Di Valentina Giambastiani
NAPOLI. Un patrimonio mobiliare e mobiliare dal valore di circa 19 milioni di euro, appartenente a un pluripregiudicato in carcere dal 2004, è stato sequestrato dai finanzieri del Comando provinciale di Napoli – Nucleo Polizia Economico Finanziaria, su disposizione del Tribunale partenopeo che ha accolto la proposta formulata della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA).
L’importante sequestro giunge a seguito di accertamenti economico-patrimoniali che gli investigatori delle Fiamme Gialle hanno eseguito nei confronti del citato soggetto, che come anticipato sopra è stato raggiunto da diverse condanne definitive per i reati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, omicidio, tentato omicidio, sequestro di persona, distruzione di cadavere, detenzione e porto illegale di armi da fuoco.

L’elevata pericolosità sociale del medesimo era inizialmente emersa a seguito delle testimonianze rese da alcuni collaboratori di giustizia, ma soprattutto dalla sua affiliazione al clan camorristico dei Di Lauro prima nonché al cosiddetto .gruppo degli “Scissionisti” poi.
Una contrapposizione tra le due compagini criminali che – dalla fine del 2004 – ha causato una vera e propria guerra di camorra combattuta a colpi di reciproci agguati tra i quartieri napoletani di Secondigliano e Scampia, oltre che nei comuni di Melito, Mugnano, Arzano e Casavatore.
Il destinatario dell’odierno provvedimento è inoltre risultato essere a capo di un vasto smercio di cocaina nella zona delle “case celesti” (Quartiere Secondigliano); un traffico che gestiva per conto e sotto il diretto controllo dei Di Lauro, per i quali ha altresì fornito il suo pieno appoggio in numerose azioni delittuose tra cui spiccano ben 4 quattro omicidi.
Successivamente transitato con un ruolo di vertice nel gruppo degli “Scissionisti” (capeggiato questo dal clan rivale degli Amato-Pagano), allo stesso soggetto sono stati affidati diversi “business” criminali che è riuscito a condurre nonostante la carcerazione, avvalendosi al riguardo di alcuni familiari dei detenuti del suo clan che poi riportavano all’esterno le direttive impartite.
Forti di queste accertate premesse gli investigatori della GDF sono così passati all’effettuazione di complesse indagini patrimoniali, grazie alle quali è stato possibile individuare cinque soggetti – appartenenti a tre distinti gruppi familiari – tutti privi di adeguate capacità reddituali ma ai quali il proposto ha fittiziamente intestato numerosi beni mobili e immobili.
Il lavoro dei finanzieri, ancor più nel dettaglio, ha così rivelato l’esistenza di 18 unità immobiliari site a Napoli, Melito di Napoli (Napoli), Vitulazio (Caserta) e Corigliano Calabro (Cosenza), nonché i compendi aziendali di due imprese di Napoli e Arzano rispettivamente attive nella distribuzione di carburanti e nella compravendita immobiliare.
Alla luce delle risultanze sottoposte al vaglio dell’Autorità Giudiziaria inquirente ed in applicazione delle disposizioni contenute del “Codice Antimafia”, i citati beni sono stati pertanto sequestrati e affidati alla gestione di un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale del capoluogo campano.
Resta in ogni caso opportuno precisare che questo sequestro è una misura di prevenzione patrimoniale non ancora resa definitiva, contro la quale è possibile opporre gli strumenti d’impugnazione previsti dalla legge.
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