ROMA. L’intelligenza artificiale sta aumentando la capacità delle imprese di innovare ed essere competitive, ma allo stesso tempo sta rendendo le minacce informatiche più veloci, scalabili e sofisticate. In questo scenario la cybersecurity deve evolvere, passando da una funzione prevalentemente di controllo a uno strumento capace di supportare le decisioni strategiche delle organizzazioni.
È la prospettiva delineata da Francesco Lippolis, Cyber Security Partner di BIP CyberSec, Centro di Eccellenza in cybersecurity di BIP che, con oltre 600 professionisti, progetta e implementa soluzioni tecnologiche avanzate che proteggono asset critici, identità e infrastrutture in ambienti cloud, IT e OT.

Lippolis è intervenuto a “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) dedicato alle nuove sfide della sicurezza digitale.
“È indubbio che l’intelligenza artificiale stia cambiando le regole del gioco, moltiplicando la capacità delle organizzazioni di competere, di creare innovazione, di essere efficienti – ha spiegato Lippolis -. Le stesse tecnologie, però, possono contribuire ad abbassare le barriere per chi conduce attività offensive, rendendo possibile lo sviluppo di minacce «sempre più veloci, scalabili, sofisticate e replicabili”.
Una trasformazione che aumenta la complessità della gestione del rischio cyber.
Per Lippolis, una delle capacità fondamentali per le imprese sarà quindi riuscire a «innovare mantenendo il controllo». Un controllo che riguarda innanzitutto i dati e gli algoritmi, ma anche un altro fattore spesso sottovalutato: la dipendenza tecnologica.
!Credo che le aziende che creeranno maggior valore nel prossimo futuro siano quelle che riusciranno a gestire questa complessità», ha sottolineato, evidenziando la necessità di tenere il passo con la rapidità con cui evolvono le nuove tecnologie.
Parallelamente cambia anche il perimetro del rischio informatico.
La minaccia non riguarda più soltanto sistemi e applicazioni interne, ma si distribuisce lungo un ecosistema molto più ampio composto da partner, fornitori, infrastrutture tecnologiche, servizi cloud e soluzioni di intelligenza artificiale.
Diventa quindi essenziale riuscire a interpretare tempestivamente il rischio, individuando quali minacce siano realmente in grado di compromettere gli obiettivi strategici dell’organizzazione.
La questione riguarda anche l’allocazione degli investimenti: comprendere «come e dove investire per avere il maggior ritorno in termini di resilienza» diventa parte integrante della strategia di sicurezza.
È proprio su questo terreno che, secondo Lippolis, deve avvenire il cambio di paradigma: “Passare da un approccio basato sul controllo, quindi una sicurezza che controlla, a una sicurezza che supporta le decisioni”.
La cybersecurity assume così un ruolo sempre più vicino alla strategia aziendale: non soltanto proteggere infrastrutture e applicazioni, ma fornire alle organizzazioni gli strumenti necessari per comprendere il rischio, orientare gli investimenti e continuare a innovare mantenendo il controllo su dati, tecnologie e dipendenze.
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