ESCLUSIVA. Guardia di Finanza: i tiratori scelti, un’eccellenza del Corpo che opera in team con altre Forze di Polizia

Roma. Oggi andiamo a mostrare ai lettori di Report Difesa un aspetto davvero poco conosciuto della Guardia di Finanza, che ne rivela una forse inaspettata poliedricità sul piano operativo la quale, se da un lato la vede come un Corpo ad ordinamento militare a cui è delegata la peculiare funzione di polizia economico-finanziaria, dall’altro la vede anche come Forza di Polizia che concorre fattivamente al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica nonché in quello della difesa militare.

Tiratori scelti della GDF- particolare del team

Ruoli che sono principalmente delegati alla Polizia di Stato ed ai Carabinieri nonché alle Forze Armate per gli aspetti di sicurezza e di difesa di rispettiva competenza, ma sui quali le Fiamme Gialle sono comunque in grado di schierare specifiche professionalità anche se queste sono ben distanti dalla classica figura dell’investigatore, alla ricerca di contabilità in nero e patrimoni illeciti occulti.

Oggi, infatti, vogliamo parlare dei tiratori scelti della GDF, ovvero di una ristretta aliquota di finanzieri chiamati a sorvegliare sulla sicurezza di Autorità nazionali ed internazionali.

Stiamo parlando di militari specificamente addestrati al tiro di precisione a distanza, che possono altresì essere impiegati per azioni di copertura dei cosiddetti “boarding team” del Corpo i quali, in mare aperto, saltano a bordo di natanti sospettati di compiere traffici illeciti.

Ringraziamo l’Ufficio Stampa del Comando Generale nonché al Colonnello Gaetano Cutarelli, Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Livorno, per avere reso possibile questo servizio.

La figura dello sniper, sempre coperta nelle reti mimetiche e resa irriconoscibile dai camouflage o dai balaclava, è necessariamente avvolta da un costante riserbo che poi però si traduce in un autentico alone di mistero.

 

Un team di snipe inquadra il target

Eppure stiamo parlando di uomini in carne ossa ed emozioni ai quali – dietro una preparazione tecnico-professionale ed un continuo addestramento che davvero nulla possono lasciare al caso – è comunque affidato uno dei livelli di protezione più delicati e specialistici che una struttura di sicurezza d’uno Stato deve garantire in talune circostanze.

Report Difesa ha intervistato uno di loro in servizio presso la 1^ Compagnia Livorno – Sezione Operativa Pronto Impiego, che dei tiratori scelti della GDF ne rappresenta una delle migliori e senz’altro più esperte espressioni.

Il nostro interlocutore è un Appuntato Scelto, di nome Massimo (il cognome lo omettiamo per evidenti ragioni di opportunità).

Come si usa tra voi tiratori scelti, ci piazziamo sul sito che ci viene assegnato e cerchiamo di acquisire subito il target. Cosa l’ha spinta a voler diventare un tiratore scelto? È un qualcosa che si sente di aver dentro al pari di un qualsiasi talento, oppure è un’attitudine che si può comunque raggiungere?

Sono figlio di un ex appartenente alla Guardia di Finanza, e dentro la mia famiglia parole come dovere, coraggio nonché dedizione per il proprio lavoro sono sempre state piuttosto frequenti.

Diciamo che la passione per le armi e quella per il tiro di precisione, uniti alla volontà di svolgere un lavoro dinamico e di responsabilità, hanno fatto sì che io diventassi poi un tiratore scelto.

Per quel che riguarda l’attitudine credo dunque che quel “qualcosa” dentro il tiratore l’abbia di suo, anche se non c’è altra via che il continuo addestramento e la volontà costante di migliorarsi affinché che tu possa distinguerti tra chi sa maneggiare – anche piuttosto bene – un’arma, e chi può invece piazzare un proiettile a diverse centinaia di metri di distanza e solo nell’esatto bersaglio stabilito.

Qual è il Reparto d’Istruzione del Corpo presso il quale è stato addestrato per questo particolarissimo ruolo?

I corsi sono organizzati presso la Scuola Addestramento di Specializzazione di Orvieto, che è poi il Reparto d’istruzione del Corpo ove vengono formati i finanzieri AT-PI, comunemente conosciuti come “Baschi Verdi”.

Lì si apprendono le varie tecniche di polizia che poi costituiscono il corredo professionale tipico del finanziere AT-PI (acronimo di Antiterrorismo e Pronto Impiego Ndr) il quale opera all’interno di Reparti caratterizzati da una spiccata proiezione operativa e che vengono impiegati per le diverse attività di concorso nel mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Un team di sniper

Ecco dunque spiegato il perché tra i “Baschi Verdi” si rendono necessarie diverse figure poiché diversi sono gli impieghi in questo difficile settore, ed ecco perché proprio a SASPEGUARFI Orvieto (il nominativo radiotelegrafico del Reparto Ndr) vengono formati anche i tiratori scelti (TS) della Guardia di Finanza.

Dopo la Scuola Addestramento di Specializzazione ad Orvieto ha seguito anche altri percorsi addestrativi particolari? Se si, quali?

Dal 2012 svolgo un percorso addestrativo di formazione avanzata in aggregazione con i colleghi Carabinieri del Comando 2^ Brigata Mobile di Livorno.

Ho partecipato al corso denominato “Pacchetto Sniper” con il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” della durata di 2 settimane.

Ho inoltre effettuato uno stage addestrativo congiunto con gli sniper del Gruppo Operativo Incursori (GOI) della Marina Militare, cui si è aggiunto un approfondimento professionale della durata di una settimana presso il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col. Moschin” dell’Esercito.

Ci può illustrare la sua dotazione operativa, più in particolare il principale “strumento del mestiere” ovvero del suo fucile di precisione?

Il mio fucile di precisione è il MAUSER 86 SR in calibro 308 Winchester.

E’ un’arma di fabbricazione tedesca che nasce inizialmente come arma sportiva ed in seguito adattata a scopi di polizia.

Il ciclo funzionale è a ripetizione manuale, con azione ad otturatore BOLT-ACTION.

Utilizza un’ottica di puntamento, ad ingrandimenti variabili, ZEISS DIAVARI ZA 1,5-6×42 con reticolo sul primo piano focale di tipo German 4.

Inoltre, in uso al Corpo abbiamo anche il PSG1 prodotto da Heckler & Koch, in calibro 7,62×51.

E’ un’arma di fabbricazione tedesca che nasce inizialmente per l’impiego in ambito militare ma, a causa del considerevole peso e del notevole ingombro, è impiegata prevalentemente per scopi di Polizia.

Il ciclo funzionale è automatico a ripetizione dei colpi semiautomatica. Utilizza un’ottica di puntamento, ad ingrandimenti fissi, HENSOLDT WETZLAR FZ 6 x 42 con reticolo luminoso di tipo crosshair.

Di recente adozione in servizio abbiamo il Sako TRG 22 in calibro 308 Winchester.

Si tratta di un’arma di fabbricazione finlandese che nasce già dalle sue origini come fucile sniper.

Il ciclo funzionale è a ripetizione manuale, con azione ad otturatore BOLT-ACTION.

Utilizza un’ottica di puntamento, ad ingrandimenti variabili, Hensoldt 3-12×56 SSG con reticolo sul secondo piano focale di tipo mil-dot.

Quali sono le caratteristiche fisiche nonché psichiche richieste per un tiratore scelto? Vi sottoponete anche ad allenamenti di tipo atletico e fino a quale età è possibile ricoprire questo ruolo?

Ad uno sniper non è richiesto di essere anche un super-atleta, però la componente fisica e quella mentale sono comunque molto importanti.

Non c’è infatti dubbio sul fatto di come le condizioni ambientali in cui ci possiamo trovare ad operare, richiedano necessariamente una “saldezza” che deve essere sempre ben presente nel corpo come nella mente del tiratore.

Ovviamente ci addestriamo periodicamente nel tiro, mentre il lato “atletico” della questione è più affidato all’individuo.

Generalmente tutti i finanzieri del Pronto Impiego sono piuttosto attenti alla loro forma fisica, tant’è che nelle nostre file, non di rado, si incontrano atleti di tutto rispetto.

Il posizionamento sul mezzo dei tiratori scelti

L’età entro la quale è possibile rivestire la qualifica di tiratore scelto procede di pari passo con quella di AT-PI, e che attualmente è fissata in 39 anni e comunque non oltre i 45, fermo restando che un sopraggiunto problema fisico potrebbe comunque accorciare sensibilmente tale limite.

D’altro canto costituiamo un ruolo operativo davvero molto specialistico quanto delicato, ed è perciò giusto che sia così.

Fino a quali distanze è possibile neutralizzare una minaccia oppure un concreto attacco per un tiratore scelto di Polizia? Quale può essere il range-tipo in cui agite?

L’ambiente operativo in cui sono generalmente impiegate le Forze dell’Ordine è di tipo urbano, le distanze solitamente sono brevi e non superano i 200 metri.

Ma può verificarsi che la scena dell’intervento cambi e le distanze possano così arrivare anche ai 600 metri ed oltre.

Sotto il punto di vista della dotazione e dell’addestramento, sussistono differenze tra i tiratori scelti della GDF e quelli della Polizia di Stato e dei Carabinieri?

In linea di massima la strumentazione che costituisce la dotazione standard è comune con gli altri specialisti delle altre Forze di Polizia e Militari, possono cambiare le marche e i modelli che negli anni si sono evoluti ma la strumentazione è quella.

Per quel che riguarda invece l’addestramento, grazie allo scambio di esperienze e ad un continuo e qualificato addestramento avuto con i migliori Reparti nazionali, posso dire che la tipologia di addestramento è abbastanza simile, anche se poi ogni Reparto Militare o di Polizia può adottare moduli addestrativi differenti, chiaramente rispetto ai propri profili d’impiego.

Ad oggi gli sniper hanno raggiunto un livello d’addestramento senza dubbio ottimale, ma le loro abilità e le loro tattiche sono in continua crescita.

Sotto il punto di vista della dotazione posso ovviamente parlare di quel che ci riguarda.

La nostra è comunque una dotazione completa giacché, oltre al fucile, prevede anche una dotazione di tipo standard: il visore notturno, l’illuminatore laser IR, il binocolo, il cronografo balistico, il telemetro laser, la stazione meteo, il cannocchiale da osservazione (Spotting Scope), il treppiede per l’appoggio dell’arma con la relativa morsa per l’appoggio del fucile, il bipiede telescopico con testa basculante, la chiave dinamometrica, l’attrezzatura di sicurezza anti-caduta e la base per la copertura tattica in caso di mimetismo (Ghillie Suit), in altre parole tutto quello di cui abbiamo bisogno per svolgere al meglio il ns. lavoro.

E quali sono invece le differenze sostanziali con i tiratori delle Forze Armate?

La differenza sostanziale tra i tiratori scelti appartenenti alle Forze di Polizia e quelli appartenenti alle Forze Armate consiste solo nel fatto che quest’ultimi non possiedono la qualifica di agente di Pubblica Sicurezza e che quindi non possono operare all’interno del territorio nazionale, salvo casi particolari.

Quando si parla di situazioni operative bisogna infatti distinguere il tipo d’impiego e non l’Istituzione di appartenenza.

Ne consegue che avendo dei profili d’impiego in scenari operativi diversi, tra le Forze di Polizia e le Forze Armate possono cambiare la scelta dei calibri dei relativi fucili di precisione nonché parte dell’equipaggiamento, ma gli omologhi tiratori scelti sono comunque in grado di operare in tutti gli ambienti che siano essi permissivi, semi-permissivi o non permissivi.

Aggiungerei poi che – considerati proprio i diversi contesti operativi e le diverse distanze degli scenari – il tiratore scelto durante un impiego in ambiente semi-permissivo o non permissivo potrebbe trovarsi a doversi infiltrare ed esfiltrare da una determinata zona, e questo richiede un’ottima conoscenza delle tecniche di camuffamento nonché di movimento occulto sul terreno.

Mentre il tiratore scelto in un impiego urbano, dunque in ambiente permissivo, si posiziona per tempo su postazioni prefissate (ad esempio la finestra di una stanza), anche se non è per escluso il provvedere ad un camuffamento adeguato per non rivelare la nostra posizione.

Tra queste particolarissime figure operative in forza alle varie Istituzioni dello Stato, esistono anche specifiche occasioni di confronto e reciproco scambio di “best practices”?

Si. Una è stata ad esempio l’esercitazione nazionale interforze denominata “Joint Stars 2019” che è poi la più importante esercitazione a livello nazionale, organizzata e gestita dallo Stato Maggiore della Difesa tramite il Comando Operativo Interforze (COI – dal 26 luglio scorso ha assunto la denominazione di COVI – Comando Operativo di Vertice Interforze). .

In quell’occasione ho avuto modo di esercitarmi unitamente agli omologhi tiratori scelti del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, del 16° Stormo “Protezione delle Forze” dell’Aeronautica Militare e dei celebri “U.S. Marine Corps” degli Stati Uniti.

Ferme restando le informazioni che ci possiamo scambiare ad ogni favorevole occasione, sulla base di rapporti personali di conoscenza o di amicizia.

Nel caso in cui vi troviate ad operare congiuntamente con tiratori scelti di altre Forze di Polizia, chi assume e dirige il comando delle operazioni così delicate, nel corso delle quali le decisioni debbono essere univoche, coordinate e sicuramente rapide?

In caso in cui dovessimo trovarci ad operare congiuntamente più team di tiratori scelti di diverse Forze di Polizia, il servizio del suddetto personale specializzato sarà diretto da un dirigente della Polizia di Stato, il quale individuerà, d’intesa con i team e valutate le esigenze operative, i luoghi idonei per il posizionamento.

Trattandosi di attività che attengono al settore della Pubblica Sicurezza bisogna infatti rifarsi alle vigenti normative in materia e che, proprio in caso di impiego congiunto, assegnano un ruolo di preminenza alla Polizia di Stato.

Quando si parla di tiratori scelti il pensiero va subito al noto film di Clint Eastwood “American Sniper”, nel quale il protagonista è incarnato da un infallibile cecchino degli US Navy Seals, completamente votato ad un lavoro difficilissimo ma che non lo vede riuscire a staccarsi dall’orrore della guerra. Quanto vi fa sorridere (mi passi il termine) essere paragonati alla figura di Capo Kyle?

Premetto che tra di noi non usiamo mai il termine “cecchino” poiché è considerato dispregiativo.

Un’immagine del film

Il vocabolo fu infatti coniato durante la I Guerra Mondiale dove i tiratori austro-ungarici, fedeli appunto a “Cecco Beppe” (soprannome dato dai soldati italiani all’Imperatore Francesco Giuseppe d’Austria) mietevano continue vittime tra i civili e i militari avversari.

La domanda è comunque stimolante e prometto di non sorridere. Al di là del personaggio cinematografico stiamo indubbiamente parlando di un vero “fuoriclasse” del tiro di precisione, un uomo che possedeva l’istinto del tiratore unito ad un incredibile talento che aveva coltivato sin da bambino.

Ovvio che le zone di guerra in cui Capo Kyle operava avevano poi “amplificato” al massimo queste attitudini, che ha peraltro fattivamente dimostrato sul campo, ed è normale che a vedere il film a lui dedicato ogni tiratore abbia guardato a lui come il giovane atleta guarda al campione, anche se le zone di guerra e le circostanze in cui si è trovato non le augureresti neppure al tuo peggior nemico.

Detto questo, non credo si possa essere paragonati a lui.

La sua proiezione operativa era puramente di guerra prevedendo in ciò azioni di difesa come di attacco, mentre le nostre sono azioni di copertura, dunque solo di difesa – o comunque di prevenzione – da una minaccia.

Un’ultima domanda Appuntato, probabilmente la più “intima” alla quale può anche non rispondere: si chiede mai se e quanto sarebbe pronto a premere il grilletto e far fuoco contro una minaccia che ha inquadrato nel gruppo ottico del suo fucile? La paura di sbagliare in che misura può incidere sul risultato finale di uno sniper?

Se e quando dovessero mai crearsi le circostanze sarò pronto a premere il grilletto. Sono stato addestrato per questo.

Sono perfettamente consapevole che il nostro è un lavoro rivolto alla tutela delle Autorità come dei comuni cittadini che possono trovarsi sotto un concreto pericolo pur senza saperlo; pericolo al quale contrapponiamo l’effetto deterrente indotto dalla nostra presenza per tutte quelle circostanze che richiedono un’attenzione massima sotto il profilo della pubblica sicurezza.

Quand’ero ancora un giovane allievo i miei istruttori battevano sempre il tasto sul concetto di “Un colpo, un centro”.

Un credo che però non ti veniva imposto come il classico riflesso condizionato bensì come modo di pensare e di agire.

Per noi è infatti fondamentale “ragionare” il colpo, ed anche se siamo costretti a farlo in pochissimo tempo dobbiamo essere sempre perfettamente consci delle nostre azioni, per questo la paura di poter sbagliare è una sensazione che non ci appartiene.

Se dunque vi capitasse mai d’incontrare un tiratore scelto… prima del suo fucile ammirate l’Uomo che c’è sempre dietro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore