Di Fabrizio Scarinci
TEL AVIV. Nella giornata di ieri, il governo israeliano ha annunciato la propria intenzione di arrivare a dotarsi di almeno 100 F-35I (sotto-variante dell’F-35A sviluppata appositamente per le proprie forze aeree) e 50 F-15IA (versione, anche in questo caso “customizzata” dell’F-15EX Eagle II).

La decisione, che riflette gli enormi cambiamenti generatisi in seno al contesto mediorientale a partire dal 7 ottobre 2023, si inserisce in un piano molto più ampio di potenziamento militare, in virtù del quale le autorità israeliane prevedono di aggiungere quasi 120 miliardi di dollari al proprio bilancio della Difesa nell’arco dei prossimi 10 anni.

Come noto, le forze aeree dello Stato Ebraico dispongono già ora di 48 F-35I (da considerarsi parte di quel totale di 100 aerei che si prevede di acquisire), di quasi 90 F-15 A/B/C/D e I (variante “nazionale” dello Strike Eagle, da cui, peraltro, discende l’EX) e di circa 200/220 F-16.
Negli ultimi anni, molti di questi velivoli, che rappresentano, di fatto, quanto di meglio ci sia sul mercato degli aerei da combattimento, sono stati impiegati con straordinaria efficacia tattica sia nell’ambito delle numerose operazioni d’attacco condotte da Tel Aviv su Gaza, Libano, Siria, Yemen, Qatar, Iraq e Iran, sia nel corso delle varie missioni di difesa aerea miranti a proteggere lo spazio aereo israeliano dagli attacchi dei droni avversari.
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