Violazioni dello spazio aereo NATO: tutti i dubbi e gli interrogativi su quanto accaduto

Di Fabrizio Scarinci

VARSAVIA. Hanno suscitato parecchio scalpore, la scorsa settimana, le notizie riguardanti la duplice violazione da parte russa dello spazio aereo della NATO.

Riportate anche anche da Report Difesa, oltre che da numerose altre testate italiane ed estere, esse sono state genericamente considerate veritiere (malgrado l’evidente rischio di disinformazione presente in situazioni di guerra o di elevatissima conflittualità come quella che stiamo vivendo) per due ragioni principali, consistenti, da un lato, nella piena compatibilità di una simile mossa con la crescente aggressività mostrata da Mosca in Ucraina nel corso delle ultime settimane e, dall’altro, nel fatto che il numero di droni coinvolti nella prima delle due intrusioni (19 o 23 a seconda delle fonti) è, fin da subito, apparso troppo elevato affinché si potesse parlare di un semplice “errore”.

Drone Gerbera abbattuto dalle forze militari ucraine – Credit  Dpsu.gov.ua

Nondimeno, nel corso di quest’ultima settimana sono emersi diversi elementi che hanno, almeno in parte, mutato la percezione dell’accaduto.

Il primo di essi consiste nella “rettifica” emessa lunedì scorso da parte dell’aviazione polacca riguardo alla “violazione” del giorno prima (ossia la seconda)  in cui si specifica come le azioni intraprese (ovvero il decollo dei caccia) non abbiano confermato le indicazioni dei sistemi radar riguardo a una possibile violazione.

Nel comunicato si specifica, inoltre, come l'”abbaglio” potrebbe essere stato causato dalle condizioni meteo presenti nell’area.

Condizioni presenti anche Romania (coinvolta anch’essa in un’operazione dello stesso tipo) che potrebbero aver fatto apparire all’interno dello spazio aereo del Paese alcuni oggetti che si trovavano in volo nelle sue vicinanze ma comunque al di fuori di esso.

Alla luce di ciò sembrerebbe quindi che la seconda intrusione, molto semplicemente, non si sia neppure verificata.

Ma la cosa non finisce qui, perché negli ultimi giorni è emerso anche che sulla famosa abitazione della regione di Lublino danneggiata nel corso della notte tra il 9 e il 10 settembre si sarebbe abbattuto non un drone russo ma un missile aria-aria AIM-120 AMRAAM lanciato da un F-16 di Varsavia.

Stando a quanto comunicato, il sistema, verosimilmente caduto al suolo a causa di un malfunzionamento, non sarebbe esploso grazie alla spoletta del detonatore.

Un F 16C dell’aviazione polacca equipaggiato, tra le altre cose, con missili di tipo AIM-120 AMRAAM

Com’era facile aspettarsi, appena appresa la notizia, il Presidente polacco Karol Nawrocki ha immediatamente chiesto al governo di chiarire quanto accaduto, specificando come, soprattutto nelle condizioni di disinformazione e guerra ibrida che caratterizzano l’attuale scenario internazionale, non ci si possa permettere di non accertarsi della veridicità dei messaggi che vengono diffusi presso la popolazione civile.

Dal canto suo, il Primo ministro Tusk ha invece voluto specificare come ogni responsabilità per i danni all’abitazione ricadano comunque sui russi e non certo sulle forze polacche intente a difendere lo spazio aereo del Paese.

In effetti, sembrerebbe piuttosto difficile dargli torto: se a commettere la violazione è stata Mosca la colpa per qualsiasi cosa sia accaduta durante le operazioni di intercettazione deve necessariamente ricadere su Mosca.

Il problema, però, è che, osservando le immagini diffuse dalle autorità, un crescente numero di analisti ed esperti ha cominciato ed evidenziare diverse stranezze anche riguardo ai droni responsabili della violazione del 9 e 10 settembre, sottolineando, tra le altre cose, come le loro componenti appaiano di colori diversi e come essi non siano dotati di autonomia sufficiente per raggiungere la Polonia a partire dal territorio russo.

Alcuni di essi si sono anche spinti a sostenere che i responsabili di tutto potrebbero essere gli ucraini, che avrebbero riparato e riassemblato alcuni dei droni precipitati nell’ambito dei recenti attacchi per poi utilizzarli in un’operazione volta a far credere che Mosca intendesse innalzare il livello di tensione con la NATO.

Certo, la maggior parte delle fonti parla comunque di disinformazione russa (fenomeno reale che ben conosciamo) e sottolineano come tali velivoli non debbano necessariamente essere partiti dal territorio russo.

Diverse asseriscono, poi, che essi sarebbero stati dotati di piccoli serbatoi supplementari, anche se, ad onor del vero, soprattutto qualora i dettagli appena menzionati riguardo alle cellule dei droni trovassero conferma, non si potrebbe neppure escludere che a farlo siano stati non i russi ma qualcun altro.

Inoltre, più o meno in concomitanza con l’emergere di queste novità, si è anche avuta notizia del fatto che ufficiali statunitensi avrebbero assistito all’esercitazione russo-bielorussa “Zapad 2025”, tenutasi dal 12 al 16 settembre.

Una circostanza, quest’ultima, che sembrerebbe segnalare come, dopotutto, malgrado la sua chiara intenzione di prendere tempo in Ucraina (che, in ogni caso, avrebbe comunque molto spazientito Donald Trump) e la formale conferma della sua “special relationship” con Pechino, Mosca potrebbe tenere più di quanto non sembri alla distensione con Washington; cosa che le consentirebbe di valorizzare il più possibile la sua attuale condizione strategica di partner “ambìto” e di controbilanciare il crescente potere dei temuti “amici” cinesi.

Chiaramente, se il contesto fosse quello appena illustrato anziché quello descritto nelle scorse settimane (ossia quello per cui il vertice di Anchorage sarebbe stato una sorta di parziale flop, con Putin ancora intento a guardare solo dal “lato” cinese), provocare in maniera così diretta la NATO proprio in questo momento sembrerebbe una mossa piuttosto distante dagli interessi del Cremlino.

In ragione di quanto appena detto, potrebbe, tra l’altro, sembrare più logico anche il fatto che, nei giorni successivi alla prima intrusione, mentre gli europei accusavano Mosca, da Washington, pur restando aperti ad ogni possibilità, si parlava dell’accaduto in maniera molto più cauta.

Al momento, tuttavia, sembrerebbero non esserci ancora elementi sufficienti per trarre conclusioni definitive, anche perché l’eventualità per cui Mosca abbia voluto rimarcare la sua capacità di colpire i membri europei della NATO (con cui i rapporti sono ai minimi storici) nell’ambito di un comunque non facile processo di riassestamento dei propri rapporti con Washington resta comunque più che plausibile, senza poi contare che, qualora alla base di tutta la faccenda vi fosse una sorta di inganno volto a dividere USA e Russia, chiunque lo abbia pianificato lo avrebbe fatto senza tenere in debito conto la possibilità di pesanti ritorsioni da parte statunitense nel caso in cui fosse stato scoperto.

In ogni caso, nelle prossime ore e/o nei prossimi giorni Report Difesa fornirà nuovi aggiornamenti sulla vicenda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto