Indonesia e USA: Super Garuda Shield e la diplomazia del doppio binario

Di Giuseppe Gagliano*

GIACARTA. Nei giorni scorsi, è iniziata in Indonesia l’edizione 2025 di “Super Garuda Shield”, la più ampia esercitazione militare congiunta organizzata dal 2009.

Un momento della fase addestrativa (Credit foto U.S. Department of Defense Current Photos150821-A-ZD093-313)

 

Coinvolge 13 Paesi e 6.500 soldati, con la partecipazione attiva di Stati Uniti e Indonesia, affiancati da Australia, Giappone, Regno Unito, Francia, Germania, Canada, Corea del Sud e altri partner.

Un appuntamento che va ben oltre la dimensione tecnica, perché riflette i nuovi equilibri di sicurezza nel cuore dell’Indo-Pacifico.

Valore strategico-militare

Per Washington, rafforzare l’interoperabilità con le forze regionali significa consolidare una rete di deterrenza contro le pressioni cinesi.

Per Giacarta, invece, la posta in gioco è duplice: garantire l’addestramento delle proprie forze armate, ancora bisognose di modernizzazione, e dimostrare di essere un attore di primo piano nella sicurezza regionale. L’inclusione di esercitazioni cibernetiche, simulazioni di difesa e manovre con fuoco vivo segnala che la guerra del futuro non sarà soltanto convenzionale, ma ibrida e tecnologica.

Economia e sicurezza: il nodo cinese

L’Indonesia ha un rapporto ambivalente con Pechino.

Da un lato, la Cina è il principale partner commerciale e investitore in infrastrutture e materie prime.

Dall’altro, le incursioni nelle acque della sua zona economica esclusiva nel Mar Cinese Meridionale alimentano la diffidenza di Giacarta.

Ne nasce quella che gli analisti indonesiani chiamano “diplomazia a doppio binario”: apertura economica alla Cina, ma diversificazione della difesa verso gli Stati Uniti e gli alleati occidentali.

Un equilibrio fragile, che consente a Giacarta di non essere costretta a schierarsi apertamente ma che richiede grande abilità diplomatica.

La dimensione geoeconomica

Le esercitazioni non sono solo un messaggio militare.

Esse rafforzano i legami industriali della difesa: l’Indonesia, negli ultimi anni, ha acquistato sistemi d’arma da Washington e Parigi, mentre continua a sviluppare produzioni locali in cooperazione con Paesi occidentali.

In un contesto regionale dominato dalla corsa agli armamenti, queste manovre offrono anche l’occasione di consolidare rapporti industriali e di assicurarsi accesso a tecnologie avanzate.

Per le potenze occidentali, Giacarta è un partner fondamentale, non solo per il suo peso demografico e geografico ma anche come mercato emergente della difesa.

L’ombra della “NATO asiatica”

Pechino osserva con sospetto. Ogni ampliamento di “Super Garuda Shield” viene percepito come un tassello nella costruzione di una “NATO asiatica”, guidata da Washington per contenere la proiezione cinese. Non a caso, la retorica ufficiale di Pechino insiste sul rischio di “blocchi militari” in Asia.

L’Indonesia, però, ribadisce di non voler rinunciare alla propria autonomia: accetta la cooperazione con gli Stati Uniti ma non abbandona i legami con la Cina, consapevole che il suo sviluppo economico dipende ancora in larga parte dai flussi commerciali e finanziari provenienti da Pechino.

Una scelta di lungo periodo

La crescita di “Super Garuda Shield”, da semplice cooperazione bilaterale nel 2009 a grande manovra multinazionale quest’anno, è il segno tangibile dell’evoluzione delle dinamiche regionali.

Gli Stati Uniti rafforzano la loro postura nell’Indo-Pacifico, ma è l’Indonesia a giocare la carta più delicata: mantenere la libertà di manovra in un sistema internazionale segnato dalla rivalità tra Washington e Pechino.

La vera forza di Giacarta sta proprio nella capacità di oscillare tra sicurezza occidentale e prosperità asiatica, evitando un allineamento che la priverebbe della sua leva negoziale.

Conclusione

La “Super Garuda Shield 2025” non è soltanto un’esercitazione militare: è un segnale politico, economico e strategico.

Per l’Indonesia, conferma il ruolo di potenza regionale capace di attrarre cooperazione militare senza rinunciare agli investimenti cinesi.

Per gli Stati Uniti, è un tassello in più nella strategia di contenimento dell’influenza cinese.

Per Pechino, un motivo di diffidenza crescente. In questa diplomazia del doppio binario, Giacarta tenta di dimostrare che, in un mondo diviso da blocchi e rivalità, l’autonomia resta la più preziosa delle risorse.

*Presidente Centro Studi Cestudec

FOTO DI COPERTINA: U.S. Army photo by Sgt. Evangelos Wilson

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto