Guardia di Finanza: a Messina scoperto giro di finti matrimoni inscenati per regolarizzare extracomunitari in cerca del permesso di soggiorno o raggiunti da decreto di espulsione. Sedici arrestati

Di Antonio Leone

Messina. Necessità di ottenere senza problemi un permesso di soggiorno in Italia oppure di mandare a vuoto un decreto di espulsione? Per qualcuno non c’era problema, bastava solo rivolgersi ai “wedding planner” giusti, sborsare una discreta somma ed il gioco era fatto in beffa alle vigenti normative sull’immigrazione.

Operazione della Guardia di Finanza a Messina

Questo è quanto scoperto dai finanzieri del Comando Provinciale di Messina al termine dell’Operazione “ZIFAF”, culminata ieri con l’esecuzione di 16 ordinanze di custodia cautelare (delle quali 5 in carcere e 11 agli arresti domiciliari), disposte dalla Procura della Repubblica peloritana nei confronti degli appartenenti a due organizzazioni specializzate nel favoreggiamento e nell’ingresso/permanenza clandestina di cittadini extracomunitari – irregolari – sul territorio italiano.

Le indagini, condotte dagli specialisti del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (GICO) di Messina, sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia, hanno svelato un ben strutturato sistema illecito (attivo almeno dal 2016) finalizzato all’organizzazione di matrimoni fittizi tra cittadini nordafricani (di nazionalità marocchina, algerina e tunisina) e cittadini italiani, grazie ai quali regolarizzare le posizioni in Italia degli extracomunitari in questione anche se in presenza di decreti espulsione emanati dalla Prefettura e resi esecutivi dalla Questura.

Le investigazioni delle Fiamme Gialle messinesi hanno preso avvio da alcune false dichiarazioni rese da cittadini italiani a pubblici ufficiali circa il loro status civile, a seguito delle quali gli investigatori della GDF hanno però rilevato alcune anomalie quali la “ripetitività” dei testimoni di nozze e degli interpreti stranieri e le reiterate parentele tra testimoni e sposi; in altre parole elementi tali da ritenere l’esistenza di una o più organizzazioni specializzate proprio in tale “business” che non rappresenta una novità ma che deve essere certamente remunerativo per chi lo gestisce.

Nel prosieguo delle indagini, che i finanzieri hanno condotto attraverso numerose acquisizioni documentali, è presto emerso il ruolo di due marocchini – entrambi a capo di altrettanti sodalizi delinquenziali con ramificazioni nel Paese d’origine – i quali assistevano in toto gli “sposi” per quel che riguardava le pratiche burocratiche, con annessa messinscena del finto matrimonio, fino all’atto finale che culminava poi con la separazione ed il divorzio tra i due accordati.

Un’organizzazione di tale livello presuppone chiaramente la presenza di più collaboratori, tutti successivamente individuati nel corso delle indagini, incaricati di reclutare i falsi sposi nonché di curare l’adempimento delle preliminari pratiche burocratiche.

Stessa cosa anche per quel che riguardava i testimoni di nozze e gli interpreti, nonché per i partner italiani coinvolti nell’illecito giro (costituiti in prevalenza da donne in situazioni di disagio economico), pronti ad intascare qualche migliaio di euro violando un ventaglio non indifferente di norme.

A dimostrazione di come il tutto venisse organizzato con sistematicità oltre che con accuratezza, gli investigatori della GDF messinese hanno altresì accertato come le cautele volte ad affermare lo stato di convivenza dei finti coniugi fosse assicurato anche attraverso l’individuazione di un tetto matrimoniale da adibire ad effettiva residenza della “coppia fake”, nonché nell’imbeccare con le giuste risposte da fornire all’atto dei controlli da parte degli agenti dei Vigili Urbani incaricati di verificare l’effettiva convivenza dei “coniugi”.

Per i suddetti matrimoni non era ovviamente previsto alcun festeggiamento tuttavia è emerso come in alcuni casi fosse stata inscenata una festicciola, mentre per le fedi nunziali la fornitura avveniva da alcuni negozi cinesi al contenutissimo costo di 1 euro ad anello.

Tutto l’iter sin qui descritto aveva un cachet fissato in circa 10 mila euro che venivano corrisposti dallo sposo straniero in contanti, oppure attraverso money transfer mediante terzi soggetti non coinvolti nell’illecito; soldi che poi venivano spartiti tra il coniuge italiano ai quali spettavano 2 mila/3 mila euro, mentre quote minori venivano destinate per pagare gli altri soggetti in combutta (testimoni vari ed interpreti).

Secondo quanto accertato dai Finanzieri messinesi, il giro d’affari conseguito dai responsabili sarebbe superiore ai 160 mila euro.

Da rilevare come tra i 16 arrestati di oggi, rintracciati tra Messina, Catania, Bergamo e Torino, sia presente anche un soggetto riparato nel frattempo in Germania, ma per il quale gli inquirenti italiani hanno già richiesto alle locali Autorità l’esecuzione del mandato di arresto europeo.

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