Stati Uniti: la Shield Air e il mercato australiano, un terreno perfetto per i droni guidati dall’intelligenza artificiale

Di Giuseppe Gagliano 

CAMBERRA. C’è qualcosa di inquietante, ma al tempo stesso affascinante, nel modo in cui la tecnologia ridefinisce i confini della guerra e della sicurezza.

Siamo a Canberra, cuore politico dell’Australia, dove l’aria sembra vibrare non solo per le decisioni del Parlamento, ma per un ronzio più sottile, quasi impercettibile: quello dei droni guidati dall’intelligenza artificiale.

Qui, l’azienda statunitense Shield AI, un nome che evoca scudi e protezione ma anche ambizioni globali, sta tessendo la sua tela.

Un prodotto della Shield Air

 

 

Non è una novità che gli Stati Uniti cerchino di esportare il loro know-how militare, ma stavolta c’è un sapore diverso: non si tratta solo di hardware, ma di un’intelligenza che pensa, decide, agisce.

E l’Australia, con le sue vastità selvagge e la sua posizione strategica nel Pacifico, è il terreno perfetto per questa rivoluzione.

Shield AI non è un nome qualunque.

Nata nel 2015 a San Diego dalle menti di Brandon Tseng, ex Navy SEAL con un passato di missioni in Afghanistan, e di suo fratello Ryan, ingegnere elettrico con un debole per i brevetti, questa Compagnia ha fatto dell’intelligenza artificiale il suo stendardo.

Brandon Tseng,

 

Il loro prodotto di punta, Hivemind, è un “pilota” che non ha bisogno di un joystick né di un essere umano al comando.

È un software che permette a droni e velivoli di operare in autonomia, senza GPS o comunicazioni, in ambienti ostili dove la tecnologia tradizionale si arrende.

Pensate a un quadricottero come il Nova, capace di infilarsi in un edificio nemico e mappare ogni angolo, o al V-BAT, un drone a decollo verticale che sorveglia mari e deserti. È fantascienza che diventa realtà, ma con un retrogusto amaro: chi controlla questa intelligenza?

Ora, Shield AI guarda a Canberra con occhi famelici.

L’Australia, con le sue Forze Armate, è sempre più interessate a sistemi autonomi – un interesse che si intreccia con gli obiettivi del patto AUKUS, l’alleanza militare con Stati Uniti e Regno Unito – è un mercato ideale.

Non è un caso che l’azienda abbia recentemente acquisito Sentient Vision Systems, una realtà di Melbourne specializzata in sensori ottici e rilevamento tramite intelligenza artificiale.

Con questa mossa, Shield AI non solo si piazza fisicamente in Australia, ma unisce la sua Hivemind al sistema ViDAR di Sentient, creando un pacchetto di sorveglianza che promette di cambiare le regole del gioco.

“Vogliamo offrire la stessa consapevolezza situazionale dei costosissimi droni di classe superiore, ma a una frazione del prezzo”, ha dichiarato Brandon Tseng.

Parole che suonano come una sfida al Pentagono, ma anche come una promessa alle forze australiane.

Eppure, dietro la prospezione tecnologica si nasconde una domanda che non possiamo ignorare: fino a che punto questa autonomia è un progresso e dove inizia a diventare un rischio? In Ucraina, i droni di Shield AI hanno dimostrato di saper operare sotto il fuoco dell’interferenza elettronica russa, un teatro di guerra dove la tecnologia GPS viene soffocata.

È un successo che impressiona, ma che al tempo stesso spaventa.

Tseng, con il suo passato da soldato, insiste: “La decisione di usare la forza letale deve restare umana”. Una linea etica che rassicura, ma che stride con la visione di un futuro in cui un solo operatore potrebbe controllare un milione di droni.

È deterrence, dice lui, un deterrente strategico paragonabile alla bomba atomica o ai sottomarini nucleari. Ma chi deterrà chi, quando l’intelligenza artificiale avrà imparato a “pensare” da sola?

Canberra, con la sua calma apparente, potrebbe diventare un laboratorio per questa nuova frontiera.

L’AUKUS, con il suo “Pillar II” dedicato alle tecnologie avanzate, benedice questa espansione. L’Australia non compra solo droni: compra un’idea di futuro, un futuro in cui la guerra si combatte con algoritmi e sensori, più che con fucili e carri armati.

Shield AI, dal canto suo, non si ferma: dopo aver raccolto oltre un miliardo di dollari da investitori come Andreessen Horowitz e aver raggiunto una valutazione di 2,8 miliardi, l’azienda punta a dominare il cielo globale. L’acquisizione di Sentient è solo un passo, ma è un passo che risuona forte nel Pacifico, dove la Cina osserva e l’equilibrio si fa sempre più fragile.

E noi? Restiamo a guardare, sospesi tra l’ammirazione per l’ingegno umano e il timore di un mondo in cui le macchine decidono chi vive e chi muore. Forse è questo il vero scudo di Shield AI: non proteggere solo i soldati, ma anche le nostre coscienze, illudendoci che il controllo sia ancora nelle nostre mani

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