Crisi Polonia-Bielorussa: un attacco “ibrido” di Alexandr Lukashenko ai confini dell’Unione Europea

Di Pierpaolo Piras

Varsavia. Ultimamente, nuovi scenari geostrategici hanno creato condizioni destabilizzanti all’Unione Europea, come quello che la Bielorussia ha assunto nei confronti della Polonia

La situazione ai confine tra Polonia e Bielorussia

Il mondo è passato dal periodo della Guerra Fredda che, per alcuni, è stata interpretata come la fine di una critica e conflittuale fase storica, a una pace rovente durante la quale le aggressioni sono sì radicalmente mutate ma senza il tradizionale carattere bellicoso e armato.

Il bersaglio primario non poteva che essere l’Unione Europea sia per la sua vocazione politica democratica, strutturalmente ben disposta quindi all’apertura mentale, che al multilateralismo incondizionato negli affari internazionali.

Essa è diventata nel contempo una preda ed una vittima particolarmente prediletta nelle strategie internazionali dei regimi totalitari, gli unici che ritengono di violare impunemente le norme internazionali e utilizzano ogni tipo di strumento per destabilizzare altri paesi con una guerra sotterranea, ma dagli effetti (solo) potenzialmente letali su sistemi democratici.

La prova più recente della pericolosa vulnerabilità dell’Unione è l’attacco definito “ibrido” scatenato dalla Bielorussia contro la Polonia, materializzato da un flusso di migranti asiatici deliberatamente creato e premeditato per violare i confini europei.

Tale aggressione è stata orchestrata dal regime sempre più dittatoriale di Alexandr Lukashenko, Presidente della Bielorussia.

Lukashenko e Putin

Essa appare preoccupante non tanto per gli aspetti quantitativi della crisi che ha provocato, che al momento ammonta a qualche migliaio di migranti del tutto controllabili dalle Forze dell’Ordine polacche, ma perché dimostra che nel nuovo scenario geostrategico tutto può essere utilizzato come arma efficace verso le società democratiche.

Al momento sono almeno due gli elementi destabilizzanti che l’UE dovrà affrontare direttamente e non più con la nota indifferenza con la quale ha trattato le migrazioni illegali verso le coste italiane

Il primo elemento comprende il cinico abuso della disperazione di migliaia di persone, desiderose solo di fuggire dai loro Paesi per trovare un futuro migliore in Europa.

Il secondo elemento è che Lukashenko gode del dichiarato e interessato sostegno, politico e diplomatico, di Vladimir Putin, Presidente della Russia, che rende ancora più preoccupante la violazione del confine orientale della Polonia, coincidente con i limiti orientali sia della stessa Unione che dell’area Schengen.

Il Presidente russo. Vladimir Putin.

La Polonia, secondo alcune malignità circolate a Bruxelles, sta scontando una sorta di punizione per la sua mancanza di solidarietà nelle crisi migratorie degli ultimi anni, quando ha boicottato, insieme all’Ungheria, qualsiasi meccanismo di distribuzione per le centinaia di migliaia di rifugiati siriani arrivati ​​in Grecia attraverso la Turchia.

Ma stavolta l’Ue non dovrebbe approfittare della crisi bielorussa per regolare i conti con Varsavia.

Sarebbe poco lungimirante farlo: la minaccia bielorussa è troppo seria per entrare in polemiche sterili e di bassa levatura con Varsavia.

Le reazioni della UE

Bruxelles non ha perso tempo nel reagire pesantemente finalizzando nuove e più pesanti sanzioni verso Minsk.

Le misure hanno lo scopo di soffocare ulteriormente il settore dell’Aviazione bielorussa, già punito nelle precedenti tornate di sanzioni per le elezioni irregolari del 2020.

Esse hanno inciso in numerosi ed importanti settori economici come la produzione di potassio, dazi sul commercio del petrolio o l’esportazione in Bielorussia di materiale altamente tecnologico a duplice uso (militare o civile) e materiale per l’intercettazione delle comunicazioni elettroniche.

L’Unione ha avvertito che ulteriori provvedimenti potrebbero estendersi anche ai Paesi di origine e di transito di quei migranti che si rifiutassero di collaborare con Bruxelles per interrompere il flusso deliberatamente creato da Lukashenko.

Il peso internazionale dell’Unione                            

Solo affermando l’intero peso internazionale dell’Ue si può stroncare sul nascere il trasferimento di migranti in Bielorussia da paesi terzi al solo scopo di spingerli verso il confine polacco.

Le compagnie aeree che collaborano con questo traffico di esseri umani saranno sanzionate e bandite dalle loro operazioni di volo nel redditizio mercato europeo.

Parallelamente raddoppia la pressione sulla Russia, la cui economia è fortemente dipendente dalle esportazioni di petrolio e gas verso l’UE.

Il delicato compito di accogliere adeguatamente le persone che riescono ad entrare illegalmente nel territorio europeo e l’obbligo di rispettare il loro – del tutto eventuale – diritto di asilo, non dovrebbero costituire un ostacolo per regolamentare la situazione al confine polacco per quello che è.

Ovvero quella che non appare come una vera crisi migratoria, ma bensì un attacco ibrido da parte di un Paese vicino, chiaramente ostile.

Recentemente, l’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera, Josep Borrell, ha presentato alla Commissione europea la bozza della cosiddetta “bussola strategica”, un documento che getterà le basi per la nuova politica estera e di difesa dell’UE.

L’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera, Josep Borrell

Tale “bussola” punta chiaramente al conseguimento di un futuro nel quale gli attacchi sfrontati come quello di Lukashenko potrebbero essere (o saranno) più frequenti e proverranno da fronti molto diversi, dal cyberspazio alla disinformazione o alla pressione migratoria incontrollata.

Borrel ha già apertamente dichiarato che l’Europa per ora non è preparata ad affrontare efficacemente queste minacce.

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