ROMA. Il Consiglio dei ministri del 4 agosto ha approvato, su proposta del ministro della Difesa Guido Crosetto, il disegno di legge in 15 articoli per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale. Il cuore della riforma è cibernetico: nasce il Comando interforze Cyber Intel, viene definito lo «spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare», il Capo di stato maggiore della Difesa assume il ruolo di autorità cyber e debutta il brevetto di specialista cyber militare. Una svolta che arriva mentre la pressione sul Paese cresce: nel 2025 il CSIRT Italia ha trattato 2.729 eventi cyber, il 38% in più dell’anno precedente, con 615 incidenti con impatto confermato (Relazione annuale ACN).

«Riconoscere il cyberspazio come dominio operativo della Difesa, con una catena di comando unica, è la svolta giusta, attesa da anni e coerente con quanto hanno già fatto i principali alleati NATO — dichiara Claudio Fratocchi, Managing Director di Scientia Consulting e CEO di Energieering — ma il calendario finanziario tradisce l’ambizione: il fondo per gli incentivi al personale cyber parte da poco più di 1,5 milioni di euro nel 2027 e arriva a regime, 15 milioni l’anno, soltanto nel 2036. La minaccia corre alla velocità del 2026, le risorse viaggiano con l’orario del 2036».
Per Fratocchi il nodo è duplice: risorse e persone. Il premio di 4.300 euro annui previsto per le ferme aggiuntive degli specialisti cyber difficilmente potrà competere con le retribuzioni del mercato, in un contesto in cui il 59% delle organizzazioni denuncia carenze critiche o significative di competenze di cybersicurezza (ISC2, 2025). La traiettoria, del resto, è già scritta: l’impegno assunto dagli alleati al vertice NATO dell’Aja prevede entro il 2035 il 5% del PIL per la sicurezza, di cui fino all’1,5% destinato anche a protezione delle infrastrutture critiche e difesa delle reti. Da qui la proposta in tre punti: allineare i fondi cyber alla curva della minaccia già nella prossima legge di bilancio; costruire una carriera cyber militare permeabile a università e imprese, a partire dalle discipline STEM; definire regole d’ingaggio e un raccordo chiaro tra Difesa, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e intelligence, ora che le operazioni difensive saranno possibili anche in tempo di pace.
«Il Parlamento ha l’occasione di trasformare un buon disegno istituzionale in una capacità reale — conclude Fratocchi — tre interventi basterebbero: fondi anticipati e pluriennali, uno statuto attrattivo per gli specialisti cyber, un protocollo operativo con l’ACN. Un comando senza operatori è una scatola vuota: la deterrenza cibernetica si costruisce con le persone, prima ancora che con le norme».
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