Di Marco Lainati e Aldo Noceti
Lucca. Oltre un milione di euro di indennità indebitamente percepite dall’INPS e dall’INAIL, questo è quanto hanno accertato i finanzieri del Comando Provinciale di Lucca al termine di una complessa indagine condotta nel settore della spesa previdenziale coordinata dalla locale Procura della Repubblica.

La vicenda è venuta alla luce grazie ad un controllo d’iniziativa che aveva interessato una ditta individuale operante nel settore della ristorazione, a seguito del quale erano presto emerse non poche irregolarità in materia di lavoro poi risultate riconducibili ad un disegno criminoso di proporzioni ben più ampie oltre che messo in atto con molto ben studiata sistematicità.
L’analisi della documentazione acquisita dai militari della GDF lucchese (che per l’occasione sono stati efficacemente supportati da funzionari dell’INPS, dell’INAIL e dell’Ispettorato del Lavoro) ha infatti consentito di svelare un vero e proprio sistema truffaldino a capo del quale figurano diversi ristoratori e albergatori della Piana e della Mediavalle lucchese, i quali – con il supporto “tecnico” garantito loro da un commercialista – procedevano all’acquisizione di aziende del settore turistico site in luoghi ameni e caratterizzate da una scarsa produttività.
Mettendo in piedi falsi impianti contabili, i responsabili della frode gonfiavano ad arte i costi d’esercizio delle suddette strutture ricettive in modo tale da giustificare l’assunzione di numerosi lavoratori, per i quali sarebbe perciò spettata la prevista assistenza da parte degli Enti previdenziali (INPS e INAIL) che veniva automaticamente erogata a seguito d’una lunga sequela di falsi infortuni, oppure di protratti periodi di disoccupazione dichiarati ad hoc.
Per dimostrare la presenza di un’inesistente clientela e dunque dei connessi ricavi aziendali, i responsabili si erano altresì premuniti di emettere un congruo numero scontrini fiscali attraverso i quali giustificare anche i rapporti di lavoro (nella realtà inesistenti) dei loro dipendenti, funzionali anche alle varie messinscena riguardanti i falsi infortuni avvenuti sui luoghi di lavoro.
Per rendere poi difficoltosi eventuali accertamenti da parte degli Organismi preposti alla vigilanza, gli stessi indagati si erano organizzati anche nell’aprire e chiudere con una certa sequenzialità svariate posizioni IVA, l’assunzione di medesimi lavoratori (ai quali venivano corrisposte retribuzioni piuttosto sostanziose ma mai pagate), il cambio della sola ragione sociale nonché del legale rappresentante delle strutture. In altre parole in molto ben congeniato meccanismo fraudolento per mezzo del quale intascare ingenti erogazioni pubbliche dovute a circostanze del tutto inventate.
A coronamento d’un quadro frodatorio reso oltremodo grave proprio dall’insidiosità dei mezzi con il quale è stato perpetrato da tutte le imprese coinvolte nelle indagini, è poi giunto anche il mancato pagamento delle imposte ai fini dell’IVA e delle imposte sui redditi nonché dei contributi previdenziali.
La suddetta attività dimostra ancora una volta quali e quante possano essere le diverse tipologie di truffa commesse in danno degli Enti previdenziali.
Frodi che costituiscono un grave quanto inaccettabile danno per la casse dello Stato ma che la Guardia di Finanza riesce a contrastare con sempre maggior efficacia, spesso in sinergia con altri Enti ed Istituzioni che collaborano alle indagini sulla base di specifici Protocolli d’Intesa sottoscritti con il Corpo.
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