La guerra delle Falkland/Malvinas, 35 anni fa un conflitto cruento ed incomprensibile

Di Enrico Maria Ferrari

Londra. Esattamente 35 anni fa, il 14 giugno 1982, volgeva al termine uno dei conflitti armati più cruenti, ma anche più incomprensibili, fra due potenze occidentali, l’Argentina ed il Regno Unito. Il conflitto che ebbe importanti conseguenze per gli assetti sociopolitici della Argentina, all’epoca il più importante Paese sudamericano.
E’ chiamata la guerra delle Falkland, dal nome di uno sperduto gruppo di isole battuto dai venti che si trova nell’Atlantico Meridionale a 500 chilometri dall’Argentina ed a 13 mila chilometri dal Regno Unito. Le distanze chilometriche dai paesi contendenti sono fondamentali per capire lo svolgersi e l’evoluzione della guerra: da sempre reclamate dall’Argentina come territorio proprio, e per questo chiamate Malvinas, le isole fanno in realtà parte a pieno titolo del Regno Unito che se ne dichiara sovrano in virtù di una base navale edificata nel 1833.
Lo status giuridico delle Falkland/Malvinas è sempre stata complicato in realtà: l’Argentina sostiene di aver scoperto per prima le isole nel 1520 grazie al navigatore Ferdinando Magellano al servizio della Spagna, i britannici invece rivendicano il fatto che fu il capitano inglese John Strong a scoprire per primo nel 1690 le isole chiamandole così in onore del visconte Falkland.

Militari inglesi impegnati nella guerra delle Falkland

La capitale è Stanley, Puerto Argentino secondo l’Argentina: i circa tremila abitanti dello sperduto arcipelago sono in massima parte di origine britannica (in particolare scozzese) e godono della piena cittadinanza della madre patria: secondo ripetuti sondaggi la maggior parte degli abitanti vuole rimanere a far parte del regno Unito, e a goderne, seppure a distanza, di tutti i vantaggi connessi.
L’Argentina, nel corso dello scorso secolo, aumentò la pressione politica nei confronti del Regno Unito, richiedendo una annessione di fatto delle isole al suo territorio, anche in virtù della vicinanza geografica. Negli anni settanta ed ottanta la pressione raggiunge il suo culmine: l’Argentina era governata da una giunta militare di stampo militare e stava attraversando una pesante crisi economica.

Una manifestazione in Argentina a favore della guerra

Il Generale Galtieri, a capo della giunta argentina, sperava di rilanciare il Paese facendo leva sul nazionalismo, contando su quella che sembrava una facile preda ed il 19 marzo 1982 cinquanta militari argentini sbarcarono nella Georgia del Sud ed issarono la bandiera argentina sulle isole contese.
La piccola guarnigione inglese presente sul luogo provò a reagire, ma fu sopraffatta e neutralizzata dagli argentini che disposero un blocco navale nelle acqua circostanti: il 2 aprile l’Argentina invase militarmente le isole dichiarandone la sovranità.
L’Argentina era totalmente solidale con il Generale Galtieri, il quale sfidò pubblicamente gli inglesi a venire a riprendersi le isole, dall’alto del balcone della Casa Rosada e di fronte ad una folla oceanica in deliro.

Militari argentini comprano cartoline nella capitale delle Falkland/Malvinas

Il Regno Unito era governato dalla Lady di Ferro, quella Margaret Thatcher che aveva già dimostrato risolutezza nel governare l’isola inglese e che non solo raccolse la sfida, ma approfittò dell’occasione per rispolverare i fasti di un Impero coloniale oramai in disfacimento ma capace ancora di un grande orgoglio nazionale.
La guerra fu inevitabile, e fu una guerra vera, breve ma cruenta, con numerosi episodi di battaglie feroci passate alla storia militare: fu un conflitto armato totalmente inatteso in uno scenario d’epoca dominato dalla Guerra Fredda con le due superpotenze Usa e URSS che si sfidavano solo a parole ed a distanza.
Questi i numeri del conflitto: l’Argentina disponeva di 216 tra caccia e bombardieri, contro una forza area inglese di 117 velivoli, ma nonostante una superiorità numerica l’Argentina subì la perdita di 61 aerei e 25 elicotteri, mentre gli inglesi persero 10 aerei e 24 elicotteri. I morti argentini furono 650 mentre 250 quelli britannici, vennero uccisi anche 3 civili delle Falkland.

Un ferito inglese su una nave britannica colpita dagli argentini

Nonostante l’enorme distanza dalla madre patria, il Regno Unito mise in campo una poderosa forza spedendo sul posto 13.000 uomini di marina su 111 navi, contro solo 38 navi argentine e poco più di 3 mila uomini imbarcati. Da ambedue le parti gli effettivi dell’Esercito erano più o meno gli stessi, circa 10 mila uomini, ma quello che fece la differenza a favore degli inglesi, nonostante l’apparente superiorità aerea argentina, fu la capacità difensiva della flotta e il miglior equipaggiamento a disposizione.
Gli inglesi disponevano di missili Sidewinder ed un sistema di ingaggio frontale che veniva gestito a bordo delle navi, le quali schieravano anche efficaci difese antiaeree: gli argentini inoltre dovevano ogni volta tornare sulla terraferma e questo limitava di molto la loro capacità di azione ed autonomia generale, mentre gli inglesi grazie alle loro portaerei in campo potevano più facilmente dominare lo spazio aereo.
La guerra navale fu intensa e cruenta: gli inglesi silurarono con il sottomarino nucleare Conqueror l’incrociatore argentino General Belgrano, causando oltre 300 morti. L’episodio generò una enorme impressione nell’opinione pubblica argentina e causò le prime crepe nel consenso verso la Giunta militare.

Militari argentini fatti prigionieri sulle Falkland

Due giorni dopo l’affondamento del Belgrano, l’aviazione della Marina argentina affondò a sua volta il cacciatorpediniere Sheffield, grazie ad un lancio in volo di un missile Excocet che colpì la nave inglese e la fece bruciare per sei giorni, causando 20 morti nell’equipaggio. In tutto gli argentini riuscirono ad affondare sette navi inglesi e danneggiarne gravemente altre, tra cui la HMS Glasgow, un cacciatorpediniere Type 42, che rientrò nel Regno Unito squarciato da una bomba inesplosa. Il coraggio dei piloti argentini venne riconosciuto in seguito anche dagli avversari inglesi, che disponevano di mezzi ed equipaggiamenti notevolmente superiori agli argentini; venne riconosciuto il valore di piloti come il Maggiore Tomba, di origini italiane, che si lanciò solo dopo che il suo aereo era stato praticamente distrutto in volo dal tiro dei cannoni di un Sea Harrier inglese.

A proposito dei militari argentini di origine italiana va ricordata una velenosa polemica alimentata dagli inglesi che coinvolse proprio gli italiani. Un membro del Governo inglese fu udito dire, ragionando se gli argentini sarebbero o meno scesi in guerra, che data la discendenza per metà italiana di buona parte degli argentini, “se fosse prevalsa la discendenza spagnola avrebbero combattuto, se fosse risultata dominante quella italiana non l’avrebbero fatto”.

Prigionieri di guerra argentini


Dal punto di vista della campagna aerea il confronto fu molto serrato, ma sin da subito fu chiara la superiorità britannica nei combattimenti: i Sea Harrier ed i missili Sidewinder ebbero ben presto la meglio sui caccia argentini che non avevano praticamente difesa contro i missili inglesi a guida termica. L’Harrier per contro risultò essere molto vulnerabile agli attacchi della contraerea e diversi velivoli vennero abbattuti da terra senza perdite tra i piloti.

La guerra finì il 14 giugno 1982 con le truppe inglesi che issano l’Union Jack nella capitale delle isole, Port Stanley: le conseguenza politiche per l’Argentina furono enormi, con la dittatura militare che risentì della sconfitta al punto tale che il generale Galtieri dopo pochi mesi diede le dimissioni, avviando il processo che portò l’Argentina alla democrazia poco tempo dopo.
In patria invece Margaret Thatcher rafforzò la sua posizione e la sua popolarità, avviando il Regno Unito ad un’epoca di grande risalto internazionale ma di enormi conflitti interni, come lo scontro con i minatori che la vide vincitrice nel 1985.

Attualmente le isole Falkland sono ancora territorio di disputa, perlopiù simbolica, da parte dell’Argentina che continua a ritenerle suo territorio; i diversi tentativi di arbitrio internazionale non hanno portato ad alcun risultato, e nel 2013 il 99,8% della popolazione locale ha votato per mantenere l’arcipelago sotto sovranità britannica, anche se secondo la Presidente argentina Kirchner il risultato di tale referendum è da considerarsi una “parodia”.

“L’impero colpisce ancora”, una citazione da film per Newsweek e la guerra nelle Falkland

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