Guerra russo-ucraina: l’imboscata di Druzhkivka e il lato oscuro della guerra dei droni. La vulnerabilità di una difesa sempre più affidata alle macchine

Di Giuseppe Gagliano*

KIEV. L’episodio di Druzhkivka deve essere trattato con cautela.

L’attacco a Druzhkivka

 

La ricostruzione diffusa da AMK Mapping parla di un gruppo russo di sabotaggio e ricognizione penetrato per almeno dieci chilometri oltre le linee ucraine e responsabile dell’uccisione di tre o quattro operatori di droni.

Fonti ucraine riferiscono di quattro militari morti, ma le autorità di Kiev non hanno ancora confermato ufficialmente la dinamica e stanno verificando le circostanze dell’accaduto. Anche la notizia secondo cui gli incursori sarebbero ancora nella città, nascosti in abiti civili, rimane priva di conferma indipendente.

Se la ricostruzione fosse confermata, tuttavia, l’importanza dell’operazione andrebbe ben oltre il numero delle vittime. Non saremmo davanti a una grande avanzata territoriale, ma a un’azione mirata contro uno dei nodi più preziosi della difesa ucraina: gli uomini che pilotano, coordinano e mantengono i velivoli senza pilota.

Le macchine sorvegliano, ma non occupano il terreno

La guerra in Ucraina ha trasformato i droni in una sorta di barriera invisibile. Velivoli da ricognizione, apparecchi d’attacco, ripetitori di segnale e sistemi notturni controllano continuamente la fascia compresa tra le due linee.

Avvicinarsi con reparti numerosi significa esporsi all’individuazione e al fuoco dell’artiglieria o dei droni esplosivi.

Droni ucraini

Per ridurre le perdite, entrambi gli Eserciti hanno disperso gli uomini, assottigliato le postazioni avanzate e affidato alle macchine una parte crescente della sorveglianza. Il sistema permette di coprire vaste zone con meno soldati, ma produce un effetto paradossale: una linea osservata da decine di telecamere può essere più permeabile di una linea fisicamente presidiata.

I droni vedono ciò che entra nel loro campo visivo, ma non interrogano un civile, non controllano stabilmente un edificio, non perquisiscono una cantina e non distinguono sempre un infiltrato da un militare amico. Quando le postazioni sono distanti e i reparti di fanteria insufficienti, piccoli gruppi addestrati possono sfruttare vegetazione, rovine, condizioni meteorologiche e interruzioni nella sorveglianza.

L’eventuale penetrazione russa non dimostrerebbe quindi che il fronte ucraino sia crollato. Mostrerebbe però che tra la prima linea e le retrovie esistono spazi poco controllati, nei quali un reparto di pochi uomini può muoversi senza incontrare una resistenza organizzata.

Un corridoio urbano favorevole agli infiltrati

Tra Kostyantynivka, Druzhkivka e Kramatorsk si estende una fascia quasi continua di abitazioni, fabbriche, depositi, strade secondarie e infrastrutture industriali. Questo ambiente offre una copertura molto diversa dai campi aperti del Donbass.

Edifici abbandonati, ruderi e capannoni riducono l’efficacia dell’osservazione dall’alto.

Le firme termiche si confondono con quelle dei civili e dei militari presenti nell’area.

Attraversare dieci chilometri in una simile zona non equivale a marciare per dieci chilometri in territorio completamente controllato dal nemico: significa sfruttare una retrovia porosa, nella quale la distinzione tra fronte e area logistica sta scomparendo.

Druzhkivka si trova ormai direttamente esposta ai droni e alle bombe plananti russe.

Fonti locali descrivono una città in cui numerose strade sono raggiungibili dai velivoli d’attacco e dalla quale continuano le evacuazioni. Immagini della Reuters del 24 agosto documentano inoltre la presenza in città di reparti ucraini specializzati nella lotta contro i droni.

Una caccia preparata attraverso l’osservazione

Secondo la ricostruzione disponibile, gli operatori erano stati trasferiti da Oleksijevo-Druzhkivka a Druzhkivka a causa dell’avvicinamento del fronte e dell’intensificarsi degli attacchi con bombe plananti guidate.

È plausibile che i russi ne abbiano seguito lo spostamento.

Una squadra di droni lascia infatti numerose tracce: antenne, veicoli, generatori, rifornimenti di batterie, comunicazioni radio e movimenti ripetitivi tra alloggi e postazioni di lancio. I russi possono aver raccolto queste informazioni mediante ricognizione aerea, intercettazioni elettroniche, osservatori infiltrati o segnalazioni provenienti dal territorio.

Gli incursori avrebbero così colpito non una postazione scelta casualmente, ma il risultato umano di un’intera catena tecnologica. Tre o quattro operatori esperti possono dirigere numerosi apparecchi, individuare bersagli per l’artiglieria e proteggere un settore del fronte.

La loro perdita può valere militarmente più della distruzione di molti droni, facilmente sostituibili rispetto al personale addestrato.

L’economia dell’usura applicata agli uomini

La guerra dei droni viene spesso descritta come una rivoluzione economica: un apparecchio relativamente poco costoso può distruggere un carro armato o un sistema d’artiglieria dal valore di milioni.

L’imboscata di Druzhkivka mostra il rovescio di questa logica.

Un piccolo gruppo di fanteria, armato in modo convenzionale, può neutralizzare operatori specializzati dai quali dipendono decine di missioni.

Il vero capitale scarso non è sempre il mezzo, ma l’uomo capace di impiegarlo.

Un drone può essere prodotto in serie; un operatore esperto nella ricognizione, nel volo sotto disturbo elettronico e nella cooperazione con l’artiglieria richiede addestramento e mesi di esperienza.

Per l’Ucraina, che soffre una grave carenza di personale, la protezione di questi specialisti diventa quindi un problema economico oltre che militare.

Occorrono postazioni fortificate, guardie, pattuglie, collegamenti sicuri e unità di contro-sabotaggio.

Tutte misure che assorbono uomini proprio mentre Kiev cerca di ridurne l’impiego nelle retrovie.

La lezione strategica

Mosca sembra voler trasformare la superiorità numerica in una pressione diffusa: attacchi frontali, bombe plananti, droni, infiltrazioni e sabotaggi.

L’obiettivo non è soltanto conquistare terreno, ma costringere l’Ucraina a disperdere le proprie riserve e a difendere ogni deposito, posto di comando e squadra specializzata.

Per Kiev la risposta non può consistere soltanto nell’acquistare altri droni.

Servono fanteria, sicurezza delle retrovie, sorveglianza terrestre, fortificazioni e capacità di individuare gli infiltrati.

Anche gli aiuti occidentali dovrebbero tenerne conto: fornire tecnologia senza garantire gli uomini necessari a proteggerla rischia di produrre una difesa avanzata negli strumenti ma fragile nella struttura.

L’imboscata, se confermata, non cambierà da sola l’andamento della guerra.

Ma indica qualcosa di più profondo: il campo di battaglia automatizzato non elimina la fanteria.

La rende più rara, più dispersa e, proprio per questo, ancora più decisiva

*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)

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