Francia: Il Presidente Macron riconosce la Palestina come Stato indipendente. E’ una svolta storica nella diplomazia occidentale

Di Bruno Di Gioacchino

TEL AVIV. Ieri, il Presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia riconoscerà formalmente lo Stato palestinese durante la prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, prevista per settembre.

Il Presidente francese Emmanuel Macron

 

Si tratta del primo Paese membro del G7 a compiere questo passo, seguendo la strada già tracciata da Norvegia, Irlanda e Spagna.

La decisione ha suscitato immediate reazioni internazionali. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu l’ha definita “un premio al terrorismo» e un «rischio di creare un nuovo proxy iraniano, proprio come Gaza”.

Il capo del Governo israeliano, Netanyahu

Anche il ministro della Difesa Israel Katz ha bollato il riconoscimento come una “resa al terrorismo”.

Il ministro israeliano della Difesa, Israel Katz

 

Di segno opposto la risposta dell’Autorità Palestinese, che ha accolto il gesto come un riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese.

Il riconoscimento francese rappresenta una svolta significativa non solo sul piano simbolico, ma anche nell’equilibrio geopolitico europeo. Parigi, infatti, è la prima grande potenza occidentale ad assumere questa posizione, dopo che altri Stati avevano aperto la strada pur con un peso diplomatico minore.

Non è però un’uscita isolata: si inserisce in una tradizione diplomatica francese che, sin dagli anni Sessanta, ha cercato un dialogo autonomo con il mondo arabo, mantenendo un approccio più equilibrato rispetto all’alleato americano, tradizionalmente più allineato alle posizioni israeliane.

L’annuncio di Macron giunge in un contesto drammatico, segnato dalla crisi umanitaria a Gaza che si protrae dall’ottobre 2023.

Il Presidente francese ha legato chiaramente la decisione al tentativo di far pressione per un cessate il fuoco, per la liberazione degli ostaggi e per l’avvio della ricostruzione del territorio palestinese.

In questo senso, il riconoscimento appare come uno strumento politico volto a rilanciare il processo di pace attraverso il rafforzamento della legittimità diplomatica palestinese e l’indebolimento del ruolo di Hamas.

La scelta di Parigi si inserisce anche in un contesto più ampio, in cui la contrapposizione tra democrazie liberali e regimi autoritari torna a essere centrale.

La Francia, da democrazia occidentale, mira a rafforzare l’ordine internazionale basato sul diritto, sostenendo la sicurezza di Israele ma anche l’idea di una soluzione a due Stati.

La leadership israeliana, invece, tende a leggere ogni apertura verso la Palestina come una minaccia alla propria sovranità e un incentivo al terrorismo, adottando una visione fortemente securitaria che trova sostegno anche in alcune autocrazie regionali.

Le implicazioni future del gesto francese sono molteplici. Innanzitutto, potrebbe avviare un effetto domino in Europa, incoraggiando altri Stati, come Germania o Regno Unito, a compiere scelte simili.

In secondo luogo, rischia di inasprire i rapporti con Israele, che ha già minacciato ritorsioni diplomatiche, come la sospensione della cooperazione in materia di intelligence o il rafforzamento delle politiche di annessione in Cisgiordania.

Inoltre, si delinea la possibilità di un nuovo riassetto nella leadership della diplomazia occidentale in Medio Oriente, con un maggiore coinvolgimento europeo nella costruzione di una governance condivisa per la questione palestinese. In Francia, infine, il riconoscimento potrebbe suscitare un acceso dibattito interno, tra chi lo considera un atto di giustizia e chi teme ripercussioni sulla sicurezza della comunità ebraica e sul ruolo della Francia nel conflitto.

Da un punto di vista giuridico, resta aperto il dibattito su come si collochi questo gesto nel quadro del diritto internazionale.

Il riconoscimento unilaterale di uno Stato che non esercita un controllo pieno e stabile sul proprio territorio potrebbe sollevare interrogativi, ma anche fungere da pressione diplomatica per accelerare un processo negoziale finora in stallo.

Inoltre, va considerato come questa mossa si inserisca nel confronto globale tra potenze democratiche e attori regionali autoritari che, come Iran o Turchia, utilizzano la questione palestinese per rafforzare la propria influenza geopolitica.

In definitiva, il riconoscimento annunciato da Macron è un fatto storico.

Non solo perché rompe un tabù nel contesto del G7, ma perché conferma la volontà della Francia di contribuire attivamente alla costruzione di una pace fondata sul diritto internazionale, sul rispetto della dignità dei popoli e sulla ricerca di un equilibrio tra sicurezza e giustizia. In un momento in cui Gaza è simbolo di sofferenza e impasse, questo atto potrebbe aprire nuove traiettorie diplomatiche nella tormentata vicenda israelo-palestinese.

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