Di Fabrizio Scarinci
WASHINGTON D.C. È stato particolarmente teso l’incontro di ieri alla Casa Bianca tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky.
Nel corso della conferenza stampa, trasmessa sui canali social e televisivi di tutto il mondo, inclusi, ovviamente, quelli russi, ha, infatti, avuto luogo uno scontro verbale senza precedenti, che ha, tra l’altro, coinvolto anche il Vice Presidente Vance.
Per rendere l’idea di quanto fosse elevato il livello di tensione, basti pensare che uno dei giornalisti presenti ha anche chiesto a Zelensky, in modo verosimilmente ironico, perché non indossasse un abito consono al quel tipo di incontro.
Il Capo della Casa Bianca ha invece rimarcato, in un momento particolarmente concitato, come, a suo parere, il leader ucraino dovrebbe mostrare maggiore gratitudine per quanto fatto finora dagli USA per il suo Paese e mostrarsi più realista nel riconoscere la situazione venutasi a creare.
A tali considerazioni Zelensky ha, però, risposto accusando Trump di aver costantemente ripetuto le menzogne di Putin e di aver dato al Cremlino un’opportunità ritardando gli aiuti.
Quando, poi, il Presidente Trump ha ribadito come, a suo parere, se egli fosse stato alla Casa Bianca nel 2022 la guerra non sarebbe scoppiata, Zelensky ha risposto che se fosse stato per lui l’intera Ucraina sarebbe stata consegnata nelle mani dei russi.

Dal canto suo, il vice Presidente Vance si è, invece, focalizzato sulle attuali difficoltà dell’esercito ucraino. Difficoltà che starebbero notevolmente indebolendo la posizione negoziale del Paese, mettendolo di fronte al rischio di perdere ulteriori porzioni del proprio territorio.
Alla fine della conferenza stampa, il Presidente Trump ha voluto rimarcare come gli USA abbiano dato all’Ucraina la possibilità di difendersi, chiarendo, però, come Washington non intenda appoggiare ulteriormente Kiev senza che quest’ultima manifesti la volontà di perseguire un accordo con la Federazione Russa.
“Noi le diamo la possibilità di essere duro – ha chiosato Trump – Non credo che potrebbe esserlo senza gli Stati Uniti. Il suo popolo è stato molto coraggioso, ma ora o lei fa un accordo o noi siamo fuori. E se saremo fuori vedremo cosa succederà ma non credo che per voi andrà molto bene”.
Alla fine, l’enorme livello di tensione raggiunto avrebbe anche impedito la firma del famoso accordo sullo sfruttamento delle terre rare, che il Capo della Casa Bianca vede come una compensazione per gli aiuti offerti a Kiev nel corso degli ultimi anni ma che il governo ucraino non intende firmare se non in cambio di precise garanzie di sicurezza.
Secondo indiscrezioni, l’incontro si sarebbe poi concluso con la delegazione ucraina che avrebbe abbandonato la Casa Bianca su richiesta del segretario di Stato Marco Rubio e del consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Waltz senza essere accompagnata dal Presidente Trump, il quale avrebbe poco dopo reso noto il proprio auspicio di vedere a Kiev un altro leader e iniziato a valutare la possibilità di sospendere immediatamente l’invio di aiuti.
Dal canto suo, il Presidente Zelensky avrebbe invece chiarito come, a suo parere, il governo di Kiev non avrebbe fatto “nulla di sbagliato” nei confronti degli USA e, pur dichiarandosi rispettoso nei confronti di Trump, avrebbe spiegato di non dovere nessuna scusa, confermando la sua intenzione di continuare a chiedere garanzie di sicurezza.
In generale, la settimana appena trascorsa, che ha visto il Capo della Casa Bianca incontrare anche il suo omologo francese Macron e il Premier britannico Starmer, sembrerebbe aver segnato un importante cambio di passo dell’Amministrazione statunitense riguardo al conflitto ucraino.
Un conflitto in cui, anche alla luce degli aiuti finora elargiti, Washington non intende più accettare l’agenda dall’attuale leadership ucraina, che sembrerebbe del tutto incompatibile con la strategia di evitare la formazione di un gigantesco blocco eurasiatico ostile agli USA perseguita dall’attuale Amministrazione.
Nel corso delle ultime ore, Zelensky ha ricevuto manifestazioni di solidarietà da parte di numerosi leader europei, a partire dalla Presidente della Commissione Ursula von der Layen, notoriamente convinta della necessità di supportare Kiev senza porle alcuna condizione.
Dal nostro presidente del Consiglio Giorgia Meloni sono, invece, arrivati, da un lato, l’appello ad evitare di dividere il mondo occidentale e, dall’altro, la proposta di un vertice USA-Unione Europea; una mossa con cui si intende, molto probabilmente, consolidare il ruolo di ponte tra le due sponde dell’Atlantico che Roma intende svolgere in questa fase.
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