STORIA: DA GENOVA A RIO DE JANEIRO, LUIGI GIUDICE LO SCULTORE CHE INVENTÓ LA PLASTILINA

Di Gerardo Severino*

RIO DE JANEIRO  (BRASILE) – nostro servizio particolare. Il prossimo anno, tra i tanti anniversari più o meno importanti che il mondo potrebbe e se volesse ricordare, vi sarà anche il 160° dell’invenzione della plastilina (detta anche plastirina o cera pongo).

Stiamo parlando del  tradizionale materiale plastico che ognuno di noi, dalle scuole materne in poi ha utilizzato per modellare oggetti di varia forma, ma che in realtà è stato ed è il materiale pastoso preferito dagli scultori per ideare le proprie opere, ma anche tra gli agronomi per la preparazione degli innesti e, non per ultimo, dall’industria militare, e sempre per la progettazione di armi, mezzi navali, aerei e terrestri, ovvero di oggettistica varia.

Composta dalla fusione chimica di olio minerale, argilla e cera (è prevista anche l’aggiunta di coloranti, a seconda della marca), la plastilina possiede una caratteristica fondamentale: quella di conservare nel tempo una buona plasticità, peraltro senza indurirsi.

Ebbene, anche per tale invenzione, così come è successo in altre circostanze, quali, ad esempio, quella del telefono, la genialità italiana alla quale si dovette la scoperta scientifica è stata più volte “insidiata” e “messa in dubbio” da tentativi che miravano ad attribuirne il merito ad altri inventori.

Ancora oggi, anche a livello enciclopedico, accanto alla sua descrizione non ne viene associato il nome dell’inventore, e questo non è giusto.

Secondo alcune fonti, la plastilina sarebbe stata inventata, in Germania, da tale Franz Kolb, il quale, a partire dal 1880 aveva iniziato a distribuire confezioni di Kunst-Modellierton (argilla artificiale da modellare).

Secondo altre, invece, la plastilina, così come la conosciamo noi oggi, sarebbe frutto degli studi di William Harbutt, professore d’Arte a Bathampton (Inghilterra), il quale iniziò a produrla a livello industriale solo nel 1897.

In realtà, la composizione, così ricercata dagli artisti di mezzo mondo, e la cui diffusione divenne universale solo a partire dal 1908, grazie ad una vasta produzione industriale, soprattutto francese, era stata inventata molti anni prima, esattamente nel 1866 (per poi essere brevettata nel 1872, qui in Italia), ma da un altro docente d’Arte: un nostro connazionale, il genovese Luigi Giudice, allora affermato insegnante presso l’Accademia delle Belle Arti, a Rio de Janeiro.

Luigi Giudice in “La Renovatio” n°140, 31 octobre 1901

 

 

Dal Regno di Sardegna all’Impero del Brasile (1826 – 1870)

La biografia più attendibile dedicata all’artista genovese la si deve ad Angelo De Gubernatis, autore, nel 1889, del celebre “Dizionario degli Artisti Italiani Viventi”.

Ad essa, alla quale ci atterremo scupolosamente come base di partenza, in questa ricostruzione, si deve anche la conferma del fatto che il Giudice era stato, fra le altre cose, anche l’inventore della plastilinaV[1].

Ebbene, Luigi Giudice nacque a Genova il 1 ° settembre 1826 da agiata famiglia di commercianti.

Nella città ligure, che allora faceva parte del Regno di Sardegna, il giovane avrebbe frequentato la selettiva “Accademia Ligustica di Belle Arti”, fondata nel 1751.

Discepolo del grande scultore Santo Varni (Genova, 1807 – 1885), in seguito, Luigi fu ammesso nello studio di questi, cimentandosi così nell’esecuzione di sculture in marmo, modellate in creta dallo stesso maestro.

Affinando sempre più la sua arte, Luigi Giudice decise di cambiar vita, accettando un’allettante proposta pervenutagli, nel corso del 1854, dall’allora Incaricato d’Affari e Console Generale del Regno di Sardegna a Rio de Janeiro, Commendatore Marcello Cerruti.

In quel frangente, il Sovrano brasiliano, Dom Pedro II d’Alcantara, si stava dimostrando un abile politico, tale da varare, proprio a partire dal 1854, un periodo di grande espansione economica, grazie alla quale l’intero Paese avrebbe vissuto sia un notevole successo mercantile, sia una elevata espansione urbanistica per le più importanti città che lo componevano.

Vecchia veduta del quartiere residenziale di San Martino d’Albaro, a Genova

Ciò attrasse da mezz’Europa molte persone, soprattutto uomini colti e di scienza, in cerca di un avvenire professionale ed economico migliore.

Il maestro Giudice, secondo l’offerta del Cerruti, avrebbe dovuto aprire una Scuola di Scultura in una delle province dell’Impero, ove più forte era la presenza delle Comunità italiane, in particolare del Regno di Sardegna [2].

In realtà ciò non avvenne, in quanto il Giudice fu trattenuto nella stessa Rio Janeiro, ove assunse l’incarico di Professore di scultura presso la “Academia Imperial de Belas Artes” (Imperiale Accademia  di Belle Arti) di quella Capitale, in quel frangente storico retta dal celebre Professore Manuel José Araújo Porto Alegre.

Tempo dopo, Luigi Giudice avrebbe fatto parte del Collegio Docenti della Scuola della Società di Propaganda di Belle Arti, pur continuando, nel suo studio privato, a realizzare varie opere artistiche.

A tal riguardo, il De Gubernatis ci ricorda che lo scultore genovese, mentre si trovava a Rio, eseguì varie sculture in marmo, tra le quali diversi monumenti sepolcrali ed un certo numero di busti di personalità, fra i quali quello in ricordo del Dottor José Francisco Xavier Sigaud, primo e celebre Direttore dell’Istituto dei Ciechi di Rio de Janeiro, ove fu collocato.

Realizzò, poi, il busto del Barone di Surhuny, quello del Visconte di Sooto.

La sua fama crebbe maggiormente grazie ai premi che via via gli furono attribuiti. Un “busto di donna velata”, ed un “ritratto di signora” gli fecero meritare una medaglia d’argento da parte dell’Imperiale Accademia del Brasile, ove furono esposti, mentre il ritratto della signora Da Rocha, esposto nella predetta Accademia, gli meritò, invece, una medaglia d’oro.

Divenuto ormai celebre in tutto il Regno, il Prof. Giudice fu convocato a Corte, ove Dom Pedro II gli diede incarico di realizzare sia busti che ritratti della stessa famiglia imperiale.

Ed è sempre il De Gubernatis che aggiunge al nostro mosaico un altro importante tassello: il fatto che il suo lavoro più importante realizzato in Brasile fu la decorazione del timpano del frontone dell’Ospedale civile della Misericordia, realizzato in pietra calcarea, il quale presenta, in un triplo pannello, l’immagine della Misericordia ed emblemi allusivi alla Religione e alla Medicina.

Questi lavori decorativi furono completati solo nel 1865 e si trattò di un: “lavoro che, oltre al prezzo convenuto, fruttò al Giudice un regalo di quasi sei mila lire da parte di quella Amministrazione ed il titolo di cavaliere della Rosa, che gli fu conferito dall’Imperatore” [3].

Fu, infine, nel corso del 1866 che lo scultore genovese, nel suo studio privato, sempre in quel di Rio, inventò la “Plastilina”, la quale, come ricorda il De Gubernatis era una: “sostanza da lui composta per l’esecuzione dei modelli delle statue, che non risente degli inconvenienti che si riscontrano nella creta, e che viene adoperata da quasi tutti i migliori scultori del mondo”.

Di tale datazione v’è traccia anche in un interessantissimo flash dedicato proprio alla “Plastilina”, edito nel 1874, a due anni esatti dalla registrazione del brevetto, come approfondiremo meglio in avanti, laddove viene indicato che: “Lo scultore Luigi Giudice di Genova, diede il nome di plastilina a questa nuova composizione, che dopo lunghi anni di assidue ricerche, scoperse nel Brasile nel 1866, e di cui subito dopo si servì per i suoi modelli” [4].

Luigi Giudice, in verità, non fu solo un’artista a tempo pieno. Fu proprio durante la sua permanenza in Brasile che si avvicinò al pensiero filosofico di Charles Fourier (1772 – 1837), il celebre socialista utopista francese il quale riteneva: “il massimo della produttività fosse possibile soltanto con l’organizzazione del lavoro, ideò, fondandolo su complesse teorie cosmogoniche e psicologiche, un nuovo sistema sociale, costituito dai falansteri, capaci di produrre tutto ciò che fosse necessario a una comunità”  [5].

Il Professor Giudice rimase in Brasile sino al 1870, anno in cui, nel bel mezzo della guerra che vide contrapporsi il Brasile al Paraguay, non potendo più accettare la politica dispotica di un cangiante Dom Pedro, rivolta, oltre che sul Clero e sull’aristocrazia terriera anche sui liberali, decise di tornare in Italia, probabilmente a ridosso della stessa liberazione di Roma, il 20 di settembre.

Rio de Janeiro in una rara immagine ottocentesca

 

 Il ritorno in Patria e l’epilogo di una vita (1870 – 1901)

Tornato a Genova, Luigi Giudice, che nel frattempo (il 24 aprile 1863) era stato insignito anche del Cavalierato dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, riaprì un proprio studio artistico nel quartiere residenziale di San Martino d’Albaro, ove negli anni a seguite avrebbe dato vita alla bellissima “Villa Giudice”, tempio d’arte e di ricordi.

E fu proprio mentre si trovava a Genova che l’artista riuscì finalmente a brevettare anche in Italia l’invenzione che lo avrebbe reso famoso in tutto il mondo: la “Plastilina”, e proprio con tale nome registrata, per la durata di anni tre.

Questa risulta, infatti, brevettata nel 1872, facendo, quindi, parte del “Elenco degli attestati di privativa industriali rilasciati dal R. Museo Industriale Italiano nell’anno 1872” [6].

Quanto sopra conferma – e per la prima volta in assoluto, grazie alla nostra ricerca storica – la vera paternità di tale importantissima invenzione. Non solo, ma appena l’anno dopo, il prodotto, appositamente lavorato dal Giudice, avrebbe anche preso parte all’Esposizione Universale di Vienna, più precisamente al “Gruppo Ventesimoquinto delle arti moderne e recentissime”, con l’opera dal titolo “Giudice Luigi, Genova – Cornice modellata in plastica. Saggi di plastilina, nuova materia inventata dall’espositore per modellare[7].

Al di là di ciò, pur continuando a scolpire e dipingere, Luigi non dimenticò affatto le idee di Charles Fourier, tanto che, assieme ad Emmanuele de Azarta, uno dei massimi esponenti europei di tale movimento, avrebbe fondato, nella stessa città, un gruppo di “falansteriani”, al quale fu dato il nome di “Scuola della Società Italiana”, altrimenti definita “Scuola Societaria Italiana”, grazie alla quale furono intrapresi e mantenuti ottimi rapporti con gli ambienti Fourieristi parigini, in quel contesto rappresentati dall’Ingegnere Dianoux.

Ciò consentì allo scultore di abbonarsi, ma anche di collaborare con il Bulletin du Mouvement Social, una rivista fourierista apparsa negli stessi anni ’70, così come, più tardi, al Le Devoir, celebre giornale della Comunità familistère [8]. Luigi Giudice fu, poi, anche un mecenate della cultura. Nel 1880, tanto per citare un esempio calzante, si impegnò a contribuire, con 20 franchi l’anno e per tre anni, allo sforzo economico finalizzato a garantire la sopravvivenza della Biblioteca di Scienze Sociali, a Parig i[9].

Sempre più proiettato nel mondo della Politica Sociale, nell’aprile del 1884, assieme alla moglie, l’inglese Mary Holvoet, avrebbe aderito al manifesto della “Lega Federale per la Pace”, peraltro fondando assieme ad altri anche la “Société française pour l’arbitrage entre Nations (“Lega per l’arbitrato tra le Nazioni”) [10].

Lo scultore genovese non smise, tuttavia, di dedicarsi all’arte.

Il 29 marzo 1887, inviò proprio a Jean-Baptiste André Godin un campione di plastilina, materiale di cui affermava con forza di esserne stato l’inventore, e che veniva utilizzato al posto dell’argilla per i modelli di scultura, anche presso la stessa “Accademia” genovese ove egli stesso aveva studiato.

Fu in quel contesto che l’inventore propose all’industriale francese di utilizzarla nei suoi laboratori, offrendosi di spiegargliene di persona le qualità.

E fu ciò che avvenne il successivo 23 luglio, allorquando, assieme alla moglie Maria, visitò la celebre Comunità Familistère de Guise.

Che la paternità dell’invenzione fosse la sua ce lo conferma, oltre al De Gubernatis, nel 1889, anche un preziosissimo articolo apparso nel 1892 in una rivista di agraria, a firma di tale Gio. Maria Molfino, trattando la materia degli innesti delle piante [11].

Qualche tempo dopo, esattamente nel corso del 1897, lo troviamo citato in una Guida dell’epoca quale Scultore di statue e monumenti (ma anche di fabbricante di plastilina) in Salita S. Tecla, n. 16-c, sempre a San Martino d’Albaro [12].

San Martino d’Albaro in una stampa di fine Ottocento

Nonostante l’avanzare dell’età, il Prof. Giudice rimase fedele alle teorie di Charles Fourier, credendo sino alla fine alla possibilità di una loro realizzazione.

Restando in contatto con i Fourieristi parigini, egli avrebbe anche contribuito alla sottoscrizione per la realizzazione di una statua da dedicare al Fourier, la quale fu poi eretta a Parigi nel 1899.

Rimasto a vivere nella sua città natia, Giudice continuò a dirigere la “Scuola Societaria Italiana”, ma dal salotto di “Villa Giudice”.

Il Professore Luigi Giudice si spense, tra quelle stesse mura domestiche, l’8 agosto del 1901, all’età di 75 anni, amorevolmente assistito dalla moglie e dal suo unico figlio, Goffredo, rammaricato per non aver potuto realizzare il suo ultimo sogno: la realizzazione di un bassorilievo sul quale veniva rappresentato il genio di Charles Fourier che illumina gli uomini e la serie che distribuisce le armonie.

Secondo il necrologio a lui dedicato dal vecchio amico, Giuseppe Venzano, l’opera, incompiuta al momento della morte del Giudice, era destinata ad un monumento che lo scultore voleva erigere proprio in onore del Fourier [13].

Un ultimo riferimento consentiteci di rivolgerlo alla grande invenzione del Prof. Giudice. La sua “Plastilina”, dopo anni di lotte, imitazioni e “usurpazioni” sarebbe sopravvissuta, col suo nome, alla sua stessa scomparsa. L’azienda di famiglia passò inizialmente nelle mani della moglie, Maria e, infine, in quelle del figlio, Goffredo, il quale lo troviamo ancora all’opera, come fabbricante e venditore, nel 1942, citato persino nell’Annuario Generale d’Italia [14].

A questo punto, ci chiediamo: ci sono ancora dubbi su chi inventò la Plastilina?.

NOTE

[1] Cfr. Angelo De Gubernatis, Dizionario degli Artisti Italiani Viventi. Pittori, Scultori e Architetti, Firenze, Le Monnier, 1889, pag. 233.

[2] Nel 1855, i regnicoli Sardi in Brasile erano numerosi, tanto da giustificare la presenza in quel Paese dei Vice Consolati di: Rio de Janeiro, Portoalegre, Bahia, Parà, Maranhao, Paranagua, Rio Grande do Sul, Santa Catarina e Santos. Cfr. Ministero dell’Interno, Calendario Generale del Regno pel 1855, Torino, Stamperia dell’Unione Tipografico-Editrice, 1855, pag. 26.

[3] Cfr. Angelo De Gubernatis, op. cit., pag. 233.

[4] Cfr. “Una nuova materia plastica”, in <<Il Raffaello. Ufficiale per gli atti della Regia Accademia Raffaello>>, Urbino, 30 agosto 1874.

[5] Cfr. Enciclopedia Storica Zanichelli, Bologna, Nicola Zanichelli Editore, 1975, pag. 176.

[6] Vgs. Cap. XI – Brevetti d’Invenzione, in <<Annuario Scientifico ed Industriale>>, Milano, Fratelli Treves Editori, 1872, pag. 816. Il preparato fu, quindi, brevettato a nome dello stesso Giudice, anche in Austria, Ungheria e Francia ed utilizzato anche presso vari Musei e istituzioni culturali nazionali.

[7] Cfr. Atti Ufficiali della Esposizione Universale di Vienna del 1873. Catalogo Generale degli espositori italiani, Roma, Tipografia Barbera, 1873, pag. 186.

[8] Si trattava di una Comunità operaia fondata nel 1859 dall’industriale Jean-Baptiste André Godin, sul modello del falanstero di Charles Fourier. Sorse accanto alle sue industrie siderurgiche di Guise (Aisne) e fornì agli operai – attraverso la ripartizione degli utili – abitazioni, negozi, scuole, biblioteche, sale di spettacoli, assistenza ospedaliera, assicurazione ecc. In seguito, si trasformò in una Società cooperativa per azioni, proprietaria di quelle e di altre industrie.

[9] Cfr. Archives Nationales, fonds Fourier et Considerant, 10 AS 32 (681 Mi 53), librairie des sciences sociales, liste de souscripteurs, 1880, et Ecole Normale Supérieure, fonds Considerant, carton 2, dossier 8, liste de souscripteurs et des versements.

[10] La Lega per l’Arbitrato tra le Nazioni fu la precursora della Corte Permanente di Arbitrato, fondata con la prima Conferenza di pace dell’Aia, nel 1899, quindi della Società delle Nazioni, fondata con il Trattato di Versailles, nel 1919 e, infine, delle Nazioni Unite.

[11] Cfr. Gio. Maria Molfino, Un surrogato dei vecchi mastici? in <<Bullettino della Associazione Agraria Friulana>>, n. 1-2, Udine, 30 gennaio 1892, pag. 234.

[12] Cfr. Lunario Genovese per l’anno 1897. Guida Amministrativa e Commerciale, Genova, 1897, pag. 279.

[13] Cfr. Il Caffaro,  citato dal giornale <<La Rénovation>>, n°140, del 31 ottobre 1901.

[14] Cfr. Annuario Generale d’Italia, dell’Impero e dell’Albania – Anni 1942 – 1943, Torino, Ditta Fratelli Pozzo, 1942, pag. 1070.

* Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare.  Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa

 

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