Guardia di Finanza: Emergenza Coronavirus, controlli a tappeto e nuovi sequestri a Bari e Parma. Numerose denunce

Di Michele Toschi

Bari. Si vanno intensificando i controlli che la Guardia di Finanza sta conducendo su tutto il territorio nazionale alla ricerca di chi, lucrando sull’attuale stato di emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus COVID-19, pone in vendita articoli sanitari (principalmente mascherine e soluzioni disinfettanti) a prezzi spropositatamente aumentati, magari spacciandoli come prodotti dalle proprietà “immunizzanti” o “disinfettanti” (che invece non hanno) o chi, addirittura, furtivamente li sottrae dalle strutture sanitarie pubbliche per poi piazzarle “sottobanco”.

I controlli della GdF

Significative al riguardo sono state due operazioni, rispettivamente concluse dai finanzieri del Comando Provinciale di Bari e del Comando Provinciale di Parma.

Questi i dettagli.

I militari della Guardia di Finanza del capoluogo pugliese, sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, hanno effettuato oltre 30 perquisizioni giungendo al sequestro di oltre 30 mila prodotti (presidi medici come mascherine facciali, gel e salviette disinfettanti), per un valore commerciale che si aggira sui 220 mila euro.

Sono stati circa 130 i militari delle Fiamme Gialle che hanno praticamente battuto a tappeto negozi gestiti da cittadini di nazionalità italiana e cinese, situati in 22 diversi comuni della provincia e precedentemente individuati dopo un attento screening che ha riguardato anche noti siti di e-commerce.

A finire sotto le attenzioni degli investigatori sono stati principalmente esercizi commerciali del settore dei cosmetici, dell’erboristeria, dei prodotti per la casa e della ferramenta.

In larga parte dei negozi controllati la proposta di vendita era la medesima, ovvero un’ampia scelta di salviette usa/getta e gel vari ad azione “igienizzante” presentati al pubblico, però, con simboli ingannevoli sulle confezioni nonché accompagnati da messaggi pubblicitari che ne declamavano le proprietà disinfettanti (mentre in realtà erano solo semplici prodotti detergenti) ed ovviamente rivenduti a prezzi notevolmente aumentati rispetto a quelli di listino.

Sul punto, giova infatti ricordare come una disposizione del Ministero della Salute (datata 20 febbraio 2019) sia molto chiara in materia, prevedendo che tutti i prodotti ad azione “sanificante” (tecnicamente classificati come bioacidi) possano essere posti in vendita soltanto dopo aver ottenuto una specifica autorizzazione da parte dello stesso Dicastero o dall’Unione europea.

Tali prodotti, infatti, riportano obbligatoriamente sulle confezioni il numero di autorizzazione/registrazione rilasciato dal competente Ministero oppure dalla Commissione europea, il quale ne garantisce sicurezza ed efficacia nelle condizioni d’uso indicate.

Su segnalazione al numero di pubblica utilità del Corpo “117”, sono state altresì controllate dai finanzieri anche alcune farmacie i cui gestori, dopo aver acquistato delle grosse confezioni di mascherine facciali, le avevano tolte dagli imballi e poi ri-confezionate singolarmente allo scopo di massimizzare i guadagni (con rincari che sono smaccatamente giunti anche al + 6 mila%).

Per tutti i responsabili di tali azioni truffaldine, oltre ai risvolti di natura penale, si profilano anche sanzioni di carattere amministrativo per le evidenti violazioni al Codice del Consumo commesse.

A Parma l’attività è interamente scaturita da una segnalazione giunta al “117”, a seguito della quale i finanzieri sono acceduti presso una sala-giochi nella quale un addetto alla cassa aveva abusivamente posto in vendita prodotti disinfettanti e mascherine d’uso chirurgico (quest’ultime fino a 70 euro al pezzo).

Sin qui sembrava essere la classica “furbata” di qualcuno che aveva trovato il modo di fare soldi “facili” se non fosse che, da un più approfondito riscontro operativo dei finanzieri, è emerso che i prodotti in questione erano di provenienza furtiva in quanto sottratti dall’Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) di Parma.

Autore del furto, un dipendente della stessa Azienda sanitaria che le fiamme gialle hanno però presto individuato, unitamente ad un altro operatore sanitario nella cui abitazione è stata rinvenuta altra merce dello stesso tipo sottratta dai magazzini della stessa AUSL.

Si tratta di alcune centinaia di pezzi (mascherine, guanti in lattice e prodotti igienizzanti) che, oltretutto, sono in questo particolare momento di difficile reperibilità anche per le strutture ospedaliere e di presidio territoriale della Sanità Pubblica, per tali motivi l’Autorità Giudiziaria ne disporrà al più presto la restituzione alla AUSL dalla quale erano stati sottratti.

Per lo scaltro venditore è già stata emessa una denuncia per ricettazione, mentre quello di peculato è il reato ipotizzato nei confronti dei due dipendenti pubblici infedeli.

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