Dura protesta turca contro gli Stati Uniti per la fornitura di armi alle milizie curde

Ankara. Dare armi alle milizie curde è come darle ai terroristi. Così ragiona il ministro degli Esteri turco, Mevlut Çavuoglu, rispondendo alla proposta di Donald Trump di sostenere l’YPG (Unità di Protezione popolare) per far sì che possano attaccare la città siriana di Raqqa, la “capitale” dell’ISIS e riportarla nelle mani della coalizione internazionale.

Il ministro di Ankara, sostiene che sia il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) che l’YPG siano “organizzazioni terroristiche e non c’è differenza tra di loro, al di là dei loro nomi”.

Miliziani dell’YPG

La Turchia sperava che Trump cambiasse la sua politica per la Siria. Ma così non è stato. E così il Governo di Ankara rumoreggia.

“Non possiamo accettare – ha aggiunto in un’intervista televisiva il vice primo ministro, Nurettin Canikli – questo. Speriamo che l’Amministrazione degli Stati Uniti corregga questo errore. La politica Usa non porterà benefici e non possiamo stare insieme alle organizzazioni terroristiche”.

Stati Uniti e Unione Europea hanno messo il PKK nella black list dei gruppi terroristici. Dal 1984, il PKK ed il Governo di Ankara sono in guerra e finora sono morte 42 mila persone. Per i turchi, la YPG sono il ramo siriano della stessa organizzazione. Ankara è preoccupata perchè teme che il suo principale alleato strategico, gli Stati Uniti, facciano una sorta di doppio gioco, appoggino la Turchia e le milizie curde.

Ieri, il Centro Internazionale per gli Studi sulla Sicurezza ed il terrorismo, un organismo dell’Accademia della Polizia turca (https://www.pa.edu.tr/Default.aspx?page=Main&lang=En), ha presentato un rapporto che sostiene come il PKK sia transnazionale. “I combattenti stranieri – si legge nel dossier – anarchici e marxisti che rientrano in Europa sono una minaccia non minore di quella rappresentata dagli islamisti radicali”. E tra i gruppi segnalati c’è anche la YPG.

Ma quanti sono stati gli stranieri che sono andati in Siria per combattere con l’YPG? Uno degli autori del rapporto Omer Aslan parla di circa 600. Una cifra, aggiunge lui stesso, che non si può compare con quella di chi è andato nello stesso Paese per combattere tra le milizie jihadiste.

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