CAMPOBASSO. Dopo tre anni intensi al vertice del Comando provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia, il Colonnello Bruno Capece nel 2022 ha lasciato la Calabria per assumere la guida della Scuola allievi di Campobasso.

Il suo mandato resta segnato da successi investigativi di portata storica, su tutti la monumentale
condotta insieme al Ros contro le cosche locali, affiancata dalla cattura di numerosi latitanti e da un costante contrasto all’illegalità diffusa. Oltre ai risultati operativi, Capece ha puntato con forza sulla “cultura della legalità”, promuovendo un dialogo costante con le scuole e la Diocesi di Mileto. Il tutto sempre con uno sguardo attento alle nuove generazioni, considerate, le “vere protagoniste di una stagione di cambiamento”.
Colonnello Capece, prima di assumere l’incarico di vertice alla Scuola Allievi Carabinieri di Campobasso, ha diretto il provinciale di Vibo Valentia, una zona con alta incidenza di criminalità mafiosa. Quali sono le esperienze che ha voluto trasmettere e condividere con gli allievi?
Aver fatto esperienza in territoriale e in particolare coronare l’attività sul campo con l’incarico di Comandante provinciale è sicuramente un punto di forza, che consente di trasmettere agli allievi non solo i valori dell’Arma, l’etica, il senso del dovere, la costante attenzione verso il prossimo e la consapevolezza di essere un punto di riferimento per le comunità, ma significa anche arricchire questi insegnamenti valoriali con esempi pratici ed esperienze di vita quotidiana da poter raccontare. Una testimonianza diretta che arricchisce sia gli istruttori, sia gli allievi.
Poter raccontare fatti vissuti in prima persona, sicuramente rende l’insegnamento molto più efficace.
Quanti formatori ci sono oggi nella Scuola?
Abbiamo un organico di oltre 100 unità, molte delle quali impegnate direttamente nella formazione: Comandanti di Squadra, Comandanti di Plotone, Comandanti di Compagnia, che sono poi quelli che vivono a diretto contatto con gli allievi.

Poi c’è una quota parte del quadro permanente che deve far funzionare questa macchina complessa in tutti i suoi aspetti, i suoi settori.
Il punto di forza della Scuola, però, è che ogni settore, a modo suo, è parte attiva del processo d’istruzione e formazione.
Ogni settore non vive distaccato dagli altri, ma tutti agiscono all’unisono avendo come obiettivo principale la “crescita” dell’allievo. Per questo posso dire che ognuno di questi 100 uomini è a suo modo responsabile del risultato formativo degli allievi, sotto il profilo professionale ed umano.
Quando un allievo entra in caserma, chi è la prima persona che incontra?
Il momento dell’arrivo è uno dei momenti più emozionanti dell’intero ciclo di studi. Uno di quelli che non si dimenticano mai.
Il primo giorno, gli allievi sono accolti dai loro Comandanti diretti, cioè dai Comandanti di Squadra e di Plotone.
Sono le persone che vivranno a diretto contatto con loro. Sono i livelli più vicini all’allievo, quelli che seguono il cosiddetto incorporamento, composto da tutte le operazioni che vengono effettuate prima di essere avviato alla scuola.
Devo dire che anche per noi è un passaggio emozionante, perché incontri questi ragazzi (sia quelli che vengono dalla precedente vita militare, sia quelli che vengono dalla vita civile), animati da un forte desiderio di mettersi a servizio del prossimo e del Paese, caratterizzati da forti idealità, pronti ad affrontare ogni sfida.
In poco più di mezza giornata riusciamo a trasformare questi giovani (uomini e donne), che si presentano in giacca e cravatta, o in tailleur, con il trolley al seguito, in Carabinieri perfettamente abbigliati, pronti a seguire le prime lezioni.
Mentre i ragazzi compiono queste operazioni e si “trasformano in Carabinieri”, indossando queste bellissime uniformi, i familiari attendono suddivisi per gruppi in Aula Magna.
Viene presentata loro la Scuola, le attività che faranno i loro figli e si crea un bellissimo rapporto che poi si traduce nei fatti, nella grande famiglia dell’Arma, che non è solo una frase retorica, ma è un valore aggiunto, perché il fatto di condividere i valori tra famiglia e formatori è fondamentale. Anche questo fa squadra e aiuta ad affrontare tutte le eventuali problematiche, ma soprattutto ad ottimizzare la formazione.
I ragazzi che arrivano qui lo fanno per una scelta di valore.
Forse ci conoscevano prima, per quello che può mostrare di sé l’Arma, ma con ogni probabilità sono stati guidati ed ispirati da valori che hanno coltivato grazie alla famiglia e all’educazione che hanno avuto a casa e a scuola.
Scuola e famiglia ci consegnano dei ragazzi estremamente motivati.
Una tradizione simile a quelle delle scuole pubbliche e private di alto livello, di cui a volte si sente parlare.
È un investimento sul futuro vero e proprio, nel senso che questi genitori ci consegnano i loro figli, con la consapevolezza di vederli valorizzare.
A volte alcuni genitori mostrano una certa apprensione nell’affidarceli, e noi avvertiamo sempre vive, la responsabilità e l’orgoglio di formare i loro figli.
In questo corso ci sono tutti ex VFP? Questo è un vantaggio per l’Arma oppure no?
La Scuola ha una capacità formativa, ormai talmente consolidata che per noi diventa assolutamente indifferente formare solo ex militari, solo civili o entrambi.
Bisogna capire gli aspetti caratteristici e le criticità di ogni tipo di provenienza, così come bisogna conoscere la capacità di un Comandante e conoscere tutte le peculiarità, pregi e difetti dei suoi uomini, e dei suoi collaboratori, per cercare di migliorare gli aspetti critici ed esaltare gli aspetti positivi.
Nel caso degli allievi, in realtà, è quasi una sorta di percorso di consapevolezza.
Con il tempo i ragazzi maturano una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie capacità, ma al tempo stesso delle crescenti responsabilità a cui la vita necessariamente li chiamerà.
Molti ragazzi al termine del corso, ci dicono che la cosa più importante, al di là delle competenze raggiunte, è proprio questa: aver scoperto di avere delle capacità, dei valori profondamente radicati, di cui forse non si erano resi pienamente conto.
Questa è una delle migliori espressioni di consapevolezza individuale.
Capita che ci siano allievi che hanno già iniziato un percorso universitario. Può essere un vantaggio?
Certo, assolutamente. La preparazione culturale e l’aver fatto precedente attività universitarie o anche sportive, può essere importante nella selezione.
La Scuola ha accolto ragazzi che hanno già addirittura una laurea triennale, in qualche caso abbiamo anche la laurea magistrale.
Ogni esperienza può essere utile, ma ciò che conta davvero è la motivazione. Il voler diventare un Carabiniere, perché si tratta di una scelta di vita. Un impegno con se stessi, che sicuramente costerà qualche sacrificio, ma che ripagherà con moltissime soddisfazioni.
Fino a che età si può concorrere?
Il limite massimo è 25 anni. Poi ci sono delle eccezioni in base alla provenienza. Ovviamente sono limiti allungati, estesi per chi è già militare.
Bisogna leggere attentamente il bando di concorso perché in ogni bando è stabilita l’età per concorrere ed i requisiti richiesti. Si trova tutto sul sito dell’Arma dei Carabinieri, nella sezione concorsi.
Un tempo c’erano anche delle diversificazioni tra uomo e donna nel regime transitorio per agevolare l’ingresso delle donne.
Va ricordato, poi che fare il Carabiniere è assolutamente compatibile con la formazione civile, quindi con il proseguimento degli studi universitari.
Peraltro, nel mondo militare, come per tutti i dipendenti pubblici, ci sono una serie di agevolazioni per chi deve sostenere degli esami universitari. Lo Stato incentivo e sostiene chi studia.
Anche perché la preparazione culturale garantisce un ritorno positivo per il tipo di lavoro che si svolgiamo.
Ci sono stati casi di ragazzi che nell’attività sportiva avevano raggiunto risultati di livello regionale, o anche solo provinciale, tali da garantire il loro ingresso nel gruppo sportivo?
Certamente. Abbiamo avuto un campione nazionale di nuoto (junior) e tanti altri casi di giovani allievi che si sono distinti nello sport.
Esso fa pienamente parte della formazione militare, non solo per la prestanza fisica, ma anche per l’insieme dei valori che trasmette e rappresenta. Valori che sono assolutamente in linea con la disciplina militare.

Lo sport è una palestra di vita, che insegna il rispetto delle regole e dell’avversario ed esige sacrificio, disciplina, autocontrollo, migliorando la salute psicofisica.
Fare sport sicuramente ti mette in condizione di avere performance migliori ed quindi è assolutamente un’attività da apprezzare.
Anche nei nostri piani di studio, infatti, viene dato un larghissimo spazio all’educazione fisica, alla difesa personale ed alle attività sportive in palestra ed all’aperto nel tempo libero.
Colonnello, in una frase, perché diventare Carabiniere?
Carabiniere è una scelta di vita non è una semplice professione, un semplice lavoro.
Quando diventi Carabiniere non c’è più una distinzione tra il lavoro e il privato.
Sei Carabiniere a tutti gli effetti.
Lo sarai anche quando andrai in pensione.
Chi entra nell’Arma sa di entrare a far parte di una famiglia dove trova forti motivazioni e valori profondi, ideali e principi che ognuno di noi ha nel profondo, ma che alcuni sentono di dover esprimere più di altri, per dare un significato alle proprie azioni ed all’impegno verso il prossimo e verso il Paese.
Si compie questa scelta consapevoli ed orgogliosi di poter essere utili per la società. Fiduciosi di poter dare un contributo concreto ogni giorno, dalle piccole alle grandi azioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

