Sicurezza: circa 680 mila immigrati si appresterebbero ad entrare nei nostri confini

Di Marco Pugliese

ROMA. Partiamo da una premessa forte: secondo l’Intelligence sarebbero 600 mila le persone che i trafficanti hanno in ostaggio e pronti alla partenza nella sola Libia, una pressione insostenibile “scaricata” sul nostro Paese che deve mettere in acqua le navi della Marina Militare e della Guardia Costiera (più di 60000 salvataggi dall’inizio della crisi migratoria del bacino mediterraneo).

Sono aumentati gli sbarchi (soprattutto dalla Tunisia) tramite “barchini”.

In realtà, tali imbarcazioni solo agganciate a navi più grandi che partono dalle coste tunisine, libiche o turche.

In prossimità delle coste italiane i barchini vengono “sganciati” ed in autonomia arrivano a riva (spesso con qualche affiliato dell’ organizzazione a confondersi con gli sbarcati).

Immigrati ammassati su un barcone fatiscente

Ieri, con questo sistema sono sbarcate 1200 persone (per lo più tunisini).

Le rotte utilizzate dai trafficanti sono quelle delle ONG dalla Libia e anche dalla Tunisia e mentre scriviamo  la Guardia Costiera è sulle tracce di questa navi insieme ad elicotteri della Polizia.

Forse sarebbe il caso d’ utilizzare la Marina Militare e gli incursori (il Consubin), trattandosi d’ organizzazioni internazionali molto attive in Africa e cooperanti con le associazioni terroristiche stroncarne la “logistica” sarebbe fondamentale o si tornerà al punto di partenza (lo scenario tende a ripetersi, il modus è il medesimo dei pirati somali, sono stati ridimensionati con azioni chirurgiche a terra e di prevenzione marittima).

L’imbarcazione in difficoltà e poi rovesciatasi al largo della Libia indica che tali “barchini” siano trainati da navi più grandi e a motore.

Motivo per cui non si comprende appieno perché Ong Alarm Phone e Sea-Watch stiano facendo pressioni sul nostro Paese, affinché mandi una sua nave, quando in loco (quindi più vicine) sono presenti navi commerciali di molteplici paesi, attrezzate per salvataggi.

Oltre a ciò Malta ha il porto più nelle vicinanze, contando anche l’ormai collasso di Lampedusa.

Con Carlo Biffani (esperto di sicurezza che collabora con il CISINT) cerchiamo di capire come si potrà intervenire in questo difficile scenario.

Numeri pesanti quelli dell’Intelligence…

“Non abbiamo motivi per dubitare della fondatezza dei numeri segnalati dalla nostra Intelligence, riguardo alle seicento-ottantamila persone che si appresterebbero, nei prossimi mesi e con l’arrivo della bella stagione a pressare  i confini del nostro paese. Nella relazione annuale del DIS al Parlamento, documento nel quale l’Autorità massima in materia di minacce e rischi per il Paese, definisce “immigrazione clandestina” quella operata ogni giorno da soggetti che grazie ad organizzazioni criminali, attraversano il Mediterraneo ed entrano nel nostro paese senza documenti, sottolineando quanto questo tipo di fenomeno rappresenti una minaccia per la stabilità sociale e la sicurezza del nostro Paese”.

Fatta questa premessa, come possiamo intervenire?

“Tutto ciò premesso ed assodato che il possibile arrivo di una cifra vicina al milione di persone, che sbarcano senza alcun documento di identità e non inserendo nel calcolo i componenti delle loro famiglie, che potranno poi raggiungerli grazie alla norma sul ricongiungimento familiare, non si tratta d’una fantasia, credo sia arrivato il momento di comprendere se non cosa si possa fare, almeno quello che sarebbe necessario fare concretamente”.

Come può essere d’aiuto l’Intelligence?

“Da sempre, l’intelligence è lo strumento strategico dei governi ed è l’Autorità che mette il decisore politico nella condizione di operare scelte volte all’interesse del Paese. Lo fa individuando i soggetti che rappresentano una minaccia, acquisendo tutte le informazioni necessarie e preparando il terreno alle eventuali azioni di mitigazione od annullamento della minaccia stessa, in termini di informazioni necessarie a pianificare risposte adeguate, oltre che immaginando scenari operativi e predisponendosi alla azione e stringendo accordi, generando sinergie con i soggetti utili al raggiungimento dello scopo. Sono certo del fatto che in quello specifico settore, nessuno abbia smesso di fare il proprio mestiere, che non dimentichiamolo mai, per poter essere portato a compimento, necessita oltre che di professionisti all’altezza dei compiti loro assegnati, di un irrinunciabile commitment politico”.

Se è ormai assodato che i seicento e passa mila siano pronti a imbarcarsi e questa è una minaccia alla nostra sicurezza ed alla stabilità sociale, cosa concretamente bisognerebbe fare per impedire che ciò accada?

“In primis, piaccia o meno, bisognerebbe “convincere” i criminali che gestiscono tali traffici in maniera estremamente determinata. Lo si può fare, da sempre, solo in due modi: convincendoli con una contro-partita economica oppure “ponendo fine” alla loro attività”.

Entriamo nel dettaglio, come?

“Alla luce dei numeri e di quello che ci è dato sapere sui guadagni che realizzano le mafie che gestiscono questi immondi traffici, credo sia impossibile immaginare di avere capacità economiche negoziali contro chi nei prossimi mesi sa di poter capitalizzare introiti prossimi ad almeno tre miliardi e mezzo di euro. Per arrivare a questa cifra, vi basterà moltiplicare il numero di partenti per il costo pagato da ognuno di loro per la traversata che stando al loro racconto, è mediamente, di 5000 euro ciascuno”.

Un barcone di immigrati

Quindi non potendo convincerli a più miti consigli attraverso la negoziazione economico-commerciale, resta una sola strada percorribile, ovvero quella della azione di forza?

“Affondare le navi madre prima che prendano il mare. Colpire le basi dalle quali i traffici vengono organizzati e gestiti. Colpire gli uomini che gestiscono tali traffici, anche se si dovesse trattare di personaggi coinvolti nel governo di paesi. Impedire loro di continuare indisturbati a guadagnare miliardi sulla pelle di disperati ed a minacciare la stabilità di un continente. Intercettare e bloccare i flussi di denaro così come fu fatto per interrompere la capacità organizzativa di Al Qaida subito dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Creare percorsi virtuosi che consentano una immigrazione controllata e che originino nei paesi coinvolti attualmente in questa tratta”.

Basteranno queste azioni?

“Credo che le azioni da intraprendere, appena elencate, debbano andare di pari passo con una determinazione politica che possa essere quanto mai decisa ed incisiva. Non possiamo più concedere a russi, turchi e francesi di farla da padroni in Libia. Non possiamo più concedere agli apparati di intelligence di questi ed altri paesi di adottare linee di intervento, decisioni ed azioni che sono volte a danneggiare i nostri interessi ed a minacciare la nostra stabilità, perché se ancora non vi fosse chiaro, questo è esattamente quanto sta accadendo”.

Dove può portare questa minaccia, che ricordiamo è considerata un vero e proprio attacco al Paese da parte dei Servizi?

“La minaccia è in grado, se realizzata, di stravolgere gli equilibri sociali e di sicurezza del nostro paese e del continente intero, ed a minacce di questo genere, si risponde con azioni proprie di tempi straordinari, quali quelli che stiamo drammaticamente vivendo. Fingere che non sia così, e che tutto si possa risolvere recitando il mantra dell’accoglienza senza se e senza ma, e del sacrosanto dovere di soccorrere chi rischia la vita in mare, ci condannerà in maniera definitiva”.

*Giornalista e analista geopolitico CISINT

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