Forze Armate e di Polizia. A Roma un convegno dedicato alle donne e alla loro capacità di intermediazione e soluzione diplomatica nelle situazioni di conflitto. Senatrice Rauti: “Importante occasione di riflessione e approfondimento”

ROMA. Nella giornata di ieri, in occasione del convegno “Le donne nelle Forze Armate e in Polizia: capacità di intermediazione e soluzione diplomatica nelle situazioni di conflitto”, organizzato dall’Istituto diplomatico internazionale (IDI) con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale sono intervenuti, tra gli altri, la senatrice Isabella Rauti, Sottosegretario alla Difesa, con delega alla promozione delle Politiche di Parità di genere e Pari opportunità, in rappresentanza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

ReportDifesa ne pubblica il discorso integrale.

“Ringrazio con il suo presidente avv. Giordani, l’Istituto Diplomatico Internazionale per l’invito a questo prestigioso evento, incentrato sulle donne nelle Forze Armate e di Polizia e sulla capacità di intermediazione e soluzione diplomatica nelle situazioni di conflitto. Ai relatori, alle autorità civili e militari, ai rappresentanti del Parlamento europeo ed ai presenti tutti, porto il saluto della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e mio personale a questa giornata di studi che fornirà, indubbiamente, spunti interessanti per approfondire la riflessione sulla partecipazione delle donne alle carriere militari e sul loro ruolo nella costruzione dei processi di pace negli scenari internazionali e nelle missioni di stabilità.

Carriere, queste, a lungo precluse al genere femminile fino alla legge n. 380 del 1999 che le ha introdotte; si tratta di una rivoluzione a lungo attesa e di una svolta epocale nel percorso di emancipazione e conquista dei diritti delle donne italiane. Oggi, a 23 anni di distanza dai primi reclutamenti femminili nelle Forze Armate e di Polizia (Arma Carabinieri e Guardia di Finanza) possiamo sicuramente analizzare e valutare quella che non è più una novità ma una realtà consolidata ed operativa.

Questo convegno rappresenta, quindi, una importante occasione di riflessione e approfondimento. Negli anni, si sono delineate, infatti, con crescente chiarezza ed evidenza, le dimensioni che hanno guidato l’integrazione delle donne militari nell’ambito della Difesa. Dimensioni, quantitative ma anche qualitative, che hanno tenuto conto delle prassi della parità di genere, dei principi di complementarietà del personale maschile e femminile, ma anche della unicità o esclusività di genere.

La parità di genere come principio giuridico consolidato ispira e governa tutte le norme che regolano l’organizzazione delle Forze Armate. La dimensione della complementarietà, che valorizza le differenze di genere nella gestione delle risorse umane, è quasi un processo naturale per l’organizzazione militare della Difesa che ha avuto modo di sperimentare, negli ultimi due decenni, la capacità delle squadre miste di creare un valore che non è la somma delle parti maschile e femminile ma una sintesi operativa. Esiste, anche nella letteratura scientifica sul tema, come nella realtà, un punto di vista di genere. Un “punto di vista di genere”, ovvero una visione differente che valuta le diverse ricadute di genere di ogni decisione ed azione e può suggerire – quindi – anche strategie specifiche e soluzioni diverse.

Senatrice Isabella Rauti, Sottosegretario alla Difesa

Questo confronto di opinioni è fonte di arricchimento ed un “tool” necessario nella produzione di soluzioni appropriate, un incremento creativo delle capacità di innovazione e quindi una possibilità maggiore e migliore di perseguire gli obiettivi dell’organizzazione. L’attività nelle unità che vedono la presenza di entrambe le componenti di genere, infatti, integrano capacità che si completano e si potenziano a vicenda. La dimensione di specificità, unicità o esclusività di genere rende la presenza femminile una risorsa strategica nei contesti delle missioni internazionali.

Qui, le donne in uniforme offrono un particolare contributo professionale e possono rivelarsi addirittura dei moltiplicatori del fattore di sicurezza e di compatibilità con il territorio e con la popolazione civile, in particolare con l’elemento femminile locale. Un esempio a me molto vicino è quello delle unità militari specialistiche, formate da donne addestrate al contatto e all’analisi dei bisogni di sicurezza della popolazione femminile locale. Parlo dei Female Engagement Team (FET), assetti istruiti con appositi corsi presso il reggimento CIMIC dell’Esercito di Motta di Livenza, dove ho operato come discente prima e docente poi in qualità di ufficiale della riserva selezionata dell’Esercito.

Ed è proprio nella dimensione di cooperazione civile e militare che rientra il focus specifico di questo convegno, relativo al quarto piano di azione nazionale su “donne, pace e sicurezza”. Il messaggio delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su “Donne, Pace e Sicurezza” è quello di ridurre il gap di genere come strumento per realizzare pace e stabilità durature. Per questo fine le risoluzioni vedono la presenza femminile in uniforme come determinante per favorire i processi di resilienza, di costruzione della pace e mantenimento della sicurezza internazionali negli scenari di costruzione post conflict.

La Difesa italiana ne ha piena consapevolezza ed anche per questo è uno dei maggiori contributori del Piano di azione nazionale, alla cui elaborazione provvede il tavolo di lavoro interministeriale e inter-agenzia guidato dal CIDU, il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani e dove, in rappresentanza del dicastero, siede personale esperto, mio diretto collaboratore per le materie delle pari opportunità e delle prospettive di genere, di cui esercito le deleghe. La partecipazione alla stesura e all’attuazione del Piano impegna la Difesa a sviluppare più progetti di cooperazione civile – militare finalizzati all’empowerment della popolazione femminile locale, a formare figure specialistiche, gender advisor e gender focal point, da schierare nei teatri operativi, ed a reclutare più donne da impiegare negli staff delle missioni e sul terreno, perché la loro partecipazione può consentire alla missione di raggiungere pienamente gli obiettivi di sicurezza, stabilità e protezione e di farlo attivando il protagonismo della componente femminile locale.

L’impegno sui temi oggetto delle risoluzioni e gli obiettivi del Piano di azione sono un impegno di civiltà ed una responsabilità geopolitica, e dobbiamo essere orgogliosi di quanto il nostro Paese, anche con la partecipazione delle donne militari, ha sempre fatto e sta facendo. Sono sicura che i risultati dei lavori di oggi
rappresenteranno un tassello importante nella storia della soluzione dei conflitti e del partenariato multilaterale, una storia immensa e infinita di cui l’Italia è protagonista”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto