Di Chiara Cavalieri
KHARTOUMLe Forze Armate sudanesi e il Ministero degli Affari Esteri hanno rivolto gravi accuse al Comandante dell’Esercito Nazionale Libico, il feldmaresciallo Khalifa Haftar, sostenendo che quest’ultimo avrebbe appoggiato un attacco delle Forze di Supporto Rapido (RSF) contro posizioni strategiche situate nel triangolo di confine tra Sudan, Egitto e Libia.
Secondo una dichiarazione ufficiale delle Forze Armate Sudanesi (SAF), le RSF – sostenute dal Battaglione salafita affiliato a Haftar – hanno lanciato un’aggressione mirata a conquistare la zona strategica del triangolo frontaliero.

L’Esercito sudanese ha definito l’operazione come una “palese violazione della sovranità del Sudan e della volontà del suo popolo”, inserendo l’attacco all’interno di un quadro più ampio che comprenderebbe una cospirazione internazionale e regionale. Le forze armate hanno altresì sottolineato il loro impegno a resistere a qualsiasi forma di aggressione, affermando con determinazione la volontà di difendere la sovranità nazionale con l’appoggio del popolo sudanese.
A rincarare la dose è intervenuto anche il Ministero degli Esteri del Sudan, che ha condannato l’attacco come una “flagrante violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite”.
In particolare, il coinvolgimento diretto del battaglione salafita all’interno del territorio sudanese è stato definito una “pericolosa escalation” dell’aggressione esterna, sostenuta, secondo Khartoum, dal regime degli Emirati Arabi Uniti (EAU).
Il Ministero ha evidenziato come il confine tra Sudan e Libia sia divenuto nel tempo un canale prioritario per il traffico di armi e mercenari diretti alle RSF, milizia paramilitare finanziata – sempre secondo fonti governative sudanesi – dagli Emirati Arabi Uniti e coordinata proprio dalle forze fedeli ad Haftar.

Le sconfitte militari subite di recente dalle RSF avrebbero, secondo il Sudan, indotto gli alleati della milizia a intervenire direttamente sul campo di battaglia, aggravando così l’instabilità regionale.
In una nota particolarmente severa, il Ministero degli Esteri ha accusato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le potenze occidentali di inazione, affermando che tale atteggiamento avrebbe indirettamente favorito le ingerenze esterne.
“La lassità del Consiglio di Sicurezza riguardo a questi interventi palesi e documentati è ciò che ha incoraggiato i promotori della milizia e i loro affiliati nella regione a mobilitarsi per partecipare attivamente ai combattimenti,” si legge nella dichiarazione.
Il Sudan ha pertanto rivolto un appello urgente alla comunità internazionale, alle Nazioni Unite, all’Unione Africana e alla Lega Araba, invitandole a condannare con fermezza l’attacco e ad adottare misure concrete contro quelli che vengono definiti “gravi attentati alla sovranità, all’unità del Sudan e alla stabilità dell’intera regione”.
Contesto del conflitto
Il Sudan è coinvolto in una guerra civile su vasta scala dal 15 aprile 2023. Il conflitto vede contrapposte le Forze Armate sudanesi, guidate dal Tenente Generale Abdel Fattah al-Burhan, e le Forze di Supporto Rapido, comandate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti.
Lo scontro armato è scoppiato dopo il fallimento dei negoziati volti all’integrazione delle RSF nell’esercito regolare.
Il bilancio è drammatico: oltre 20 mila vittime, milioni di sfollati e denunce di gravi violazioni dei diritti umani, incluso un presunto genocidio nella regione del Darfur.
Le accuse contro Haftar non sono nuove.
Già nel giugno 2024, l’ambasciatore sudanese alle Nazioni Unite, Al-Harith Idris, aveva denunciato il supporto logistico fornito dalle forze di Haftar alle RSF, comprese munizioni di artiglieria provenienti dal battaglione Subul al-Salam.
In passato, il comando libico aveva respinto queste accuse, dichiarando di non voler interferire negli affari interni del Sudan. Tuttavia, secondo rapporti di intelligence e fonti locali, il flusso di rifornimenti attraverso il confine libico-sudanese sarebbe proseguito senza sosta, confermando di fatto la collaborazione.
Escalation regionale
L’attacco al triangolo di confine, attribuito alle forze pro-Haftar, rappresenta una nuova e pericolosa fase del conflitto sudanese.
Secondo le autorità di Khartoum, l’azione militare dimostrerebbe un coordinamento diretto tra attori regionali come gli Emirati Arabi Uniti e il comando libico orientale, contribuendo a complicare ulteriormente la già fragile situazione geopolitica del Corno d’Africa e del Nord Africa.
Le accuse incrociate, il coinvolgimento di potenze regionali e la persistente violenza sul campo pongono nuove sfide alla diplomazia internazionale, che appare finora incapace di frenare la spirale bellica e di avviare un processo di stabilizzazione reale per il Sudan e per l’area circostante.
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