Vittoria schiacciante dell’opposizione (LLV) nel Kosovo. Continuano le polemiche con Belgrado

Di Pierpaolo Piras

Pristina (Kosovo). Nelle recenti elezioni anticipate, sfidando il freddo glaciale ed i pericoli dell’epidemia del Covid , quasi il 50% degli elettori del Kosovo hanno votato, attribuendo la maggioranza schiacciante al partito d’opposizione “Vetevendosje” (Autodeterminazione, LLV), che raddoppia i consensi ottenuti nelle precedenti elezioni del 2019.

LLV si dichiara una forza politica di sinistra, non comunista e nazionalista.

Circa 1,8 milioni di persone avevano diritto al voto. Altri 100.000 kosovari, viventi all’estero, hanno potuto votare legittimamente per posta.

La correttezza delle operazioni di voto era verificata dall’ ‘Unione Europea che ha inviato una missione di esperti.

Pesante è stata la perdita di voti del partito ora in carica, la “Lega democratica del Kosovo” (LDK), con circa il 20%  dei voti.

Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza dalla Serbia nel 2008, un decennio dopo una brutale e sanguinosa guerra dal 1998 al 1999 tra ribelli separatisti di etnia albanese e forze serbe, militari e no.

La maggior parte delle nazioni occidentali riconosce il Kosovo, ma la Serbia e gli alleati Russia e Cina, no. Le tensioni politiche che ancora incidono sul Kosovo rendono instabili le relazioni fra gli Stati di quell’ampia regione balcanica.

I negoziati per la normalizzazione dei legami con la Serbia non sono stati molto presenti e dibattuti nel corso della campagna elettorale di tutte le parti.

Gli Stati Uniti e l’Unione europea sono tuttora attivi, ma senza successo, nell’opera di mediazione tra le parti.

Da domenica scorsa, una nuova generazione di politici si appresta a governare il Kosovo.

Il “Vetevendosje” è guidato dal 45enne ex prigioniero politico Albin Kurti, particolarmente popolare tra i giovani, la metà dei quali è disoccupata e senza alcuna prospettiva credibile futura. Un’elevata percentuale di essi, specie tra i più istruiti, continua ad emigrare all’estero.

Attualmente, lo stesso Kurti non può occupare alcun seggio a causa di una condanna del tribunale del 2018 per aver creato disordini nel Parlamento di Pristina. Tuttavia, il suo partito potrebbe comunque nominarlo Primo Ministro.

Egli non pone veti ad un accordo con il governo della confinante Serbia dopo la dichiarazione (non riconosciuta) ultradecennale d’indipendenza da Belgrado.

Belgrado continua a rifiutarsi di riconoscere lo Stato (auto dichiarato tale il 17 febbraio 2008)) del Kosovo, fonte di gravi tensioni nella regione e ostacolo per entrambe le parti ad aderire un giorno all’Unione europea.

La comunità internazionale è divisa sul riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, con Cina e , ancor di più, la Russia, allineate con la Serbia, e molti altri Stati membri dell’ONU che si rifiutano di farlo.

La Serbia non riconosce l’indipendenza del Kosovo, adducendo la necessità di proteggere i diritti e la serenità della minoranza serba. I negoziatori dell’Unione europea e degli Stati Uniti non sono riusciti a raggiungere un compromesso per consentire al Kosovo di aderire ad organizzazioni internazionali quali le Nazioni Unite e la NATO.

Tuttavia, le speranze di normalizzazione delle relazioni tra i due avversari, Pristina e Belgrado, sono sembrate in rialzo l’anno scorso quando hanno firmato un accordo alla Casa Bianca (Washington) impegnandosi ad aumentare l’impegno economico reciproco.

Kosovo, un seggio elettorale

Perché il Kosovo è così importante per la comunità internazionale , e per l’Unione europea in particolare?

Il Kosovo ha un territorio di 10.887 KM quadrati con una popolazione di 1.809.729 abitanti. Le sette stelle presenti nella sua bandiera rappresentano altrettante etnie che la compongono: serbi, albanesi, macedoni, ecc. . Confina con la Serbia, Macedonia, Montenegro e Albania, quindi disposto nel cuore della penisola balcanica.

La sua economia è poverissima. Trae la propria sopravvivenza da affari per lo più illeciti come il commercio di droghe pesanti, la produzione ed esportazione clandestina di derivati petroliferi e farmaci.

Da numerosi anni ospita centri di reclutamento di “foreign fighters” per conto dell’ISIS. A tale proposito, di recente il Ministro degli Interni italiano, Luciana Lamorgese, ha siglato al Viminale con il suo collega cosovaro (Agim Veliu) un accordo per la lotta contro il terrorismo, un più efficace scambio d’informazioni sul traffico illegale di armi e droghe pesanti.

Sono oltre 350 i foreign fighters reclutati in Kosovo, ma provenienti anche dall’Albania e Macedonia del Nord, tra il 2012 e il 2016, da inviare in Siria e Iraq.

Quali sono gli interessi dell’Italia?

È oltremodo importante il ruolo dell’Italia che in territorio kosovaro mantiene circa 580 militari di tutte le varie forze armate su un contingente totale di 3.500 militari di 27 nazioni che la compongono (KFOR).

Da circa otto anni, è italiano anche il Comandante dell’intero contingente militare (KFOR), per tali ragioni di controllo e sicurezza a favore di tutta l’Europa.

Il Kosovo è impegnato anche nella sistemazione preventiva degli stessi foreign fighters dando loro sistemazione logistica, de-radicalizzazione e contro-formazione con effetto terapeutico neutralizzante i forti e pericolosi condizionamenti psicologici della propaganda del terrorismo islamico.

Non vanno sottovalutati gli esempi di radicalizzazione kosovara attivi in Germania, Austria, Svizzera  e l’Italia, alla luce dell’arresto di quattro Kosovari che, nel 2017, erano intesi a compiere un attentato esplosivo a danno del ponte di Rialto a Venezia.

Che cosa interessa alla tutela delle rotte aeree?

La posizione del Kosovo al centro della penisola balcanica gli conferisce un ruolo cruciale sia per la sicurezza delle rotte aeree sud-occidentali al Kosovo che per il sostegno del processo di normalizzazione delle aviazioni militari della NATO nello stesso spazio aereo.

Allo stesso tempo e non in ultimo, ne gioverà anche la sicurezza delle vie aeree civili da e per l’aeroporto della capitale, Pristina.

Le compagnie aeree civili possono ora utilizzare nuove rotte aeree sud-occidentali nello spazio aereo inferiore sul Kosovo. Si tratta di un risultato importante nella pacificazione dello spazio aereo meridionale del Kosovo, che è stato realizzato al fine di normalizzare la navigazione aerea della NATO nei Balcani.

La sicurezza aerea sul Kosovo contribuirà a favorire significativamente viaggi più veloci, un minor consumo di carburante e una riduzione dell’inquinamento del traffico aereo civile da e per l’aeroporto di Pristina.

Un veicolo della Kfor in azione

La NATO è interessata?

La NATO sostiene il processo di normalizzazione dell’uso dello spazio aereo sul Kosovo e aree limitrofe dal 1999, guidando le delicate riunioni di normalizzazione dell’aviazione dei Balcani. A queste riunioni partecipano regolarmente rappresentanti dei paesi alleati, delle autorità di navigazione aerea, delle autorità militari nazionali e delle organizzazioni internazionali competenti, tra cui l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea e l’EUROCONTROL.

Dopo queste ultime elezioni  come sarà il futuro del Kosovo?

Le relazioni del Kosovo con la Serbia, da cui si è staccato nel 2008, rimangono problematiche per il perdurante stato di conflittualità vigente da oltre due decenni tra i ribelli separatisti di etnia albanese e le forze serbe.

L’argomento Kosovo è noto per la posizione dura assunta da entrambi sulle relazioni con la Serbia. A nulla sono servite finora le forti pressioni sui governati da parte delle diplomazie occidentali al fine di riavviare i colloqui con il vicino settentrionale.

Al momento attuale la Serbia continua a considerare il Kosovo niente di più che una provincia serba.

La persistente disputa fra i due è fonte di grandi tensioni nella regione ed un inevitabile ostacolo alla possibilità per entrambi di poter aderire all’Unione Europea.

 

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