mostra è visitabile fino al 28 giugno 2026, nelle sale 63-64 del primo piano.
Ingresso incluso nel biglietto generale del Museo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

