Tutela animali: il Senato approva dopo anni di attese una legge contro il maltrattamento.

Di Cristina Di Silvio*

ROMA (nostri servizio particolare).  In un tempo in cui l’umanità sembra smarrire il senso profondo del legame, della cura, dell’empatia, ci sono presenze silenziose che continuano a insegnarci l’amore incondizionato, la lealtà, la resilienza.

Sono loro, i nostri amici animali, compagni di vita e di cuore, esseri senzienti che, con uno sguardo o un semplice gesto, sanno portare conforto dove regna il dolore, e calore dove domina la solitudine.

E oggi, finalmente, la legge italiana ha deciso di guardarli negli occhi e riconoscerli per ciò che sono: esseri viventi, capaci di sentire, soffrire, amare.

Un’operazione dei Carabinieri per salvare degli animali

 

Una legge attesa da 20 anni

Con l’approvazione definitiva al Senato, lo scorso 27 maggio, della riforma contro il maltrattamento degli animali, l’Italia compie un passo storico di civiltà. Dopo due decenni di attese, appelli, lotte da parte di cittadini, associazioni e giuristi, gli animali sono oggi tutelati non più come oggetti legati al “sentimento umano”, ma come soggetti di diritto.

Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica

 

Come ha spiegato il relatore Manfredi Potenti, “la filosofia del testo è quella di dedicare direttamente agli animali – e non più al sentimento che l’uomo prova per loro – il contesto normativo del titolo IX-bis del Codice penale”.

È una rivoluzione culturale e giuridica.

Cosa cambia davvero? 

Le pene per i reati contro gli animali vengono inasprite in modo deciso:

  • Uccisione di animali (art. 544-bis Codice Penale.): carcere da 6 mesi a 3 anni, e fino a 4 anni nei casi più gravi, con multe fino a 60 mila euro
  • Maltrattamento (art. 544-ter): da 6 mesi a 2 anni, e multa fino a 3o mila euro
  • Combattimenti o competizioni illegali (544-quinquies): da 2 a 4 anni di reclusione e multe fino a 160 mila euro anche per chi partecipa “a qualsiasi titolo
  • Uccisione o danneggiamento di animali altrui (art. 638): reclusione da 1 a 4 anni, d’ufficio, anche per un singolo bovino o cavallo
  • Abbandono e detenzione incompatibile (art. 727): arresto fino a un anno e ammenda fino a 10 mila euro, aumentata se il fatto avviene su strada. Prevista anche la sospensione della patente di guida
  • Divieto nazionale di tenere i cani alla catena, con sanzioni fino a 5 mila euro
  • Traffico di cuccioli: reclusione fino a 18 mesi, multa fino a 30 mila euro, e revoca definitiva dell’autorizzazione all’attività per i recidivi
  • Il giudice potrà affidare definitivamente gli animali sequestrati alle associazioni, che avranno anche potere d’intervento nei procedimenti, e sarà vietato abbattere o alienare gli animali coinvolti nei procedimenti prima della sentenza. Ma forse l’aspetto più innovativo è che tutte queste misure si applicheranno con aggravanti, se i reati sono commessi: davanti a bambini, contro più animali, o se diffusi online tramite social o video.

 

Una legge che parla anche di amore, non solo di giustizia

Questa legge è molto più di un insieme di articoli.

È un atto d’amore e di riconoscimento per tutti quegli animali che ogni giorno, in silenzio, fanno da sostegno emotivo e psicologico a milioni di italiani.

Sono i cani guida, occhi fidati per chi non vede.

Sono i gatti sulle ginocchia degli anziani, che leniscono la solitudine quando nessun umano si fa più sentire. Sono i cavalli nei centri di riabilitazione, usati nella pet therapy per aiutare i bambini autistici a comunicare, i pazienti oncologici a non arrendersi, le persone affette da disturbi mentali a ritrovare un senso di stabilità emotiva.

Sono i cani negli ospedali, accanto ai malati terminali, a fare compagnia anche quando le medicine non bastano più. Questa legge protegge anche loro, che non hanno voce ma parlano chiaro a chi sa ascoltare.

Verso una società più giusta

Questa riforma non è solo un inasprimento delle pene. È il riconoscimento del valore etico, affettivo e terapeutico degli animali nella nostra società.

È un invito a considerare la sofferenza altrui, anche quella non umana, come parte della nostra responsabilità collettiva.

Perché giudicare una società dal modo in cui tratta gli animali non è retorica: è una misura precisa del nostro grado di umanità.

*Esperta Relazioni internazionali, istituzioni e diritti umani (ONU)

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