Di Gerardo Severino*
ROMA (nostro servizio particolare). Gli stemmi da caserma, in gergo corrente definiti “ovali”, per via della loro tradizionale forma esteriore, hanno da sempre suscitato l’attenzione degli storici dell’araldica militare, così come dei collezionisti di oggetti militari, sempre a caccia di nuovi modelli regolamentari, ma soprattutto di quelle varianti tecniche che, molto spesso, “fanno la differenza” anche sul valore economico del pezzo in sé.

Gli “ovali” sono comparsi – ovviamente per puro caso – in foto d’epoca riferite a caserme, ma anche nella cinematografia del nostro Paese.
Chi non ricorda la scena tratta dal film “I due Marescialli”, con i grandi Totò e Vittorio De Sica, allorquando, a seguito dell’8 settembre 1943, l’ovale della caserma dei Carabinieri di Scalitto (nome inventato) fu orrendamente deturpato, con la cancellazione del termine “Reali”, riferito ovviamente alla Benemerita?

Ebbene, quella degli “ovali”, è una storia particolarmente affascinante, una storia che ha riguardato da vicino anche le Fiamme Gialle: il Corpo di Polizia che, almeno sino ad una cinquantina d’anni orsono, disponeva di un ordinamento capillare, più o meno simile a quello dei Carabinieri, con piccoli Comandi di Brigata o di Distaccamento collocati massicciamente lungo i confini terresti e marittimi d’Italia, ma anche nel resto del territorio.
Con questo saggio ne ricorderemo la storia e l’evoluzione, tenendo presente che per moltissimi anni, gli “ovali” delle caserme furono gli unici emblemi pubblicitari riconducibili al Corpo, soprattutto in quelle epoche nelle quali non venivano ancora utilizzate le targhe in marmo con la denominazione del reparto, come invece sarebbe accaduto a partire dagli anni ’20.

Dal 1862 al Terzo Millennio
Per chi volesse avere un idea di cosa stiamo parlando, naturalmente per la parte più remota di questa vicenda, è sufficiente recarsi a Brezzo di Bedero, un pittoresco villaggio che si specchia su Lago Ceresio, meglio noto come Lago di Lugano, in provincia di Varese.
Lo stemma che, per quanto sbiadito, è ancora perfettamente visibile al di sopra del civico 68 di Via Roma, fu realizzato nel corso dello stesso 1862, nel preciso istante in cui i vecchi Preposti delle Gabelle, ovvero le Guardie di Finanza del deposto Regno Lombardo-Veneto, che molto probabilmente già occupavano l’immobile privato trasformato in caserma, furono ribattezzati col titolo di “Guardie Doganali”.

Ciò era stato contemplato, per quanto indirettamente, dallo stesso “Regolamento Organico del Corpo delle Guardie Doganale”, esattamente nell’ambito del Titolo VIII – “Delle Caserme e del Casermaggio”, in particolare con la “Tabella n. 3”, avente per titolo “Tabella dei mobili ed utensili del casermaggio”.
A richiamare la Tabella era stato l’art. 60 del Regolamento, avente per titolo “Mobili ed utensili a carico dello Stato”, il quale citava: “Sono dati a spese dello Stato tutti i mobili ed utensili descritti nella tabella n. 3 annessa al presente regolamento ad uso delle sale di disciplina e dei corpi di guardia”.
Ebbene, tra gli effetti di casermaggio previsti per l’allestimento delle caserme e dei corpi di guardia troviamo un generico “Stemma Reale”, il quale, tuttavia, non viene descritto nella sua rappresentazione grafica esteriore, né tantomeno nelle sue caratteristiche di fabbricazione.
A questo punto ci appoggiamo ad un prezioso documento relativo all’Arma dei Carabinieri Reali, in un cui “capitolato d’onere” per gli effetti di casermaggio troviamo la seguente descrizione: “Ciascuna caserma dovrà essere munita esternamente sulla porta principale d’ingresso di uno stemma Reale ben colorito portante l’iscrizione Carabinieri Reali. Detto stemma s’intenderà far parte del mobilio” [1].

La descrizione esatta dello Stemma da caserma per le Guardie Doganali apparve, invece, l’anno seguente la fondazione del Corpo, allorquando nel modello a stampa relativo al cosiddetto “Inventario dei mobili ed affetti di Casermaggio somministrati alle Brigate Doganali” troviamo la seguente specifica: “Per ogni Corpo di Guardia, Stemma reale con leggenda Corpo di Guardia Doganale in lastra di ferro dipinto ad olio” [2].
L’emblema ufficiale si sarebbe dovuto realizzare in “ferraccio”, vale a dire una fusione in ghisa, del peso di circa 27 chilogrammi, sulla base delle caratteristiche tecniche dettate dalla nota esplicativa pubblicata sul Giornale Militare del 1861.
Ma non sempre fu così.
Lo stemma della caserma di Brezzo di Bedero fu, molto probabilmente, realizzato da maestranze locali, ma non in lastra di ferro, bensì utilizzando le locali tecniche pittoriche consolidate nel tempo, quindi affrescato su calce, come da tradizione locale.
Non dimentichiamo, infatti, che il centro storico della stessa Brezzo di Bedero, nel conservare taluni aspetti originali del tempo, ha mantenuto in vita non pochi affreschi murali, per quanto a carattere religioso, alcuni dei quali molto antichi [3].
Tre di questi, in particolare, risalgono al XIV secolo.
Considerando il loro grande valore storico e artistico, sono stati restaurati e trasferiti all’interno del palazzo comunale, per poterli meglio conservare.
Ebbene, nel caso della caserma di Brezzo, l’artista pittore incaricato di disegnare sul portone d’ingresso lo stemma reale commise un errore, in quanto, in quel frangente storico il Corpo delle Guardie Doganali non era stato ancora definito “Regio”, una conquista che l’Istituzione conseguirà solo trent’anni dopo, esattamente nel 1892.
Lo stemma riproduceva, quindi, l’insegna ufficiale del Regno d’Italia, la quale era formata da uno scudo caratterizzato dalla croce Sabauda (di rosso alla croce argento), al quale era aggiunto il Collare della Santissima Annunziata.
Tale emblema, in realtà, fu normato (leggasi istituzionalizzato) per la prima volta con una deliberazione della Consulta Araldica il 4 maggio del 1870, quindi nove anni dopo la nascita del nuovo Stato, che fu infatti proclamato il 17 marzo 1861.

In quel frangente storico, lo stemma presentava due leoni rampanti d’oro, posti a sostegno dello scudo, timbrato da un elmo coronato, intorno al quale erano presenti i Collari dell’Ordine Militare di Savoia, dell’Ordine Civile di Savoia, dell’Ordine della Corona d’Italia (creato il 2 febbraio 1868), dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata (portante il motto FERT). I leoni impugnavano dei guidoni, sui quali era presente la bandiera italiana.
Dall’elmo si dipartiva un manto regale sovrastato da un padiglione, sopra il quale era presente la Stella d’Italia raggiante e capovolta.
Nel 1881, tutti gli stemmi da caserma del Corpo dovettero essere modificati, in ragione del mutamento Istituzionale cui fu oggetto la Guardia Doganale, Istituzione che proprio in quell’anno fu ribattezzata, come abbiamo già raccontato, col titolo di “Guardia di Finanza”.
A partire da quell’anno in poi, lo stemma fu, nella maggioranza dei casi, realizzato in bronzo, o comunque in materiale ferroso, ma non più dipinto ad olio sui muri, così come stabiliva la Tabella del 1863, in maniera tale da poter essere facilmente collocato o rimosso, a seconda delle aperture o chiusure delle stesse caserme.
Fu, questa, una scelta pratica che riguardò tutti i Corpi militari e le stesse Forze di Polizia, naturalmente a seconda dei capitolati che ciascuna Intendenza di Finanza avrebbe approvato, nell’ambito della provincia di competenza.
Ci furono, infatti, casi nei quali gli stemmi da caserma furono realizzati in legno pregiato, opportunamente colorati, così come lo era lo stemma del Regno, in maniera tale da evitare costi maggiori, qualora si fosse ricorsi alla coniazione di stemmi in bronzo pesante, ogni qualvolta veniva decisa la modifica dell’emblema in questione.
Ricordiamo, infatti, che lo stemma del Regno d’Italia venne modificato, dopo il 1870, altre tre volte, nel 1890, sulla base di un nuovo modello elaborato dalla Consulta Araldica, poi nel 1927 e, infine, nel 1929.
Con la Legge 9 giugno 1927, n. 928 fu converto in Legge il Regio Decreto legge 12 dicembre 1926, n. 2061, che dichiarava il fascio littorio emblema dello Stato, il quale si addava ad abbinare al precedente, mentre con il Regio Decreto 11 aprile 1929, n. 504, fu stabilita la nuova foggia dello stemma e del sigillo dello Stato, con l’inserimento dei fasci littori nello stemma modello 1890 (il cosiddetto blasone reale).
In questi due ultimi casi, per fortuna, gli ovali da caserma erano già da tempo realizzati in lamiera zincata.
Lo stemma Reale fu uno dei simboli patri della Nazione italiana e venne sostituito nel 1948 dall’emblema della Repubblica italiana (approvato con Decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 535), riprodotto, come si sa, anche sugli ovali da caserma, i quali rimasero pressoché immutati sino ai nostri giorni.
Un discorso a parte merita, infine, lo stemma della Repubblica Sociale italiana, ove su tutte le caserme e uffici pubblici fu collocato il nuovo stemma, così come stabilito dal Decreto legislativo del Duce in data 23 gennaio 1944, n. 15, rappresentato da uno scudo sannitico riproducente i colori della bandiera, sormontato da un aquila, con la banda bianca caricata di un fascio littorio.
L’ultima modifica apportata agli stemmi da caserma delle Fiamme Gialle porta la data del 23 giugno 1959, con l’applicazione di un apposita circolare del Comando Generale del Corpo, con la quale si prescrisse che da quel momento in avanti su tutti gli ovali, gli unici elementi da riprodurre dovevano essere l’emblema dello Stato e la legenda “Guardia di Finanza”, a differenza di quanto era avvenuto in epoca precedente, allorquando sugli ovali veniva indicata anche la tipologia del reparto [4].
NOTE
[1] Cfr. “Carabinieri Reali”, art. 1, comma 12 del “Capitolato per gli effetti di Casermaggio”, emanato il 18 maggio del 1861 dal Ministro Segretario di Stato per gli Affari dell’Interno.
[2] Cfr. “Indice dei modelli per le scritture concernenti il servizio della Guardia Doganale”, in Ministero delle Finanze, Bollettino delle Gabelle, vol. III, 1863.
[3] Sull’argomento Alessandro Dumassi, I muri raccontano: viaggi per immagini in Valtravaglia e dintorni, Germignaga, Litografia Stephan, 2010.
[4] Cfr. Circolare n. 171 – Ord. e Add. “Stemmi per le caserme”, in Comando Generale della Guardia di Finanza, Foglio d’Ordini n. 23, in data 23 giugno 1959, p. 2.
*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa
© RIPRODUZIONE RISERVATA

