USAF: prosegue lo sviluppo del B 21 “Raider”

Di Fabrizio Scarinci

Washington. Alcune settimane fa, il Direttore del Rapid Capabilities Office dell’US Air Force, Rendall Walden, ha reso noto che due prototipi del nuovo bombardiere statunitense B 21 “Raider”, frutto del programma “Long Range Strike-Bomber”, sarebbero già in fase di costruzione presso lo stabilimento Northrop Grumman di Palmdale (California), aggiungendo anche che il primo dei due aerei, ormai prossimo alla fase finale di assemblaggio, effettuerà il roll-out all’inizio del 2022 e condurrà i suoi primi test in volo già verso la metà dello stesso anno.

Tali prove, che coinvolgeranno progressivamente anche il secondo prototipo, serviranno soprattutto a valutare le caratteristiche della cellula e a cercare di individuare i vari possibili miglioramenti da apportare al velivolo, mentre i sistemi avionici del futuro bombardiere sarebbero, sempre secondo Walden, già in fase di sperimentazione a bordo di un aeromobile civile appositamente riadattato per il loro utilizzo.

Ovviamente, le informazioni riguardanti la nuova piattaforma restano coperte da un alone di massima segretezza, ma dalle immagini pittoriche fatte circolare negli ultimi anni si evince come il nuovo aereo rappresenti, in linea di massima, un’evoluzione del bombardiere invisibile B 2 “Spirit” (anch’esso prodotto da Northrop Grumman), con il quale condividerebbe l’inconfondibile design “tutt’ala” e diverse altre caratteristiche esteriori. Rispetto allo Spirit, tuttavia, il B 21 dovrebbe incorporare numerosi miglioramenti in fatto di avionica e riguardo alla capacità di sfuggire ai radar nemici; cosa quanto mai necessaria in considerazione dei notevoli passi avanti compiuti nel campo delle difese antiaeree da parte dei principali competitor degli Stati Uniti.

Il programma di sviluppo del Raider, infatti, non diversamente da quello volto a sviluppare il nuovo ICBM “GBSD” e da altri progetti inerenti l’introduzione di sistemi missilistici ipersonici, è parte di un più ampio piano di potenziamento delle Forze Armate statunitensi che i vertici politico-militari del Paese, spinti dall’attuale clima di rinnovata competizione tra potenze, hanno intrapreso tornando ad investire (in parziale controtendenza con quanto fatto fino a pochi anni orsono) nello sviluppo e nell’acquisizione di sistemi d’arma dall’elevato impatto strategico.

Attualmente, l’”Air Force Global Strike Command”, creato nel 2009 (sulla falsariga dello “Strategic Air Command” degli anni della Guerra Fredda) proprio per far fronte all’ascesa della potenza cinese e al ritorno di elevati livelli di tensione tra Washington e Mosca, risulterebbe incentrato su 59 B 1B Lancer, 19 B 2A Spirit e 74 B 52H Stratofortress, alcuni dei quali (soprattutto i B 52) in servizio ormai da parecchi decenni. Per il momento, allo scopo di rinnovare una parte di tale linea di volo, l’aeronautica mirerebbe a dotarsi (per un costo complessivo di 80 miliardi di dollari) di circa un centinaio di nuovi bombardieri, che nei piani della Forza Armata dovrebbero essere introdotti a partire dal 2027 per iniziare a conseguire la IOC (Initial Operational Capability) intorno al 2030.

Nondimeno, stando a quanto riportato da diverse fonti, in seno all’USAF si starebbe facendo strada anche l’ipotesi di sostituire con i Raider l’intera flotta da bombardamento a lungo raggio dell’AFGSC (conservando al massimo i moderni ed invisibili Spirit o alcuni degli Stratofortress, che opererebbero come “piattaforme di lancio” per avanzatissime armi a lungo raggio). Ovviamente, un’eventuale scelta in tal senso (chiaramente volta alla ricerca di una duratura supremazia rispetto alle potenze avversarie) non mancherebbe di comportare un sensibile aumento del numero di velivoli da acquistare, che, secondo alcuni autorevoli analisti, potrebbe, col tempo, anche raggiungere o superare le 150 o le 200 unità.

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