Carabinieri: Messina crocevia del traffico di droga. Da gennaio ad oggi tre operazioni antimafia sgominano i clan della provincia

Di Michela Chillemi

Messina, Il territorio messinese è un crocevia di varie organizzazioni mafiose ben strutturate, il cui denominatore comune è il traffico illecito di droga.

Arresti e sequestri di marijuana

Secondo le più recenti attività investigative, ogni gruppo che controlla una specifica parte di territorio opera non in base a una logica di rigida spartizione ma in base a principi di pacifica convivenza.

La zona messinese è vittima di una vera e propria emergenza, quella della droga, emergenza che preoccupa, soprattutto, per le implicazioni che potrebbe riscuotere sulla vita socio-economica della città e provincia.

I due versanti, quello ionico e tirrenico, vedono protagoniste due tipi di mafie: “barcellonese” e “catanese”.

Particolare attenzione si è focalizzata sulla cosiddetta “fascia tirrenica” –  da Tortorici a Mistretta, da Barcellona Pozzo di Gotto a Mazzarà Sant’Andrea, a Santalucia del Mela e così via – le cui indagini rivelano un tipo di mafia, definita, per l’appunto, “barcellonese” o “tirrenica”, che presenta strutture e caratteristiche simili a quella di Cosa nostra palermitana con la quale intrattiene rapporti nella gestione degli affari.

 

Operazione antidroga dei Carabinieri a Taormina (Messina)

Essa prevede una strutturazione basata sulle competenze territoriali tra famiglie: di Tortorici, di Mistretta, di Barcellona, di Milazzo, di Mazzarà Sant’Andrea e quella di Terme Vigliatore.

Naturalmente, questa mafia vuole controllare non solo l’economia illegale bensì anche quella legale attraverso gli imprenditori.

Non meno importante è anche la zona ionica, dove predomina, per lo più, un tipo di mafia “catanese”, incastonata tra Taormina, Letojanni e Giardini Naxos, dove vi sono diverse e preoccupanti organizzazioni criminali.

Ad essere motivo di allarme è, in particolar modo, l’area dei Nebrodi, i cui mafiosi hanno deciso di investire con una “spartizione ragionata”, lucrando sui contributi europei per l’agricoltura.

Seppur in un contesto di emergenza sanitaria, dove tutto è fermo, immobile, la droga rimane un problema costante anzi, secondo le più recenti indagini, vi è stato un maggiore incentivo nell’uso di queste sostanze.

Numerosi sono i casi, di cui si parlerà in seguito, di produzione e spaccio scoperti dai Carabinieri.

Ma, di fronte a questa piaga che continua a colpire il territorio messinese, quali sono le operazioni di contrasto da parte dell’Arma?

In occasione a un’intervista rilasciata dal Tenente Colonnello Mauro Izzo, comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri messinesi, si evince che le Forze dell’Ordine sono molto attive sul territorio nel cercare di fermare questo fenomeno: si pensi che, solo nel territorio messinese, si contano ben 93 stazioni di Carabinieri.

I metodi di contrasto si basano, fondamentalmente, su due assi:

  • Asse della repressione, consistente in attività complesse appartenenti al Reparto operativo e Investigativo
  • Asse della prevenzione, che si svolge grazie alle compagnie dipendenti – Stazioni dei Carabinieri – presenti sul territorio e sulla provincia. In genere, questo metodo di contrasto viene adottato maggiormente in ambito scolastico, dove la prevenzione sembra essere la chiave di lettura con cui si può risolvere il problema droga. Si parla di “cultura della legalità”, nel tentativo di sensibilizzare gli adolescenti al tema.

Solo nel primo semestre 2020, i militari hanno effettuato tre grosse operazioni effettuate in zone diverse e in tempi ravvicinati.

Molto stringente il controllo del territorio che ha portato a grandi risultati investigativi

Tra il mese di gennaio e febbraio 2020, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina e del ROS  hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di 59 persone ritenute responsabili dei delitti di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, violenza e minaccia.

Il procedimento, denominato Dinastia” è l’esito di autonome deleghe di indagine impartite dal DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Messina al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, al ROS e alla Compagnia Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), con lo scopo di documentare l’attuale operatività della famiglia mafiosa dei “barcellonesi”.

Nel mese di marzo, poco prima dello scoppio della pandemia, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina eseguito un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 19 persone responsabili di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi.

L’operazione “Scipione”, è stata avviata dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, dopo l’attentato a colpi di fucile, compiuto da sconosciuti nel 2016 nei confronti di tre pregiudicati.

Le indagini verso uno di loro hanno evidenziato la presenza di un più ampio gruppo criminale che riceveva droga- in particolare, cocaina e marijuana- da elementi appartenenti alla ‘ndrina  “Morabito-Bruzzaniti-Palamara” di Africo Nuovo (Reggio Calabria).

Il riconoscimento dei fornitori calabresi è avvenuto grazie al monitoraggio della paninoteca appartenente a uno dei pregiudicati.

Qui, secondo l’indagine,i tre pregiudicati si recavano per accordarsi sulle consegne della droga. Quando i calabresi giungevano nel locale, entravano senza salutare il titolare che, a sua volta, li seguiva solo dopo alcuni minuti dopo il loro ingresso.

Un altro provvedimento custodiale è stato effettuato nei confronti di ben 94 soggetti.

L’operazione “Nebrodi” è stata il risultato di due diverse deleghe di indagini.

Una affidata al ROS del Comando Provinciale di Messina, finalizzata ad accertare l’operatività del clan dei “Batanesi”, diretto da Sebastiano Bontempo, Sebastiano Conti Mica e Giordano Galati.

E l’altra, affidata alla GICO della Guardia di Finanza messinese, incentrata su una costola del clan “Bontempo-Scavo” capeggiata da Salvatore Aurelio Faranda.

Da numerose indagini, sono state ricostruiti vari episodi delittuosi, finalizzati all’accaparramento di terreni, la cui disponibilità è essenziale per accedere ai contributi comunitari.

E proprio questi contributi si sono rivelati essere la principale attività per tutta l’organizzazione presente sul territorio: a partire dal 2013, sono stati erogati oltre 10 milioni di euro.

La percezione delle somme è dovuta grazie ai colletti bianchi identificati dalle indagini: notai, ex collaboratori e così via.

Questo meccanismo si basa sulla cosiddetta “spartizione virtuale” del territorio, dove gli indagati, con diversi modus operandi, hanno falsamente esibito la asserita titolarità, in seno a membri dell’associazione ossia a “prestanomi”, di porzioni di terreni riconducibili a persone diverse.

L’organizzazione mafiosa, ancora oggi, dimostra di possedere una fisionomia dinamica e moderna: attraverso varie strategie, essa mira a infiltrarsi anche nell’economia legale, nel tentativo di accaparrare gli utili.

Per contrastare ancor di più il fenomeno, è necessario operare in un’ottica di sinergia, è necessario, come afferma anche il Procuratore capo Maurizio De Lucia, potenziare il sistema per garantire strutture, ancora sottodimensionate, che lottino la presenza della criminalità a Messina, il distretto più penalizzato d’Italia.

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