Guardia di Finanza: Catanzaro, operazione “Molière”. Denunciati 13 medici del 118, assentatisi dal servizio durante il primo lockdown per ritorsione contro la locale ASP

Di Marco Lainati e Aldo Noceti

Catanzaro. Sarebbe stata una vera e propria ritorsione nei confronti dell’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Catanzaro, ma a commetterla non sono stati comuni malviventi bensì 13 medici del servizio di emergenza “118”, assentatisi indebitamente e contemporaneamente dal loro importantissimo lavoro durante il primo lockdown del marzo 2020.

La vicenda, sulla quale hanno indagato i finanzieri del Comando Provinciale di Catanzaro – Nucleo Polizia Economico Finanziaria, magistralmente diretti dalla locale Procura della Repubblica, ha cominciato a prender corpo non appena il responsabile del servizio “118” ha segnalato agli inquirenti l’alquanto anomala assenza di troppi medici, fattore questo che – in piena emergenza pandemica – ha causato non pochi disagi alla cittadinanza improvvisamente materializzatisi in inevitabili disservizi e ritardi negli interventi delle ambulanze.

Gli investigatori della GDF catanzarese hanno così avviato la loro indagine procedendo al sequestro dei cellulari degli indagati, ed attraverso l’esame delle chat scambiate su una nota piattaforma di messaggistica istantanea la causa di tutte quelle strane assenze ha iniziato a venir fuori, svelando agli inquirenti come quegli stati di malattia accusati dai 13 medici indagati non solo erano falsi, bensì strumentali a far pressione sulla citata ASP affinché ripristinasse una particolare indennità dei quali i sanitari avevano per anni beneficiato – anche in durante periodi di ferie – ma che era stata successivamente abolita perché ritenuta illegittima.

GDF – stemma Comando Regionale Calabria

E la riprova di ciò l’hanno data proprio le conversazioni scambiate dai medici sottoposti ad indagine, dalle quali è emersa in maniera inequivocabile la loro chiara volontà di mettere in ginocchio il servizio ed esercitare contestualmente una forte pressione sull’azienda sanitaria dalla quale dipendono, tutto ciò affinché ripristinasse quel preciso “benefit” economico ma in dispregio dei più basilari princìpi etico-professionali nonché manifestando una certa viltà.
Proprio a tal riguardo, è infatti balzata all’attenzione degli investigatori la posizione di alcuni medici i quali, con il pretesto di non voler contrarre l’infezione da Covid-19, di punto in bianco hanno abbandonato il loro lavoro “dotandosi” però di opportuni certificati medici.

Non meno condannabile è stato poi il comportamento di altri sanitari i quali, benché risultanti in malattia, hanno comunque continuato ed esercitare privatamente la professione come se nulla fosse.
Chiaramente coinvolti in questa squallida vicenda sono anche gli altri medici 28 che si sono prestati a redigere certificati medici falsi (addirittura richiesti via telefono) per i loro colleghi, il che porta a 41 i medici complessivamente indagati per truffa e falso ideologico.

Alla luce delle limpide risultanze probatorie prodotte dai militari delle fiamme gialle, il GIP del Tribunale di Catanzaro ha dunque disposto in capo ai primi 13 indagati il sequestro – finalizzato alla confisca – di disponibilità finanziare ammontanti ad oltre 46.000 euro, cifra che rappresenta l’indebito profitto da loro ottenuto a seguito di tali esecrabili ed illecite condotte.

 

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