ROMA. Il 1° aprile 1963, venne istituita, con sede a Roma, l’XI Brigata Carabinieri Meccanizzata (ridenominata 11^ Brigata Carabinieri a far data dal 19 luglio 1976), con il compito di coordinare l’attività operativa e l’organizzazione logistica dei Battaglioni Carabinieri.
La Grande Unità, il 3 dicembre 1984, venne trasferita definitivamente presso la Caserma “Culqualber” di Roma, oggi intitolata alla memoria del Vice Brigadiere Salvo D’Acquisto “M.O.V.M.”.
Oggi al suo comando c’è il Generale di Brigata, Patrizio La Spada.
Report Difesa lo ha intervistato.
Signor Generale, Lei ha alle Sue dipendenze vari Reparti quali il 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo, 12 tra Reggimenti e Battaglioni dedicati ai servizi di ordine pubblico, al concorso alla protezione civile e al supporto all’Arma territoriale nel controllo del territorio. Ci può tracciare un focus su questi Reparti? E quali sono le loro peculiarità?
La 1^ Brigata Mobile inquadra appunto, oltre al Reggimento a Cavallo, 7 Reggimenti (Lazio, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Campania, Puglia, Sicilia) e 5 Battaglioni (Veneto, Liguria, Toscana, Sardegna, Calabria).

Questi 12 Reparti, al di là delle differenti piante organiche, sono omogenei per addestramento e caratteristiche di impiego, e i loro assetti sono interoperabili.
Le tre anime operative che li connotano (Squadre di Ordine Pubblico, Squadre di Intervento Operativo e Squadre Operative di Supporto) sono sostenute da una componente logistica e di staff.

La caratteristica principale dei nostri Reparti è la capacità di proiezione delle forze in tempi rapidi; si parla principalmente di esigenze sul territorio nazionale (si va dal supporto ai Comandi territoriali alla vigilanza di obiettivi sensibili, dalla tutela dell’ordine pubblico e dalla sicurezza in occasione di grandi eventi al soccorso in caso di gravi calamità) ma alimentiamo anche diverse posizioni di impiego all’estero, nell’ambito delle missioni frutto di Accordi di cooperazione bilaterale siglati dall’Italia per lo sviluppo capacitivo delle Forze di polizia dei Paesi ospitanti o nel più ampio contesto degli impegni assunti a livello internazionale (ONU, NATO, UE).
Inoltre, con i militari delle Squadre Operative di Supporto assicuriamo servizi di vigilanza e sicurezza presso alcune Ambasciate.
Questo sforzo è possibile grazie alla dedizione dei Comandanti ai vari livelli e allo spirito di sacrificio di tutto il personale.
I nostri militari sono sempre in movimento e quando si permane in sede ci si addestra.
All’addestramento tipico di una Forza di polizia a competenza generale si affianca una specifica formazione militare, per assicurare adeguate capacità tecnico-tattiche sia nello svolgimento delle funzioni di Polizia Militare che nel concorso alla Difesa Integrata del Territorio.
Per quanto riguarda l’ambito Protezione Civile, oltre a fornire il nostro contributo nelle operazioni di soccorso, ci siamo dotati di tre Poli Logistici per l’Emergenza basati su altrettanti Moduli Operativi Campali (MOC).
Parlo di strutture modulari articolate su shelter, con relativi mezzi e materiali per consentirne mobilità ed esercizio, finalizzate a garantire continuità al servizio d’istituto qualora le sedi dei presidi territoriali dell’Arma divenissero inagibili a causa di una calamità naturale.
Il primo MOC è operativo a Vibo Valentia (14° Battaglione “Calabria”), il secondo è in fase finale di allestimento a Bari (11° Reggimento “Puglia”) e il terzo sarà prossimamente realizzato a Moncalieri (1° Reggimento “Piemonte”).
Una riflessione a parte merita il 4° Reggimento a Cavallo.
Esso costituisce un unicum nel panorama nazionale; custode di secolari tradizioni, assolve sia compiti di rappresentanza tipici delle unità montate, che trovano nel Carosello Storico la massima espressione, sia compiti più squisitamente operativi, come il pattugliamento delle aree impervie e boschive o il concorso nei servizi di Ordine Pubblico più impegnativi.

Chi abita nella Capitale può vedere quotidianamente i Carabinieri a Cavallo pattugliare i parchi verdi.
Vorrei concludere osservando che questo nobile animale, attraendo l’interesse dei giovani, ci aiuta a promuovere la cultura della legalità e ci consente di regalare momenti ricreativi e di empatia a ragazzi con disabilità.
Come operano le SIO e le SOS in supporto all’Arma territoriale?
Le Squadre di Intervento Operativo (SIO) vengono impiegate in servizi congiunti con le pattuglie dell’Arma territoriale. Sono assetti caratterizzati da prontezza operativa, flessibilità di impiego ed elevata mobilità, che vanno a irrobustire i dispositivi locali in aree caratterizzate da indice significativo di criminalità predatoria o organizzata.
I Comandi provinciali ne fanno richiesta, per il tramite delle Legioni, al Comando Generale, che mensilmente le accorda sulla base di una pianificazione ad hoc.
Il personale frequenta un corso di 3 settimane, in cui, tra le altre cose, apprende le Tecniche di Intervento Operativo (ad esempio il controllo di persone sospette, perquisizioni, gestione di una persona in stato di alterazione psicofisica) e si esercita nel tiro.
Gli obiettivi del servizio vengono individuati dal Comando territoriale supportato, che definisce le modalità esecutive di dettaglio.
In taluni casi, quando vi è una perfetta conoscenza del territorio in cui si opera, le SIO possono muoversi in autonomia, essendo comunque predisposte per la redazione di tutti gli atti di polizia giudiziaria, fermo restando lo stretto coordinamento con l’Arma territoriale.
Le Squadre Operative di Supporto (SOS) sono invece assetti ad alta affidabilità nati per assicurare una prima capacità di risposta a minacce critiche, con particolare focus su quelle di natura terroristica.
Vengono impiegate, in via ordinaria, in attività di vigilanza dinamica dedicata, a protezione di obiettivi sensibili, o, come ho detto, in situazioni di emergenza, in cui vi è grave e imminente pericolo per le persone. I loro compiti includono il supporto ad attività di polizia giudiziaria (ad es. nel caso di criminali asserragliati) e il supporto in servizi connotati da una maggiore esposizione a rischio (ad es. nel contrasto di bande di rapinatori armati).
I militari delle SOS sono sottoposti a un iter formativo rigoroso e selettivo presso il Centro Addestramento della 2^ Brigata Mobile e perfezionano i propri standard professionali attraverso un continuo addestramento, sotto la supervisione del Gruppo Intervento Speciale (GIS).

È importante sottolineare che le SOS sono perfettamente integrabili con le Aliquote di Primo Intervento (API) costituite nell’ambito dell’Organizzazione territoriale: ciò permette un intervento congiunto di più assetti first responders in caso di necessità (si pensi a un grande ambiente, come un centro commerciale, oppure a un barricamento che per durata necessiti l’alternanza di più dispositivi).

Inoltre, evidenzio che le SOS sono in grado di operare in piena sinergia con i Negoziatori presenti nei Comandi provinciali dei Carabinieri; il binomio costituito da negoziatore e operatore SOS rappresenta uno strumento particolarmente utile a disposizione dell’Incident Commander (cioè l’Ufficiale sul posto responsabile delle operazioni) che deve affrontare e gestire una situazione di crisi.
Al riguardo, un doveroso e commosso pensiero va ai tre Caduti di Castel d’Azzano: il Luogotenente C.S. (ora Sottotenente ) Marco Piffari era in servizio alle SOS del 4° Battaglione “Veneto”.

In questo momento storico molto importante per l’ordine pubblico in Italia, ci sembra giusto analizzare il lavoro dei vostri Reggimenti e Battaglioni Mobili. Addestramento e professionalità sono il loro biglietto da visita. E cos’altro?
L’addestramento è il fondamento stesso dell’efficacia in operazioni. Assicura che ogni membro della squadra sappia cosa fare e come agiscono i suoi commilitoni; serve a sedimentare le tecniche e le procedure d’intervento che permettono di operare al meglio anche nelle situazioni più complesse, in cui l’aver interiorizzato uno schema operativo può fare la differenza.
In sintesi, l’addestramento garantisce che la risposta a un’attivazione sia sempre professionale, efficace e in linea con i criteri di legittimità e proporzionalità.
Il nostro personale si addestra quotidianamente seguendo programmi di mantenimento e aggiornamento, e i nostri istruttori hanno la possibilità di ampliare il proprio bagaglio professionale anche all’estero, dove, nell’ambito di missioni varie, condividono esperienze, lezioni e buone pratiche.
Ne consegue un elevato livello di professionalizzazione della forza, che trova quotidiano riscontro sul terreno.
Nei contesti più delicati, quando gli animi sono più accesi, è importante mantenere autocontrollo e avere capacità comunicativa; empatia e doti umane non mancano certo ai nostri Carabinieri.
Per venire alla conclusione della sua domanda, vorrei soffermarmi sui concetti di coesione interna e senso di appartenenza.
Noi Carabinieri della 1^ Brigata Mobile ci sentiamo una comunità, parte integrante della più grande comunità della Benemerita; nonostante il numero degli effettivi e la diffusa dislocazione sul territorio nazionale, molti militari si conoscono tra loro per vari motivi, non ultimo l’aver prestato servizio insieme presso i distaccamenti o all’estero.
Tra noi c’è spirito di corpo, coesione, fiducia reciproca, c’è condivisione di valori e non solo di procedure; tutti in Brigata siamo consapevoli di avere responsabilità verso gli altri e siamo orgogliosi di servire l’Arma e il Paese nel nostro comparto.
Ha parlato di concorso alla Difesa Integrata del Territorio: può approfondire?
L’attuale contesto geopolitico mondiale ha richiesto un adattamento alle nuove minacce, che ha comportato l’avvio di un programma di aggiornamento e potenziamento delle nostre capacità militari, in aderenza alle linee strategiche definite a livello centrale.
In tale quadro, per le esigenze di difesa del territorio nazionale, è stata costituita una Brigata di formazione, la cui ossatura è tratta proprio dai Reparti della 1^ Brigata Mobile.
Essa si articola su tre Reggimenti e opererebbe come assetto modulare assimilabile a Reparti di fanteria leggera, per offrire un pacchetto capacitivo altamente specializzato e interoperabile con gli altri assetti della Difesa.
Coerentemente, è stato avviato un rinnovamento del parco veicoli, destinato a potenziare la mobilità tattica, e ci stiamo consolidando nel settore armamenti, ad esempio con l’approvvigionamento di sistemi anticarro portatili.
Inoltre, stiamo sviluppando efficaci sinergie con le Grandi Unità dell’Esercito e stiamo inviando i nostri militari a frequentare corsi tematici presso Scuole e Centri delle altre Forze Armate e Interforze.
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