Niger: oggi il Paese africano festeggia i 63 anni di indipendenza dalla Francia. Continua la guerra di nervi tra i golpisti e l’ECOWAS. Un’eventuale conflitto armato porterebbe a gravi conseguenze economiche legate alla produzione di uranio per le centrali nucleari

NIAMEY. Nel corso della serata di ieri e della notte sulla questione nigerina si sono registrate una serie di dichirazioni e di prese di posizioni. Una nuova guerra di nervi tra Occidente e Africa.

Iniziamo da quella americana.Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha reso noto di avere parlato con Mohamed Bazoum, il Presidente nigerino deposto il 26 luglio scorso con il colpo di Stato che ha portato al potere il Generale Abdourahamane Tiani, capo della giunta militare.

Il Segretario di Stato USA Antony Blinken

Blinken lo ha rassicurato che gli Stati Uniti restano impegnati al ripristino del Governo democraticamente eletto del Paese.

Da Niamey, invece, lo stesso Tiani ha mostrato i muscoli. “Il Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria – ha ribadito – respinge in blocco le sanzioni e si rifiuta di cedere a qualsiasi minaccia da qualunque parte provenga”.

Il Generale di Brigata Abdourahamane Tiani a cpo dei golpisti in Niger

Parlando in un discorso televisivo ha detto: “Rifiutiamo qualsiasi interferenza negli affari interni del Niger”.

Oggi, il Paese festeggia la sua Giornata dell’Indipendenza (3 agosto 1960) dai francesi e Tiani ha affermato che i francesi  “non hanno motivi oggettivi per lasciare il Niger. Non sono mai stati oggetto della minima minaccia”.

Sul piano delel evacuazioni si registrano quelle dei cittadini USA. Gli Stati Uniti hanno, infatti,ordinato l’evacuazione dalla propria Ambasciata a Niamey di tutto il personale non essenziale e dei loro familiari.

Nella serata di ieri è atterrato un quinto aereo del Governo di Parigi è atterrato questa sera all’aeroporto civile di Niamey per evacuare cittadini francesi ed europei.

Lo ha riferito lo Stato Maggiore dell’Esercito all’Agenzia di stampa France Press.

“Dovrebbe essere l’ultimo volo per evacuare le persone che desiderano lasciare il Paese – hanno spiegato dallo Stato Maggiore -. La Francia ha deciso ieri di evacuare i suoi cittadini dal Niger, giustificando questa decisione con il tentato attacco contro la sua Ambasciata avvenuto domenica scorsa e la chiusura delle frontiere che ha impedito ai suoi concittadini di viaggiare in aereo”.

Ieri sono state riaperte le frontiere terrestri e aeree con i 5 Stati vicini.

Nella notte sempre di ieri è atterrato all’aeroporto di  Parigi-Roissy un quarto aereo con a bordo 992 persone, di cui 560 francesi.

La comunità internazionale economica, intanto, imtende dare un duro colpo a Tianie alla sua giumta.

La Banca mondiale ha, infatti, sospeso i trasferimenti “per tutte le sue operazioni e fino a nuovo avviso” al Niger.

La sede della Banca Mondiale

Lo ha annunciato l’istituto di Washington in una nota.

“Siamo allarmati – ha proseguito la nota – dagli sforzi per rovesciare il governo democraticamente eletto del Niger. Di conseguenza, la Banca mondiale ha sospeso gli esborsi per tutte le sue operazioni e fino a nuovo avviso. Monitoriano attentamente la situazione”.

Finora, la Banca Mondiale ha trasferito 1,5 miliardi di dollari nel Paese nel 2022 attraverso i suoi vari programmi di aiuto e finora aveva erogato 730 milioni di dollari dall’inizio di quest’anno.

Anche il Fondo monetario internazionale (FMI) ha diversi programmi di aiuto e non ha ancora sospeso i trasferimenti.

La sede del Fondo Monetario Internazionale

L’ultimo programma di sostegno pari a 131,5 milioni di dollari del FMI per il Niger, firmato il 5 luglio scorso, dovrebbe essere verificato non prima della fine dell’anno.

Moody’s ha annunciato di aver tagliato di due livelli il rating assegnato al Niger, da B3 a Caa2 (indicato come estremamente speculativo e solo un gradino al di sopra di “insolvenza imminente”) dopo il golpe.

Con un comunicato l’Agenzia spiega che sono possibili ulteriori declassamenti e che la decisione segue le sanzioni finanziarie ed economiche decise da diversi organismi di cooperazione economica africana dopo il colpo di Stato.

Sul tavolo restano ancora le decisioni che il summit dei capi di Stato Maggiore dei Paesi ECOWAS, riunit ad Abujia (Nigeria) potrebbero prendere.

Tra cui quello di un intervento armato. Una mossa da molti definita rischiosa. La Russia (ma non solo) hanno posto degli altolà.

Domenica prossima scadrà l’ultimatum dell’ECOWAS (la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale) dato subito dopo il golpe ai Tiani e al suo Governo.

Già il Mali e il Burkina Faso, anche loro guidati da giunte militari, si sono schierati con il Niger. E sono prontiad un conflitto contro l’ECOWAS e i suoi alleati occidentali. E soprattuto la domanda che tuttisi pongono: cosa farà la Russia? Cosa farà la Francia?

E gli altri Paesi africani sono pronti ad un’altra guerra nell’area?

ECOWAS ha voluto chiudere qualsiasi relazione di tipo economico e finanziario con Miamey, sanzionando la giunta di Tiani.

Una soluzione negoziale, l’arte deal diplomazia potrebbe fermare l’intervento armato.

Anche perchè, ricordiamo, che il Niger è importante per tanti aspetti.

Il primo è quello di essere uno dse maggiori produttori di uranio, al momdo (settimo a livello globale, con al primo posto Kazakhstan, Canada e Namibia).

Nel 2022 ha prodtto 2.020 tonnellate metriche di uranio (pari a circa il 5% della produzione globale, seocndo la World Nuclear Association).

Il Niger è un grande produttore di uranio

Una delle più grandi operazioni minerarie, nel Nord del Paese, è quella che ha operato la Compagnia statale francese Orano che qui opera  da oltre mezzo secolo.

L’azienda sostiene che meno del 10% dell’uranio impiegato nelle centrali nucleari francesi per la produzione di energia venga dal Nige. Fonti di stampa alzano il dato al 15%.

Questi sono i siti più importanti: ad Arlit, opera Somaïr (una joint venture di Orano, al 63.4%, e Sopamin, impresa statale nigerina; la miniera di Akouta (attiva fino al 2021 ed ora chiusa) di cui proprietaria Cominak, un’azienda detenuta al 59% da Orano, al 31% da Sopamin e al 10% dgli spagnoli della Enusa.

Ad Imouraren c’è un deposito che conterrebbe una delle riserve più ampie al mondo ma che non è attualmente operativa.

Dopo aver ottenuto i permessi nel 2009, nel 2014 sono stati sospesi i lavori. Si voleva renderla operativa in attesa che i prezzi dell’uranio fossero più remunerativi.

Secondo quanto si è appreso qui sarebbero stoccate circa 179 mila tonnellate di uranio.

Ad Azelik/Teguidda c’è invece una miniera non controllata dalla Francia ma da una joint venture creata nel 2007, SOMINA.

La Cina  avrebbe il 37.2% delle azioini, il Governo nigerino il 33% del Governo del Niger. Più qualcosa in mano ai coreani.

Entrò in funzione nel 2010 ma a causa di considerazioni di mercato venne posta in manutenzione nel 2015.

La China National Uranium Corporation (CNNC) starebbe conducendo studi per riprendere la produzione.

L’uranio nigerino venne scoperto per la prima volta ad Azelik nel 1957.

La produzione ad Arlit iniziò nel 1971.

Quella ad Akouta, invece, nel 1978. Le miniere di uranio in Niger sono state una parte fondamentale della strategia energetica della Francia negli anni ’70.

In questo momento di crisi, Parigi assicura che la diversificazione nazionale delle fonti di uranio permetterebbe, qualora si dovessero verificare interruzioni della catena di approvvigionamento, comunque di continuare la produzione di energia nelle centrali nucleari.

Tolto il Niger al terzo posto della classifica mondiale c’è la Russia. E, in qiuesto momento, con la guerra in atto in Ucraina chiaramente è un nemico.

Insomma, la guerra in Africa potrebbe mettere in ginocchio l’Occidente, ancoar una volta per poblemi di approvviogionamento energetico.

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