Di Fabrizio Scarinci
TEHERAN. In risposta ai raid israelo-statunitensi sul suo territorio, oltre a contrattaccare prendendo di mira il suolo israeliano e molte delle installazioni militari statunitensi presenti in vari Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e Bahrain), il regime iraniano ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, ritenuto non più sicuro.

Noto come una delle più importanti arterie vitali del commercio petrolifero mondiale, lo Stretto vede transitare quotidianamente circa il 20% – 30% del greggio trasportato via mare e il 25% del gas naturale (GNL) liquefatto mondiale.

Da diversi anni a questa parte, la maggior parte di questi flussi è diretta verso l’Asia; in modo particolare verso India, Cina, Giappone e Corea del Sud.
Com’è facile immaginare, però, tale dinamica sembrerebbe destinata ad impattare in maniera piuttosto vistosa anche sua altre aree del pianeta, inclusa, ovviamente, l’Europa.
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