Di Fabrizio Scarinci
TEL AVIV. Nella mattinata di ieri, le Forze Armate statunitensi hanno intrapreso le operazioni necessarie a rischierare in Israele una batteria del sistema antimissile THAAD (Terminal High Altitude Area Defense); una mossa che sembrerebbe essere stata concepita allo scopo di rafforzare ulteriormente le difese dello Stato Ebraico in vista di un’ulteriore escalation con l’Iran (ricordiamo come, proprio in questi giorni, a Tel Aviv si stia pianificando una rappresaglia contro Teheran in risposta agli attacchi missilistici subìti 1° ottobre scorso).

Sviluppato e prodotto da Lockheed Martin, il THAAD (in dotazione, oltre che agli USA, anche alle Forze Armate di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) si configura come un sistema specificamente pensato allo scopo di abbattere missili balistici di tipo SRBM, MRBM e IRBM nella loro fase di discesa.
Dove esattamente la batteria verrà posizionata non è ancora dato saperlo.
Al momento, alcuni dei suoi componenti e una parte del personale addetto a gestirla dovrebbero trovarsi nella base aerea di Ramon, dove sarebbero arrivati ieri a bordo di due C-17 “Globemaster”.
Si segnala, però, la presenza di un sito militare statunitense nel deserto del Negev in cui, già da tempo, è posizionato un radar in banda X AN/TPY-2, che risulta in grado di operare sia in associazione col THAAD, sia in assenza di esso come sensore di allerta precoce a lungo raggio.
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