Pakistan, eletto Imran Khan. Tutto secondo un copione gia’ scritto

Di Daniela Lombardi

Islamabad. Il Movimento per la giustizia del Pakistan di Imran Khan vince le elezioni, spalancando al suo leader le porte del Governo dove ricoprirà la carica di primo ministro.

Tutto è andato come da copione, nelle legislative del “Paese dei puri” e a nulla sono servite le proteste degli altri partiti in corsa –primo tra tutti la Lega musulmana dell’ex Premier Sharif – che hanno definito queste del 2018 le elezioni “più truccate di sempre”. La Lega da mesi continua ad affermare che l’arresto per corruzione di Sharif sia stata una mossa dei servizi segreti per eliminarlo dalla competizione, ma in mancanza di prove restano voci di un partito ormai sconfitto. Intanto Khan, la cui vittoria è stata proclamata in ritardo proprio per le accuse di brogli e le proteste che hanno infiammato gli animi, ha già annunciato quali saranno i primi punti in agenda per il suo programma. Crisi economica, rapporto con gli Usa e relazioni con il confinante Afghanistan sono gli aspetti sui quali Khan ha dichiarato di volersi concentrare. Nel segno della distensione, secondo quanto affermato a caldo, il nuovo premier cercherà di muoversi per favorire il processo di pace ritenuto indifferibile dalla NATO.

Quanto queste dichiarazioni siano attendibili, sarà tutto da verificare, visto che il premier risulta abbastanza vicino ad ambienti che non hanno mai mancato di creare problemi tanto agli Usa, quanto all’Afghanistan. Il suo partito, ad esempio, ha in più occasioni dato sostegno ad istituzioni da sempre nel mirino internazionale per la loro natura estremistica. In particolare, Khan e i suoi si sono macchiati di un’impresa non certo rassicurante per la comunità internazionale, votando di recente il raddoppio del finanziamento, già accordato in passato sempre su loro pressione, per la madrassa Haqqania. Sulla natura della scuola coranica in questione, non possono esservi dubbi. Basti pensare che proprio qui si formò il famigerato mullah Omar, leader talebano fino alla morte nel 2013. Ma, ancor di più, bisogna tener presente che nella madrassa ha studiato – e ne è stato considerato un vero e proprio ispiratore – Jalaluddin Haqqani, fondatore della rete Haqqani che non ha certo bisogno di presentazioni, in quanto gli attentati ad essa attribuiti sono tra i più sanguinosi della storia dell’area tra Pakistan, Afghanistan e India.

La vittoria di Khan non è dunque nulla di inatteso, anche perché ha sposato in terze nozze una veggente che ha predetto la sua affermazione alle elezioni appena concluse. Gli oppositori hanno da sempre sostenuto che la sua vittoria fosse voluta dagli stessi servizi segreti pakistani e che dunque non ci fosse bisogno di essere veggenti per predirla. Né la veggente, né gli oppositori, sono stati smentiti dai risultati elettorali. Per le strade del Pakistan i sostenitori di Khan festeggiano l’inizio di quella che, a dire del leader che hanno scelto, sarà una “nuova era per il Pakistan”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore