STORIA: JOHN JAMES KELLY SERGENTE DELLA POLIZIA A CAVALLO INGLESE CHE SALVÓ L’EQUIPAGGIO DEL BRIGANTINO ITALIANO “NUOVO ABELE” (1874)

Di Gerardo Severino*

LONDRA. Il suo eroismo fu reso noto a tutto l’Impero Britannico grazie ad una corrispondenza, pubblicata il 20 febbraio del 1875, un sabato, sul seguitissimo The Illustrated London News.

Nel trafiletto, dal titolo “Saving Life” (salvataggio di vite), si diede contezza del conferimento, da parte della benemerita “Royal Humane Society”, con sede in Londra, di una medaglia di bronzo al merito nei riguardi del Sergente Kelly, al quale dedichiamo il presente articolo e ai suoi dipendenti, Wilson e Mytten, per l’eroismo dimostrato nel trarre in salvamento l’equipaggio (12 uomini) del brigantino italiano “Nova Bella”, nome storpiato del natante genovese “Nuovo Abele”.

Un naufragio nei pressi del Capo di Buona Speranza (stampa fine Ottocento)

Il naufragio del “Nuovo Abele” e l’eroismo del Sergente Kelly

Il “Nuovo Abele” era un brigantino a palo di ben 635 tonnellate, varato a Genova nel 1873 e a quel Compartimento Marittimo iscritto [1], il quale, sin dal suo primo viaggio transoceanico si trovava al comando del Capitano di lungo corso Angelo Vignolo, appartenente alla storica famiglia di Armatori e Capitani Marittimi di Chiavari.

Il bastimento, in particolare, assicurava la rotta commerciale fra il nostro Paese e l’isola di Ceylon e Singapore, frequentando di conseguenza i porti di Batavia (l’attuale Giacarta) e di Sourabaja, entrambi in Indonesia.

Quello che purtroppo sarebbe stato il suo ultimo viaggio aveva avuto inizio a Genova tra la fine di luglio e gli inizi del agosto del 1874, con destinazione il porto di Sourabaja. Il 26 agosto il mercantile giunse a Batavia, ove rimase sino al successivo 9 di settembre, data nella quale proseguì la navigazione alla volta di Sourabaja, la quale dista dalla prima località oltre settecento chilometri in linea d’aria[2].

Non abbiamo contezza di ciò che accadde al brigantino nei mesi che precedettero la tragedia, ma sappiamo di certo che al momento del naufragio esso era carico di zucchero destinato a Londra. Ciò avvenne esattamente il 6 di dicembre, allorquando il veliero mercantile italiano naufragò a causa di una violenta burrasca da sud-ovest lungo la costa del Sudafrica, più precisamente nella baia di Chintsa (Eastern Cape), quindi a Paards Kraal (Capo di Buona Speranza [3]).

Grazie ai fari e agli altri punti di avvistamento costieri, il naufragio fu immediatamente segnalato sia alle autorità locali della Guardia Costiera che alla stessa Stazione di Polizia di Cape Town, la quale allertò immediatamente il Comandante del reparto a cavallo della Polizia di Frontiera, il Sergente John James Kelly, un giovane ventiquattrenne di origini irlandesi, il quale raggiunse immediatamente a cavallo il luogo della tragedia, unitamente agli Agenti Wilson e Mytten.

Anche se con la citazione errata del luogo ove avvenne l’ennesima sciagura del mare, una corrispondenza pubblicata nel primo trimestre 1875 dalla Rivista Marittima così ricorda l’evento: “ Il brigantino a palo nuovo Abele del compartimento marittimo di Genova, diretto a Falmouth da Passoracy, venne colto dalla tempesta che nei primi giorni dello scorso dicembre imperversò al mezzodì della Gran Bretagna e, sbattuto dalle onde, investi sulla costa di East London dopo due giorni di lotta con gli elementi.

L’equipaggio rimase a bordo 48 ore disperando di poter afferrare la terra da cui non giungevangli soccorsi. Finalmente s’avvide del naufragio un sergente della polizia a cavallo il quale, radunato un numero sufficiente di uomini, poté salvare a stento l’equipaggio del bastimento investito” [4].

Fu, dunque, grazie al loro coraggio che fu possibile raggiungere il “Nuovo Abele” prima che le onde lo frantumassero sugli scogli, ancorandolo temporaneamente a terra con un a grossa corda, grazie alla quale fu possibile ai poliziotti inglesi recuperare tutti e dodici i membri dell’equipaggio, Capitano compreso.

Questi, dopo aver assistito alla tragica fine del proprio brigantino, il quale, come si ricorderà, aveva poco più di un anno di vita, raggiunsero la caserma della Polizia a Cavallo di Cape Town, ove furono rifocillati e dotati di vestiario asciutto.

Nei giorni seguenti, il Capitano Angelo Vignolo e i suoi marinai raggiunsero Genova, ove ebbero modo di raccontare quanto era loro successo.

A Cape Town, nel frattempo, il Regio Console italiano, Guglielmo Knight Clifford [5], dopo aver raccolto le testimonianze di chi aveva operato o assistito le operazioni di salvataggio, redisse un’accurata relazione, prontamente trasmessa al Ministero degli Affari Esteri e da questi a quello della Marina, nella eventualità del conferimento di una benemerenza in omaggio all’eroismo dei tre tutori dell’ordine inglesi, per i quali fu intrapresa analoga iniziativa anche da parte dei loro superiori.

L’azione eroica, come avevamo già anticipato in premessa, valse, infatti, al Sergente Kelly e ai due Agenti che lo accompagnarono nel filantropico gesto il conferimento rispettivamente di una Medaglia di Bronzo e di un Attestato di Benemerenza da parte della “Royal Humane Society”, uno storico Ente di Beneficenza fondato nel 1774 con il nome di “Society for the Recovery of Persons Apparently Drowned”, al fine di prestare il primo soccorso nei casi di annegamento [6].

Fu, poi, con il Regio decreto in data 21 marzo 1875 che il Re d’Italia, Vittorio Emanuele II concesse al’ Sergente Kelly la Medaglia d’Oro al Valor di Marina, la più importate decorazione che premiava già allora gli atti filantropici e di coraggio compiuti in mare, ovvero lungo le spiagge, sia in Italia che all’estero, ovviamente se a favore di cittadini italiani, come nel caso verificatosi a Cape Town [7].

John James Kelly, dall’Irlanda al Sudafrica (1850 – 1926)

 L’eroe del quale abbiamo scelto di raccontarne le vicende, John James Kelly, nacque a Newbridge, una cittadina nella contea di Kildare, in Irlanda, nel corso del 1850, figlio di Edward e di sua moglie Rebecca.

Il giovane visse con la sua famiglia sino al 1868, epoca nella quale, diciottenne, si arruolò nel Corpo di Polizia, prestando evidentemente servizio inizialmente nella stessa Irlanda.

Qualche tempo dopo lo troviamo, invece, in servizio a Cape Town, in Sudafrica, allora ancora sotto il protettorato inglese, vestendo però i gradi di Sergente del reparto a cavallo.

Promosso Sotto Ispettore, il 13 giugno del 1877, fu confermato nella stessa sede di servizio.

E fu proprio nel corso dello stesso anno che l’uomo prenderà in sposa la signorina Emily Jane Didcott, andando ad abitare in St. Marks. Da lei avrà numerosa prole.

La prima a nascere fu una bambina, alla quale l’ufficiale di Polizia volle attribuire il curiosissimo nome di Emily Nuovo Abele, cui seguirono altri nove figli, tra maschi e femmine.

Rimasto vedovo di Emily, morta l’8 agosto del 1892, a causa di un incidente, mentre guidava un carro, che si ribaltò dopo che il cavallo si era imbizzarrito, l’Ispettore Kelly andò in pensione nel novembre successivo, stabilendosi definitivamente a Lady Frere, località della quale divenne in seguito anche sindaco [8].

Due anni dopo si risposò con la signorina Salina Collins, che aveva inizialmente assunto come governante e responsabile della casa e dalla quale avrà altri tre figli.

Nel prosieguo dei suoi giorni, Johon James Kelly esercitò anche la professione di agente legale per le questioni riguardanti la popolazione indigena, godendo di ottima reputazione.

Egli dimostrò di essere un uomo retto, noto per la sua imparzialità, tanto che in Parlamento si oppose a Cecil Rhodes, che allora ricopriva la carica di primo ministro della Colonia del Capo, riguardo ai rapporti con le tribù locali e alla mancata considerazione dei loro usi e delle loro leggi tribali.

John James Kelly non fece più ritorno in Patria, la sua mai dimenticata Irlanda, in quanto morì a nella stessa Lady Fere il 18 agosto del 1926, all’età di settantasei anni, ma soprattutto all’apice di una vita davvero straordinaria, ove seppe alternare all’esercizio delle cariche pubbliche l’amore per la famiglia e per il prossimo, ma anche e soprattutto la generosità nei riguardi dei bisognosi e il coraggio nel soccorrere chiunque ne avesse bisogno, come speriamo di aver dimostrato attraverso queste modeste pagine di storia.

NOTE 

[1] Cfr. P. Rezzadore, Indice Generale Analitico del Rivista Marittima (anni 1868-1885, Roma, Forzani e C. Tipografi del Senato, 1886,  pag. 55.

[2] Cfr. “Bastimenti entrati ed usciti con bandiera italiana nel porto di Batavia”, in Annali del Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio. Della Navigazione e del Commercio alle Indie Orientali, Relazione di viaggio dell’Avv. Giuseppe Solimbergo a S.E. il Ministro del Commercio, Roma, Tipografia Eredi Botta, 1877,  pag. 186.

[3] Il Capo di Buona Speranza si trova all’estremità meridionale della penisola del Capo, a circa 70 chilometri da Cape Town, in Sudafrica.

[4] Cfr. Rivista Marittima, Primo Trimestre 1875, Roma, Tipografia Barbera, 1875, pag.353.

[5] Cfr. “Agenti Consolari di S.M. negli Stat Esteri”, in Ministero dell’Interno, Calendario Generale del Regno d’Itaia – Anno 1875, Roma, Tipografia Barbera, 1875, pag. 136.

[6] Cfr. Corrispondenza dal titolo “Saving Life”, in <<The Illustrated London News>>, n. 1854, Sabato, 20 febbraio 1875, pag. 171,

[7] Cfr. Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 85 in data 12 aprile 1875, pag. 1394 e Bollettino Ufficiale della Regia Marina, n. 5, 1875, pag. 22.

[8] Cfr. “Pension List”, in The Cape of Good Hope – Civil Service List- Calendar 1900”, Cape Town, 1900, pag. 82.

*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza  – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto