Di Gerardo Severino*
ANZIO (ROMA). L’Eroe, secondo la filosofia greca, era colui che s’illustrava al cospetto della Società, per atti di grande valore degni di celebrità.
Non solo, ma per certi versi egli veniva considerato come una specie di divinità, ricevendo, per questo, onori pubblici, come avvenne ai guerrieri che presero Troia. Ed è anche per tale retaggio storico che il termine è stato da sempre associato alla condizione Militare, essendo tali gli uomini che brandiscono le armi, sia in pace che in guerra.

Ma Eroe si può e lo si dovrebbe si deve essere anche in altri settori della vita, magari dimostrando coraggio in talune azioni filantropiche, ovvero perdendo persino la vita pur di salvare quella altrui. Non sempre gli Eroi sono stati riconosciuti come tali, così come nella stragrande maggioranza dei casi le loro azioni non sono state premiate con medaglie o attestazioni di riconoscenza, così come non sono state tramandate ai posteri, attraverso libri o contributi editoriali di varia natura.
Tanti e tanti sono gli episodi di puro altruismo, per i quali il termine Eroe sarebbe stato più che appropriato, onde definirne gli autori, attendono di essere scoperti e, soprattutto, fatti conoscere.
È stato proprio questo – vi prego di credermi – il motivo per il quale, in tutta la mia lunga carriera militare, ho investigato le Storia del nostro Paese, sia quando ero il Direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza, sia ora, quale membro della “Società Italiana di Storia Militare” e del Comitato di Redazione di questo giornale, che da anni ormai ospita i miei lavori.
Non mi aspetto il grazie da parte di nessuno, Istituzioni e familiari, ma sono certo che ai protagonisti delle tante vicende Eroiche da me scoperti, valorizzati con il conferimento di Onorificenze e fatti conoscere all’opinione pubblica attraverso saggi come questo faccia indubbiamente piacere.

Fra di loro inserisco da oggi la figura del Dottor Enrico Roseo, che da Tenente medico, peraltro ricoverato presso il Convalescenziario Militare di Anzio (Roma) per gravi patologie contratte nel corso della Grande Guerra, si rese protagonista di una straordinaria operazione di soccorso in mare, grazie alla quale furono tratti in salvo tutti gli uomini d’equipaggio di un mercantile inglese affondato in quel tratto del Tirreno la notte tra il 31 marzo e il 1° aprile del 1917.
Quella che segue è la sua vicenda.
Tor San Lorenzo, 31 marzo 1917
La sera del 31 marzo del 1917 le Regie Guardie di Finanza, in quel frangente storico distaccate, per il servizio di vigilanza costiera, all’interno della storica torre di Torre San Lorenzo (Ardea), furono spettatrici del siluramento e del relativo affondamento di un mercantile, quasi certamente ad opera di un sottomarino nemico.
Si seppe solo dopo qualche giorno che l’ennesima vittima della prepotenza navale Germanica era stato il piroscafo “Brodness”, battente bandiera inglese.
Il natante era stato costruito il 1° settembre 1894 dalla “Hawthorn Leslie & Co.”, con funzioni di mercantile con stive frigorifero. Aveva una stazza di 5.736 tonnellate di stazza lorda, lungo 128 metri, e largo quasi 17. Era stato varato nel corso dello stesso anno per la compagnia “Elderslie S.S. Co. Ltd. (“Turnbull, Martin & Co. Managers”) di Glasgow, con il nome di “Banffshire”.
Nel 1910 passò in proprietà alla “Scottish Shire Line”, mentre nel 1915 fu venduto alla “Blue Star Line”, la quale ne muterà il nome in “Brodness”.
A seguito dello scoppio della Grande Guerra il mercantile era stato armato con un cannone difensivo da 88 mm, il quale fu montato a poppa.

L’attacco era avvenuto, come al solito, senza preavviso mentre la nave viaggiava in zavorra da Genova a Porto Said, a circa cinque miglia a ovest-nordovest di Anzio. Il suo equipaggio, per fortuna, sopravvisse, ma non tutti ebbero modo di utilizzare le poche scialuppe di salvataggio, ragion per cui dovettero affidarsi a qualche vecchia botte o pezzo di legno [1].
A compiere l’azione era stato il sottomarino tedesco UC-38, che già da parecchi mesi imperversava in tutto il Mediterraneo, mietendo vittime innocenti. Il mezzo era stato costruito nei cantieri “Blohm & Voss” di Amburgo il 20 novembre 1915, quindi varato il 25 giugno 1916.
Dal 23 gennaio del 1917 faceva parte della Flottiglia di Pola, mentre dal 19 ottobre 1916 si trovava al comando del Primo Tenente Alfred Klatt, un ufficiale scaltro, risoluto e per certi versi “leggendario” in Marina, come lo era il famoso “Barone Rosso” in Aviazione [2].

Furono, quindi, gli stessi Finanzieri di Tor San Lorenzo ad avvisare il Comando della Milizia Territoriale di Anzio, in quel frangente retto dal Capitano di Finanza Nicodemo Ciardullo, il quale predispose gli immediati soccorsi, in perfetta sintonia con il capo dell’Ufficio di Porto della Regia Marina, il quale mise immediatamente a disposizione uno dei Regi Rimorchiatori colà distaccati per il servizio di “dragaggio anti-mina”.
Ebbene, appena appresa la notizia, dal locale Convalescenziario Militare di Anzio si “fece avanti” un Ufficiale medico che da qualche mese si trova ad Anzio in convalescenza.
Si trattava del Tenente medico Enrico Roseo, il quale chiese insistentemente di poter prendere parte alla coraggiosa missione, nell’ovvia ipotesi che tra i naufraghi recuperati in mare ci potesse essere qualcuno o più di qualcuno abbisognevole delle classiche prime cure. Anche grazie a lui e ai prodi marinai e finanzieri che presero imbarco sul Rimorchiatore, i marinai inglesi furono tratti tutti in salvo, quindi portati ad Anzio e ricoverati presso lo stesso Convalescenzionario Militare, già allora operante all’interno di Villa Sarsina.
Lo straordinario eroismo dimostrato dal ventisettenne Ufficiale medico originario di Cascia, che dall’esempio caritatevole di Santa Rita aveva maturato l’idea di offrirsi volontario, verrà salutato, anche se solo nel 1925, con il conferimento di una modesta Medaglia di Bronzo al Valor Militare, la quale riportò la seguente motivazione: “ In convalescenza nel porto di Anzio per congelazione ai piedi e gravi lesioni polmonari contratti alla fronte, si imbarca volontariamente su di un Regio Rimorchiatore armato, con mare grosso e con sommergibili nemici presenti nella zona, e prendeva parte alle ricerche dei naufraghi di un grosso piroscafo inglese all’altezza di Torre San Lorenzo per prestare l’opera propria, dando prova di sprezzo del pericolo e di esemplare sentimento di altruismo. Anzio (Roma), aprile 1917″[3].
Non conosciamo, purtroppo, quale sia stata la sorte del Capitano e dell’equipaggio della “SS. Brodness” dopo la loro partenza dall’Italia, ma possiamo certamente ipotizzare che abbiamo sicuramente portato con loro non solo il ricordo del dramma subito quella terribile notte del marzo 1917, ma anche quello di quella straordinaria accoglienza ricevuta ad Anzio da parte dei soccorritori, primo fra tutti quel Medico Militare che tanto si era prodigato nell’ambito della sua professione.
Enrico Roseo, un degno concittadino di Santa Rita ((1890 – 1956)
Il protagonista di questa sconosciuta prova di coraggio e filantropia, Enrico Roseo, nacque a Cascia (Perugia) il 6 febbraio del 1890, figlio di Gustavo Roseo, un affermato Geometra con studio nella stessa località umbra [4]. Visse nel Paese di Santa Rita per tutta l’infanzia e la prima giovinezza, per poi trasferirsi ad Urbino, ove frequentò le Scuole Superiori e, infine, la Regia Università degli Studi, ove ottenne la laurea in Medicina e Chirurgia [5].
Nel 1915, chiamato alle armi con l’entrata in guerra dell’Italia (il giovane medico aveva allora venticinque anni), nell’ambito del Regio Distretto Militare di Spoleto, con il grado di Soldato semplice, Enrico Roseo ottenne di essere nominato Sottotenente Medico di Complemento, tanto che il 3 luglio dello stesso anno fu inizialmente destinato alla Direzione di Sanità Militare di Roma [6].
Sfortunatamente non conosciamo il Reparto ove fu destinato successivamente, per la parte operativa in guerra, ma sappiamo che già nel 1917, in virtù del Decreto Luogotenenziale dell’11 febbraio, era stato promosso Tenente, rimanendo ad operare in zona di guerra. Molto probabilmente egli fu presente sul fronte dell’Isonzo, ove contrasse la congelazione ai piedi e le gravi lesioni polmonari, patologie che, mesi dopo, lo avrebbero condotto proprio presso il Regio Convalescenziario di Anzio [7].
Dimesso dal Sanatorio Anziate, il Tenente fu inviato in congedo provvisorio e, di conseguenza, libero dai doveri della Mobilitazione. Fu così che il 16 dicembre dello stesso anno ricevette l’incarico di Assistente, in materia medica e farmacologica, presso la Regia Clinica Medica della Regia Università di Roma[8], con contratto che sarebbe scaduto il successivo 31 luglio 1918, ma che in realtà verrà reiterato, almeno sino al 1924, come emerge da una Guida Sanitaria dell’epoca [9].
Il Dottor Roseo prese, quindi, dimora in Via di Villa Torlonia, n. 10, ove aprì anche uno studio privato. Due anni dopo, con il grado di Capitano Medico, il Dottor Roseo fu posto in congedo assoluto dal Regio Esercito a far data dal 1° ottobre 1920, in quanto “permanente inabile al servizio militare”[10].
Oltre all’attività di Insegnante Universitario e Medico di famiglia, il Dottor Roseo s’interessò anche di gestioni Societarie, ovvero acquistò quote societarie, come fece nel 1926, esattamente il 17 di febbraio, allorquando, oltre all’acquistò di 200 azioni della neo costituita “Società Elettrica Teramo”, con sede nella stessa Roma, ne divenne anche Amministratore Delegato [11].
Sul finire degli anni Trenta, Enrico Roseo si trasferì temporaneamente a Bagno di Romagna, in provincia di Forlì, ove aveva recentemente ottenuto la concessione di poter sfruttare la sorgente termo-minerale denominata “Acqua di Santa Agnese”, in Piazza Ricasoli, per la durata di trenta anni [12].
Unito in matrimonio con Teresa Ugolotti, il Dottor Roseo era, infatti, divenuto padre di Giovanni Battista, Lelia Maria e, infine, l’8 luglio del 1939, di Emilio, chiamato come lui, il quale in seguito si trasferì a Pesaro (Urbino), città ove era rimasta a vivere la madre, esattamente al civico n. 31 di Via Galileo Galilei[13].
L’esperienza terrena del Dottor Enrico Roseo si concluse in una fredda giornata d’inverno, nella sua Amata “Città Eterna”, ove aveva vissuto gran parte della sia vita. Era il 6 marzo del 1956, e l’Eroe di Anzio aveva da poche settimane festeggiato sessantasei anni.
Dopo la sua morte, mente le celebri Terme di Bagno di Romagba sarebbero state gestite dai figli, i quali affiancheranno alla struttura anche un rinomato Grand Hotel, sulla figura di questo grande uomo d’altri tempi si poggiò il velo del silenzio; anzi, più che velo, si trattò di una coperta, se consideriamo che questa incredibile storia, intrisa di coraggio e di filantropia ha dovuto attendere ben 109 anni, prima di essere raccontata.
NOTE
[1] Il relitto si trova in assetto di navigazione su un fondale fangoso, esattamente a circa 62 metri di profondità a largo di Torvajanica.
[2] Alfred Klatt, nato il 30 novembre 1889 a Elbing sarebbe poi morto in combattimento l’8 gennaio 1918 nel Mar Mediterraneo). Decorato con la Croce di Ferro di 1^ e 2^ Classe, durante tutto il conflitto aveva affondato ben 32 navi (38.744 tonn.) e danneggiate altre 3 (13352 tonn).
[3] Cfr. Ministero della Guerra, Bollettino Ufficiale, Dispensa 48^, 25 settembre 1925, pag. 2913.
[4][4] Cfr. Annuario d’Italia. Calendario Generale del Regno, Edizione 1896, pag. 1704.
[5] Cfr. Annuario dell’Università degli Studi di Urbino, 1938, pag. 171.
[6] Cfr. Ministero della Guerra, Bollettino Ufficiale, Dispensa 38^, 26 luglio 1915, pag. 1294.
[7] Cfr. Ministero della Guerra, Bollettino Ufficiale, Dispensa 16^, 17 febbraio 1917, pag. 1141.
[8] Cfr. Bollettino Ufficiale del Ministero dell’Istruzione Pubblica, n. 5, 31 gennaio 1918, pag. 90.
[9] Cfr. Guida Sanitaria Italiana – Anno 1924, Milano, Soc. Editrice Unitas, 1924, pag. 514.
[10] Cfr. Ministero della Guerra, Bollettino Ufficiale, Dispensa 78^, 16 novembre 1928, pag. 4613.
[11] Cfr. Foglio degli Annunzi Legali della Provincia di Roma, n. 17, 27 febbraio 1926, pag. 281.
[12] Con Decreto Ministeriale del 9 febbraio 1938, in Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 55, in data 8 marzo 1938, pag. 911.
[13] Ed è proprio a Pesaro che Enrico junior è venuto a mancare il 27 luglio del 2016.
*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza- – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa
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