NATO: FOCUS SULLA PROTEZIONE DELLE INFRASTRUTTURE SOTTOMARINE CRITICHE DEL MEDITERRANEO

Di Fabrizio Scarinci

ROMA. Il NATO Maritime Center For Security of Critical Undersea Infrastructure (struttura dell’Alleanza nata allo scopo di proteggere le infrastrutture sottomarine critiche e migliorare la capacità degli Stati membri di far fronte ad azioni destabilizzanti nell’ambito del dominio underwater) ha concluso, ieri, a Roma un’importante riunione mirante all’individuazione delle “best practices” da mettere in campo allo scopo di tutelare le numerose installazioni presenti nel Mediterraneo nell’attuale contesto di guerra ibrida.

Una FREMM della Marina Militare italiana

Il tema chiave dell’incontro, a cui hanno preso parte non solo esperti della NATO, ma anche rappresentati dell’Unione Europea e di diversi Paesi partner dell’Alleanza, ha riguardato l’impiego di tecnologie di rilevamento e sorveglianza, come, ad esempio, alcune innovative tipologie di droni subacquei.

I partecipanti hanno inoltre visitato il Centro di Sorveglianza delle Infrastrutture Sottomarine Critiche della Marina Militare, dove hanno avuto modo di osservare la collaborazione tra operatori civili e militari allo scopo di rispondere rapidamente ad attività sospette.

Presente alla riunione anche il sottosegretario di Stato alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, che, nel suo discorso ha voluto far notare come sotto la superficie dei nostri mari esista una realtà rimasta invisibile per troppo tempo, composta da reti digitali ed energetiche che sostengono la nostra vita quotidiana. Uno spazio che oggi non è più solo tecnico ma rappresenta anche una vera e propria una frontiera strategica da proteggere con determinazione.

Il sottosegretario di Stato alla Difesa Matteo Perego di Cremnago durante il suo discorso

“In un contesto segnato da guerre ibride, competizione tecnologica e nuove minacce che non sempre sono attribuibili con certezza -ha pertanto evidenziato il sottosegretario – la sicurezza della dimensione subacquea è centrale per la stabilità dell’Europa e dell’Alleanza. L’Italia, grazie alla sua posizione nel Mediterraneo, può trasformare la propria geografia in un vantaggio strategico per l’intera area euro-atlantica. La nascita del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea a La Spezia, così come il quadro normativo volto alla creazione di un’Agenzia per la Sicurezza delle Attività Subacquee ha segnato una svolta. Ma la sfida è chiara: servono strumenti di nuova generazione e competenze altamente qualificate che spaziano dal cyber all’intelligenza artificiale applicata ai veicoli autonomi”.

“La dimensione subacquea – ha quindi concluso – è una frontiera determinante per la nostra difesa e sicurezza. Solo attraverso cooperazione, innovazione e visione comune saremo in grado di costruire un futuro più sicuro e resiliente per l’Italia, per l’Europa e per l’intera Alleanza”.

Tra gli altri partecipanti di primo piano anche l’ambasciatore Jean-Charles Ellermann-Kingombe, Assistente Segretario Generale della NATO per la Trasformazione Cibernetica e Digitale, nonché Coordinatore Speciale per le Minacce Ibride, che, in una breve dichiarazione, dopo aver spiegato come un approccio a 360 gradi alla sicurezza rappresenti un elemento cruciale per tutta l’Alleanza e come la regione mediterranea risulti particolarmente critica per ciò che concerne le minacce underwater, ha sottolineato l’importanza di ampliare la collaborazione tra il mondo militare e quello civile, nonché tra attori di tipo privato e attori di tipo pubblico/governativo.

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