Di Alessandro Gentili (*)
MILANO. lI caso del Vice Brigadiere dei Carabinieri Emanuele Marroccella che ha sparato, uccidendolo, al pluripregiudicato siriano irregolare in italia Jamal Badawi, conclusosi con la condanna a 3 anni di reclusione, 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e una richiesta di liquidazione milionaria del danno alla moglie, ai cinque figli (da tempo scappati in Svizzera per sfuggire alle violenze del congiunto) e ai due avvocati di parte civile del delinquente, grida vendetta.

Da ultimo, il caso di un agente di Polizia del Commissariato “Mecenate” di Milano, con oltre 20 anni di servizio – che, nel parco di Rogoredo, durante una operazione antidroga ha sparato ad un pluripregiudicato, irregolare in Italia, uccidendolo – è stato indagato per “omicidio volontario”!
Il delinquente all’intimazione del poliziotto di fermarsi ha impugnato una pistola provocando la naturale, professionale e legittima reazione dell’agente risultata letale per l’immigrato marocchino, ben noto alle forze dell’ordine!
In ogni Paese normale di questo mondo, al delinquente che usa violenza verso la polizia si spara e se muore pazienza! In Italia no, almeno da una trentina di anni, perché il legislatore inserì nella norma che disciplina l’uso legittimo delle armi da parte dei pubblici ufficiali (art. 53 del Codice Penale) – raccordata con le previsioni degli articoli 51 e 52 dello stesso Codice Penale (Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere e Difesa legittima) una precisazione rivelatasi nel tempo presente micidiale per gli operanti: l’obbligo di proporzionalità.
Nel linguaggio corrente viene semplicisticamente e ironicamente definita “atto dovuto”, pur essendo di fatto, quasi sempre, “atto voluto” dal PM e auspicato dalla difesa della parte lesa.
Spiego meglio.
L’ incipit dell’art.53 (Uso legittimo delle armi) così recita: “Ferme le disposizioni contenute nei due articoli precedenti, non è punibile il pubblico ufficiale . . . “. Orbene dove è il vulnus che trasforma il chiaro enunciato dell’art. 53 in una palude infida e pericolosissima? Il pericolo si è insinuato nell’art.52 (Difesa legittima) che nel primo comma recita “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa. ecc. ecc.“
Ciò che più colpisce è il fatto che l’obbligo di proporzionalità venne creato, dall’incauto (alla luce delle vicissitudini odierne) legislatore del Codice Rocco promulgato nel 1930.

Ma nel 1930 era normale da parte delle Polizie ricorrere alle maniere forti e spesso all’uso delle armi da fuoco.
Era quella in cui però era impossibile che i procuratori del Re procedessero come avviene oggi, nei riguardi dei pubblici ufficiali, che fanno uso delle armi, sistematicamente indagati, essendo scontato, pacifico e normale che esse si usassero per reprimere reati violenti.
E ciò è rimasto pressoché immutato fino all’entrata in vigore, nel 1989, dell’orribile e fallimentare “sgorbio” rappresentato dal nuovo (nuovo per modo di dire, ormai ha quasi 40 anni) Codice di Procedura Penale, noto anche come Codice Vassalli, varato dopo una “gestazione” durata quasi 15 anni, ispirato ai modelli processuali tedeschi, inglesi e americani!!!

Con il nuovo Codice, collaudato con la maxi inchiesta di Milano denominata “Tangentopoli”- un vero “colpo di stato “bianco” che ha distrutto l’assetto della politica in parlamento e assoggettato totalmente tutti gli Ufficiali e Agenti di Polizia giudiziaria – le procure italiane hanno esercitato poteri inediti, primo fra tutti quello di avviare direttamente, di iniziativa e discrezionalmente le indagini, dirigendole e coordinandole fino all’avvio dell’azione penale, spodestando più di fatto che in diritto le Polizie dello Stato della prerogativa, del potere di indagare anche di iniziativa a norma della legge.
Infatti oggi le indagini si fanno e si rifanno spesso all’infinito con le delazioni dei collaboratori di giustizia (cosiddetti “Pentiti”. Strumento aberrante, indegno di uno Stato di diritto), le intercettazioni, la Polizia scientifica e con le telecamere!!!
Ma torniamo all’obbligo di proporzionalità, valutata ovviamente da chi?
Ma è ovvio, dai magistrati inquirenti e giudicanti, comodamente seduti nei loro confortevoli scranni e con tutta calma.
Sarebbe molto più normale che a valutare la sussistenza della proporzionalità fossero organi della forza di Polizia cui appartiene o appartengono l’operante o gli operanti.
Sappiamo tutti quali infauste conseguenze provocano spesso i gratuiti “atti dovuti” idonei a rovinare la professione, la famiglia e la vita dei poveri malcapitati che, a differenza dei comuni cittadini, sono sottoposti pure ad un ordinamento disciplinare e a leggi sullo status rivestito che prevedono una serie infinita di provvedimenti penalizzanti per l’agente/ufficiale o funzionario delle Polizie.
Recenti previsioni di legge in favore del personale dei Corpi di Polizia, che deve affrontare procedimenti penali per cause di servizio, si sono dimostrate solo un palliativo.
Il caso del Vice Brigadiere Emanuele Marroccella, descritto in apertura dell’articolo, è emblematico!
In verità, il legislatore in tempi recenti ha modificato più volte l’art. 52 sulla Difesa legittima per riequilibrare le posizioni del privato cittadino, che respinge le violenze facendo uso delle armi, e il delinquente e i suoi familiari che hanno il sistematico ardire di costituirsi parte civile, riuscendo a ribaltare, grazie a orientamenti giurisprudenziali folli, le posizione delle parti trasformando la vittima in un criminale!
Ora si attende un ennesimo “decreto sicurezza” che vorrebbe rimettere gli agenti della forza pubblica nelle condizioni di agire con efficacia. Ma l’esperienza insegna che finché resterà in vita l’obbligo di proporzionalità valutabile dal pm e dal giudice il problema resterà irrisolto!
Ora però la situazione è all’attenzione di tutti perché l’impotenza, la “castrazione” delle Forze di Polizia nel contrasto al crimine e nel tentativo di mantenere l’ordine pubblico nelle manifestazioni di piazza caratterizzate da componenti violente ed eversive e’ alla luce del sole.
La criminalità predatoria, con buona pace delle statistiche, opera indisturbata, le persone in certe realtà abitative sono terrorizzate, la libertà di movimento in molti luoghi è fortemente condizionata, delinquenti che notoriamente commettono reati continuamente (spaccio, furti, rapine, taglieggiamenti, sfruttamento della prostituzione) nei rari casi in cui vengono arrestati in flagranza vengono subito rimessi in libertà per la “tenuità del fatto” – così valutata dai nostri magistrati – o per la mancanza di posti nelle carceri.
E’ un fatto che l’efficienza delle Forze di Polizia oggi è espressa nella repressione dei reati al massimo al 30-40% delle potenzialità!
In ordine pubblico, poi, siamo al punto che gli agenti preferiscono finire in ospedale e – prima o poi capiterà – anche al cimitero pur di non incappare nella “Via Crucis” dell’ “atto dovuto”.
E qui vi sono responsabilità che vanno anche oltre la sola magistratura, sempre molto sensibile nei confronti dei manifestanti violenti o ai “crociati” votati alle problematiche ambientali. Inutile parlare dello stato di grazia in cui vivono centinaia di immigrati irregolari, che ci hanno “invaso” con la prepotenza e che con la prepotenza permangono nelle nostre contrade avvelenandole con le loro attività illegali, dovute anche alla necessità di sopravvivere.
Immigrati irregolari immuni ai provvedimenti di espulsione perché un sistema malato riconosce loro i diritti dei cittadini, il ricorso al giudice, assistiti da un dissennato patrocinio gratuito che arriva a costare 500 milioni di euro annui!!!
Immuni, dicevo, perché quando impugnano i provvedimenti di espulsione, è necessario perché i provvedimenti possano essere eseguiti che tutti i magistrati presso i cui uffici pendono i vari procedimenti penali concedano – quando lo concedono!?! – i nulla osta.
E’ una lotta contro i mulini a vento, una barzelletta.
E pensare che ci piace criticare gli ICE americani che dai tempi di Barack Obama – non solo Donald Trump come ci piace credere – con la forza e spesso anche la violenza cacciano milioni di irregolari dal territorio USA!

Va rilevato pure che in Italia il problema degli “atti dovuti” e la impossibilità di espellere stranieri irregolari non può essere imputata solo ai magistrati, ma anche agli avvocati votati a utilizzare le problematiche dei delinquenti contro agenti delle Forze di Polizia e degli stranieri che non hanno titolo a stare in Italia e soprattutto a certa politica che ha “disarmato” le forze di polizia e che vorrebbero che i loro appartenenti fossero trasformati in “assistenti sociali”!
Tutto ciò premesso, direi che il Governo possa, anzi debba proporre al Parlamento di cancellare questa assurda statuizione dell’obbligo di proporzionalità di cui all’art. 52 Codice Penale.
Nell’attesa che ciò avvenga, carabinieri e poliziotti dovrebbere astenersi dall’ intervenire in tutti i casi in cui vi siano pericoli di sorta, soprattutto per loro, e trasformarsi temporaneamente (ovvero finché la norma non viene modificata) da “terror dei rei” a “suore di carità”!
Oppure si torni al nulla osta dei Prefetti o del ministro dell’Interno perché l’autorità giudiziaria possa procedere rispettivamente contro agenti o ufficiali della forza pubblica!
*Generale dei Carabinieri nella Riserva. Generale della Gendarmeria della Repubblica di San Marino in congedo.
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