Guardia di Finanza: a  Perugia scoperta maxi-frode fiscale nel commercio dei prodotti petroliferi. Arrestati 4 responsabili e sequestrati beni per 15 milioni di euro

Di Aldo Noceti

Perugia. Cinque responsabili arrestati con sequestro di somme di denaro e disponibilità patrimoniali per 15 milioni di euro.

Le indagini della Guardia di Finanza

Si possono riassumere qui i risultati di una nuova ed importante operazione condotta dai finanzieri del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (GICO) di Perugia, che ha portato alla scoperta di una colossale evasione fiscale realizzata nella commercializzazione dei prodotti petroliferi, settore non a torto ritenuto particolarmente “sensibile” per l’Erario dello Stato e dove la criminalità organizzata, a più riprese, ha rivolto i suoi appetiti.

La difficile inchiesta, coordinata e diretta dalla Procura della Repubblica perugina, ha preso le mosse da mirate attività di analisi autonomamente effettuate dalla Guardia di Finanza nonché dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che avevano riguardato molte transazioni verificatesi dall’inizio del 2020 ad opera di soggetti economici attivi nel suddetto settore.

Il successivo sviluppo delle indagini, che hanno richiesto l’impiego di intercettazioni telefoniche, interrogazioni alle banche-dati ed acquisizione di specifiche documentazioni, ha permesso di rivelare agli investigatori un non certo inedito ma comunque efficace sistema di evasione all’IVA che traeva origine da due depositi ubicati nel perugino, uno dei quali riconducibile ad un imprenditore della zona, mentre l’altro nelle disponibilità di un pregiudicato calabrese già noto per i suoi rapporti con la ‘ndrangheta e già sottoposto a sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Nel corso dell’inchiesta è altresì emerso il coinvolgimento di un altro soggetto – attualmente detenuto – che in passato era finito in altre inchieste riguardanti clan di camorra nonché dei loro correlati interessi occulti nel campo dei petroli.

Il meccanismo di frode messo a punto dai responsabili si basava sul classico sistema “carosello”, più nello specifico nel far giungere prodotto petrolifero di provenienza Ue in un deposito costiero del Veneto, e da lì trasportarlo alle società umbre autorizzate ad operare come “destinatari registrati”; qualifica questa che gli consente di ricevere il prodotto in sospensione della prevista accisa e delle altre imposte.

L’essere “destinatari registrati” permette inoltre di effettuare cessioni senza applicazione dell’IVA, purché queste siano effettuate verso operatori commerciali in possesso dei previsti requisiti di affidabilità, nonché dietro presentazione di apposite polizze di fidejussione emesse proprio a garanzia del successivo pagamento dell’imposta.

Ed è questo punto che si iniziava a materializzare la maxi-frode, poiché presso i depositi di quelle società il carburante veniva “nazionalizzato” e contestualmente ceduto ad una serie di società “cartiere” (ovvero esistenti solo sulla carta) ma senza addebito dell’IVA, anche se le stesse erano prive dei requisiti di cui sopra oltre che a fronte di polizze fideiussorie risultate false.

In questo frangente entravano dunque in primo piano le suddette “cartiere”, a tutti gli effetti mere scatole vuote fittiziamente interposte ad hoc nelle transazioni commerciali, le quali avevano il compito di rivendere i carburanti a clienti terzi sui quali addebitare la relativa imposta (che veniva così incassata ma sistematicamente non versata all’Erario), prima che queste stesse società finissero poi per sparire definitivamente nel nulla insieme ai loro “prestanome”.

Oltre a tutti i pesanti aspetti evasivi del caso, pacificamente quantificabili in cifre di assoluto rilievo, la frode in tal modo perpetrata ha permesso di immettere sul mercato ingenti quantità di prodotto petrolifero a prezzi di gran lunga inferiori a quelli normalmente praticati dai listini causando, altresì, un rilevante danno economico a tutte le altre aziende del medesimo ramo commerciale.

Da evidenziare come il conseguente provvedimento di sequestro disposto dall’Autorità Giudiziaria – che come detto sopra supera i 15 milioni di euro – sia stato disposto nei confronti di 12 persone fisiche e 7 società, a carico delle quali sono altresì emersi consistenti profili di “responsabilità amministrativa” proprio per i reati commessi nel loro interesse da soggetti che, al loro interno, rivestivano funzioni di rappresentanza, di amministrazione e di direzione.

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