Stati Uniti: Oltre 109 miliardi di dollari di investimenti privati per l’intelligenza artificiale. Superate la Cina e il Regno Unito

ROMA. Oltre 109 miliardi di dollari di investimenti privati per l’intelligenza artificiale negli USA, nel solo 2024.

Circa 12 volte più della Cina e oltre 20 volte più del Regno Unito.

L’Intelligenza Artificiale elemento importante per il futuro

Un balzo in avanti notevole, se si considera che, nell’intero periodo 2019–2023, gli investimenti USA avevano raggiunto circa 328 miliardi di dollari, più del doppio della Cina e oltre dieci volte l’intera Unione Europea.

Un divario che si riflette anche sul piano infrastrutturale, dove Stati Uniti e Cina concentrano la gran parte della capacità globale di calcolo avanzato.

È quanto emerge dal position paper, presentato ieri, al Centro Studi Americani, a Roma, dal Comitato Artificial Intelligence dell’American Chamber of Commerce in Italy che promuove l’incontro “Semplificare l’Innovazione: Verso un’Implementazione Efficace della Regolazione dell’Intelligenza Artificiale in Italia”.

“Serve un canale permanente di consultazione tecnica tra le autorità competenti e le imprese tecnologiche – osserva Simone Crolla, Managing Director di AmCham – per superare le rigidità burocratiche, la sovraregolamentazione e la sovrapposizione di competenze che potrebbero compromettere lo sviluppo della adozione della IA nel sistema economico e istituzionale nel Paese, con gravi danni per la nostra competitività. Chi non investirà tempestivamente nelle infrastrutture digitali necessarie alla IA, inoltre, andrà incontro a minore produttività, dipendenza tecnologica e perdita di attrattività industriale, con una riduzione potenziale tra l’1% e l’1,5% del PIL annuo secondo le stime di Boston Consulting Group”.

Analogo il divario in termini di capitale umano. In Italia, solo il 4% degli occupati è specialista ICT e meno del 46% della popolazione possiede competenze digitali di base.

Anche l’adozione dell’AI nelle imprese conferma il ritardo europeo e nazionale.

L’Intelligenza Artificiale al centro delle scelte anche dei Governi

Nel 2024, oltre il 75% delle aziende a livello globale utilizza soluzioni di intelligenza artificiale, mentre se nella UE la quota di imprese che adottano tecnologie AI si ferma al 13,5%, in Italia la quota oscilla tra l’8% e il 9%.

In questo quadro si inserisce l’adozione dell’IA Act europeo nella legislazione italiana, che dovrà necessariamente garantire un’applicazione uniforme e prevedibile del quadro regolatorio su tutto il territorio nazionale per favorire il più possibile lo sviluppo armonioso e competitivo dell’ecosistema digitale italiano.

“Infine – aggiunge Crolla -, occorre una politica più orientata alla formazione del capitale umano in questo settore, con il rafforzamento dei programmi di reskilling e upskilling nel mondo del lavoro, il potenziamento dei percorsi di istruzione e formazione, l’introduzione di misure mirate all’attrazione e alla valorizzazione dei talenti”.

L’iniziativa, che coinvolge le istituzioni nazionali ai massimi livelli e alcune tra le principali aziende statunitensi presenti sul nostro territorio, apre un dialogo tra imprese e istituzioni sia sulla sfida che comporta per il nostro Paese l’adozione delle norme contenute nell’IA Act europeo, sia sulle necessità in termini di investimenti e di strategie da attuare per non perdere il passo di fronte alla notevole accelerazione tecnologica in ambito digitale.

Una urgenza sia in termini legislativi, sia in termini di risorse umane e finanziarie che trova piena evidenza nei fatti.

IL RUOLO DELL’ITALIA 

L’Italia si trova oggi di fronte a un bivio strategico.

Infatti, si legge nel paper, l’intelligenza artificiale rappresenta una delle leve decisive per la competitività industriale, la modernizzazione della Pubblica Amministrazione e il benessere dei cittadini.

“Eppure, il Paese sconta un ritardo significativo – si legge nel documento – nell’adozione diffusa dell’AI rispetto ad altre economie avanzate. La mancata innovazione in questo campo non è un semplice ritardo tecnologico: è un costo-opportunità elevato, che si traduce in minore crescita, minore efficienza e perdita di competitività a livello globale”.

La Commissione Europea ha delineato una visione di un ” basato su ecosistemi digitali sovrani e innovazione diffusa, segno che l’intelligenza artificiale è considerata un fattore chiave per la leadership futura anche a livello geopolitico”.

L’entrata in vigore dell’AI Act europeo, insieme al recente intervento legislativo nazionale in materia di intelligenza artificiale, offre l’occasione per colmare questo divario, ma richiede un’azione rapida e coordinata.

Nei prossimi due anni, l’Italia dovrà concentrarsi sul monitoraggio dell’attuazione della normativa nazionale e dei relativi decreti attuativi, che definiranno come le imprese dovranno dimostrare concretamente la conformità ai requisiti previsti dalle autorità competenti, in particolare dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN).

“Farlo con un approccio frammentato e burocratico  – si legge ancora nel paper – significherebbe rallentare ulteriormente l’adozione dell’AI, scoraggiando investimenti e sperimentazioni. Al contrario, semplificare significa governare meglio: creare un quadro unico e chiaro, coerente e proporzionato, con governance chiara, procedure snelle e strumenti digitali condivisi, in grado quindi di coniugare innovazione, sicurezza e sviluppo economico. In questo contesto, l’obiettivo di questo Policy Paper è individuare e proporre alle istituzioni italiane interventi operativi e di governance volti a semplificare e rendere più efficace l’attuazione del quadro regolatorio nazionale sull’Intelligenza Artificiale”.

Il perimetro giuridico entro cui il Paese deve operare risulta ormai definito: la sfida non è più principalmente normativa, ma esecutiva e operativa.

Il Policy Paper si concentra quindi su misure che possano facilitare l’implementazione delle nuove regole, ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e garantire un’applicazione coerente e coordinata delle disposizioni esistenti.

In questo processo è, inoltre, necessario tenere conto delle iniziative di semplificazione in corso a livello europeo, in particolare del pacchetto legislativo noto come Digital Omnibus, attualmente in fase di elaborazione da parte della Commissione europea, volto a rafforzare la coerenza strategica tra le principali normative digitali e a ridurre gli oneri burocratici per le imprese.

Considerare questo contesto è essenziale per evitare sovrapposizioni normative e garantire che gli interventi nazionali siano pienamente allineati con il più ampio quadro regolatorio europeo.

L’impatto atteso è quello di aumentare l’attrattività del Paese per gli investimenti in AI, ridurre i tempi autorizzativi e rafforzare la competitività italiana ed europea.

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