Quando si fa guerra con la disperazione

Di Valeria Fraquelli

Roma. Abbiamo parlato spesso di popolazioni che in Africa soffrono la fame e la sete, non hanno accesso ai più elementari servizi di base’ sono bloccati in un circolo vizioso della povertà che è difficilissimo da rompere.

Ma a volte la colpa della povertà non è solo delle guerre, dei cambiamenti climatici, delle carestie, della mancanza di lavoro che spinge molte persone a scappare per tentare di avere una sorte migliore all’estero.

La povertà è una guerra che genera guerra e così si entra in un circolo vizioso senza fine. A volte si usa la povertà come se fosse una scusa per cominciare una guerra che si sa già che sarà lunga e sanguinosa. Dittatori e signori della guerra senza scrupoli sanno che quando la povertà è tanta può diventare una scusa per scatenare un conflitto contro una o più Nazioni vicine; la disperazione della gente che fugge, che cerca di mettersi in salvo non conta niente perché l’unica cosa che conta è soddisfare il proprio tornaconto personale.

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Guerra e fame vanno di pari passo e in molti casi vengono strumentalizzati e sfruttati per scatenare conflitti fratricidi che hanno effetti su tutta la popolazione e anche sugli Stati confinanti. Scatenare un conflitto e mettere a rischio la vita di intere popolazioni solo pr il proprio tornaconto personale è già di per sé una cosa terribile e quando a questo si aggiunge il fare finta di niente di fronte alla sofferenza, alla disperazione di uomini, donne e bambini che hanno l’unica colpa di essere nati nel posto sbagliato.

Tutti i diritti vengono negati e la popolazione è costretta subire ogni genere di abuso. Queste persone si trovano a combattere con un governo debole e incapace di proteggerli, signori della guerra senza scrupoli, terroristi di ogni genere, torture e abusi che rendono la vita un vero inferno.

La corruzione che interessa molti apparati governativi fa si che molti crimini non vengano puniti e la violenza continua a perpetrarsi nonostante gli sforzi di organizzazioni non governative che operano sul terreno e della comunità internazionale.

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Emblematico è il caso del martoriato territorio del Tigray dove povertà e disperazione son state usate da tutti le parti in conflitto come delle armi per ottenere un loro tornaconto personale. E non importa se tutto ciò che ottenevano era a scapito della popolazione civile. In Tigray la situazione di carestia e di emergenza umanitaria è stata sfruttata per aggiungere guerra a guerra ed ecco che la disperazione della popolazione diventa una vera e propria arma.

In conclusione si può dire che in Africa la disperazione della gente viene usata spesso come arma e spesso sono terroristi e signori della guerra quelli che hanno tutta la convenienza a comportarsi così in nome del loro tornaconto personale. E si sa che nelle zone di conflitto i traffici di armi, droga ed esseri umani sono molto lucrosi per chi sa approfittarne, quindi le situazioni convulse di emergenza convengono a chi vuole arricchirsi con traffici illegali ed ecco perchè estirpare questi traffici deve essere la priorità.

 

 

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