Di Giuseppe Gagliano*
KIEV. Quando Vasyl Malyuk assume la guida del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina nel febbraio 2023, l’SBU smette definitivamente di essere un apparato di intelligence classico e diventa uno strumento di guerra a tutto campo. Non è una scelta ideologica, ma una risposta strutturale a un conflitto che non distingue più tra fronte interno e fronte esterno. Nato nel 1983 a Korostyshiv, cresciuto professionalmente dentro l’SBU fin dai primi anni Duemila, Malyuk è un ufficiale di carriera puro, senza un profilo politico autonomo, ma con una reputazione costruita sul terreno: disciplina, lealtà e capacità operativa.
La fedeltà come capitale politico
Il rapporto con Volodymyr Zelensky è centrale. Malyuk viene percepito a Kyiv come una “guardia pretoriana” del potere esecutivo, incaricata di impedire che l’Ucraina collassi dall’interno sotto il peso di infiltrazioni, corruzione e faide politiche. Non cerca visibilità istituzionale né costruisce un proprio blocco di potere. La sua forza è l’assenza di ambiguità: difendere lo Stato, anche quando ciò significa colpire settori dell’apparato statale stesso. Non a caso, sotto la sua guida, l’SBU ha arrestato e neutralizzato decine di funzionari sospettati di collaborazionismo, inclusi alti ufficiali dei servizi.

Un servizio che diventa forza armata
La trasformazione dell’SBU in una sorta di “esercito parallelo” è il tratto distintivo dell’era Malyuk. Il controspionaggio interno resta il primo pilastro: individuare reti russe, smantellare cellule dormienti, prevenire sabotaggi. Ma il salto di qualità avviene sul piano offensivo. L’SBU non si limita più a difendere, colpisce in profondità il territorio russo, assumendo un ruolo che un tempo sarebbe stato esclusivo delle forze armate o dell’intelligence militare.
Dal ponte di Kerch alla flotta del Mar Nero
L’attacco al ponte di Kerch, simbolo del controllo russo sulla Crimea, segna uno spartiacque. Non solo per l’impatto materiale, ma per il messaggio strategico: nessuna infrastruttura è intoccabile. La campagna contro la Flotta del Mar Nero, condotta con droni navali sviluppati internamente come i Sea Baby, costringe Mosca a ridislocare navi e mezzi, riducendo la pressione su Odessa e sulle rotte ucraine. È una guerra asimmetrica, dove l’innovazione tecnologica compensa l’inferiorità numerica.
Operazione Spiderweb, la guerra come ingegneria
Il punto più alto di questa dottrina è l’operazione Spiderweb del giugno 2025. Droni FPV introdotti clandestinamente in Russia, nascosti in strutture civili, attivati simultaneamente contro basi aeree strategiche a migliaia di chilometri dall’Ucraina. L’obiettivo non è solo distruggere aerei, ma intaccare la capacità russa di lanciare missili a lungo raggio. Un’operazione preparata per oltre un anno, senza fughe di notizie, che rivela un livello di pianificazione e compartimentazione raro anche nei servizi occidentali.
Tra efficacia e zone grigie
Malyuk è osservato con attenzione dagli alleati occidentali. I risultati sono evidenti, ma i metodi sollevano interrogativi. Sabotaggi, eliminazioni mirate, operazioni coperte in territorio nemico spingono l’SBU oltre i confini tradizionali della guerra convenzionale. Per Mosca è terrorismo; per Kyiv è sopravvivenza. In Ucraina, il consenso verso l’SBU cresce, perché l’opinione pubblica percepisce un servizio che colpisce il nemico invece di limitarsi a difendersi.
Valutazione strategica
Vasyl Malyuk incarna una nuova figura di capo dei servizi: meno burocrate, più comandante operativo; meno politico, più esecutore di una strategia di logoramento profondo. La sua azione suggerisce che l’Ucraina non punta solo a resistere, ma a ridefinire le regole del confronto con la Russia, spostando la guerra sul piano psicologico, logistico e simbolico. Se questa impostazione prevarrà, l’SBU non sarà ricordato come un semplice servizio di sicurezza, ma come uno degli attori centrali della trasformazione della guerra europea nel XXI secolo.
*Presidente Centro studi strategici (Cestudec)
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