ROMA. L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più profondamente nei processi aziendali, ma insieme alle opportunità crescono anche i rischi per la sicurezza informatica.

A richiamare l’attenzione sul tema è Gianluca Meomartini, Regional vice president of Sales, Southern EMEA di Bitdefender, intervenuto nell’ambito di “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’iniziativa promossa dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) che ha riunito a Roma rappresentanti delle istituzioni, della sicurezza, delle Forze Armate, delle Agenzie dello Stato e del mondo industriale per discutere l’evoluzione delle minacce digitali e il ruolo dell’intelligenza artificiale nella sicurezza.
“La domanda che ci viene posta più spesso in questo periodo rispetto all’intelligenza artificiale è chi ne tragga maggior vantaggio: gli attaccanti o chi si occupa della difesa. La risposta immediata è entrambi”, spiega Meomartini.
Il problema, però, non riguarda soltanto l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dei cybercriminali. Il rischio può nascere anche dalla sua crescente diffusione all’interno delle stesse organizzazioni.
“Dobbiamo prestare attenzione perché l’intelligenza artificiale sta entrando sempre di più all’interno delle aziende, acquisendo maggiore potere e potrebbe quindi diventare essa stessa uno dei principali veicoli di compromissione», sottolinea Meomartini.
Con la diffusione degli strumenti basati sull’AI diventa quindi sempre più importante per le imprese sapere quali soluzioni vengono utilizzate, in quali aree dell’organizzazione e con quali modalità. Per Bitdefender, la risposta deve partire da un approccio preventivo.
«Quello che proponiamo in Bitdefender è utilizzare l’intelligenza artificiale in un’ottica preventiva», afferma Meomartini.
La società ha sviluppato un modulo di visibilità e controllo che consente di effettuare un inventario degli asset e individuare dove e come viene utilizzata l’intelligenza artificiale all’interno dell’organizzazione. Le informazioni raccolte possono così essere riportate sotto il controllo del management, con l’obiettivo di costruire una vera governance dell’AI.
“Questa è certamente una strategia che dovrebbe essere adottata fin da subito all’interno delle nostre aziende”, conclude Meomartini.
La crescente integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali apre quindi una doppia sfida per la cybersecurity: utilizzare le potenzialità dell’AI per rafforzare prevenzione e difesa e, allo stesso tempo, governarne l’impiego interno per evitare che nuovi strumenti e applicazioni possano trasformarsi in ulteriori punti di vulnerabilità.
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