SPECIALE SEAFUTURE: l’evoluzione dei futuri sistemi navali nei nuovi scenari multidominio analizzata nell’ambito di una conferenza organizzata dalla Direzione degli Armamenti Navali

Di Fabrizio Scarinci

LA SPEZIA. Al fine di mantenere un’adeguata capacità di difendere gli interessi del Paese occorre, senza dubbio, raggiungere il massimo grado possibile di indipendenza realizzativa e gestionale nel campo delle nuove tecnologie militari e dei sistemi necessari ad operare negli scenari multidominio che caratterizzano, in maniera sempre più evidente, le dinamiche dei conflitti contemporanei.

Tuttavia, questo non significa dover rinunciare alle collaborazioni industriali in ambito internazionale, che, molto spesso, rappresentano il modus operandi più efficace al fine di ottenere sistemi e tecnologie altrimenti estremamente difficili da realizzare.

La FREMM “Margottini” in navigazione. Tali unità rappresentano un valido esempio di cooperazione internazionale foriero dell’ottenimento di tecnologie e competenze realizzative

L’importante è conseguire la capacità di gestire il processo di sviluppo attraverso la cosiddetta “design authority”, che consente di utilizzare o modificare una piattaforma (anche nei suoi aspetti più “intimi”) ogni volta che lo si desidera.

I concetti appena espressi costituiscono certamente il principale filo conduttore della Conferenza intitolata “L’evoluzione dei futuri sistemi navali: vincere la sfida tecnologica negli scenari multiminio” organizzata oggi dalla Direzione degli Armamenti Navali (NAVARM) nell’ambito della manifestazione SEAFUTURE.

Aperto dall’ammiraglio Giuseppe Abbamonte, direttore di NAVARM, e moderato da Roberta Busatto, giornalista specializzata in economia dello spazio ed economia del mare, l’incontro ha visto intervenire, tra gli altri, il direttore della Divisione Navi Militari di Fincantieri, Eugenio Santagata, il managing director di MBDA, Lorenzo Mariani, il CEO & COO di ELT Group, Domitilla Benigni, il managing director della Divisione Elettronica di Leonardo, Marco de Fazio, il direttore del Servizio Certificazione e Vigilanza dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), Andrea Billet, e il comandante del Dipartimento Subacqueo della Marina Militare, contrammiraglio Francesco Milazzo, che hanno discusso dei futuri sviluppi delle nostre Forze Armate (con particolare riferimento a quelle navali, ma non solo) in relazione alla necessità di gestire le maggiori minacce emergenti (missili ipersonici, sciami di droni e attacchi cyber sempre più sofisticati) e a quella di aggiornarsi attraverso l’introduzione di tecnologie che oggi potrebbero apparire ancora “opzionali” ma che, nell’arco di pochissimi anni, potrebbero già essere considerate a pieno titolo come “fattori abilitanti”.

Un momento della conferenza di oggi

In particolare, ciò che è emerso durante il dibattito è che le capacità della Marina Militare risultano, ad oggi, incentrate su unità flessibili e modulari in grado di ricevere tutti gli aggiornamenti necessari per rimanere efficaci anche nel prossimo futuro.

Nondimeno, come sottolineato dall’ammiraglio Abbamonte, il rapidissimo evolvere della tecnologia militare fa comunque sì che una parte importante dei requisiti volti al rinnovamento della flotta sia ancora da determinare.

Con riferimento ai rapidi mutamenti degli scenari operativi, considerazioni simili sono state fatte anche dagli altri partecipanti al dibattito, che hanno evidenziato la crescente importanza di fattori quali l’interconnessione tra i vari mezzi e le varie unità (ormai già pienamente considerato abilitante), la protezione cibernetica ed elettromagnetica di tali reti connettive, la protezione dei loro supporti “fisici” (si pensi, tanto per fare un esempio, ai cavi sottomarini, ormai sempre più minacciati), l’alimentazione elettrica delle piattaforme, con particolare riferimento proprio a quelle navali (per le quali risulta indispensabile non solo rimanere connesse alle varie reti sensoristiche concepite per operare nei nuovi scenari, ma anche mantenere operativi i loro sempre più energivori sistemi di difesa e di combattimento), la cooperazione civile-militare (si pensi a quanto le reti informatiche civili e della PA siano, oggi, adibite alla protezione di grandi infrastrutture, nonché ad altre funzioni di carattere strategico) e, non da ultimo, lo sviluppo di sinergie interaziendali e internazionali finalizzate a consolidare il know-how del sistema-Paese e ad accelerare la produzione di mezzi e sistemi d’arma; elemento, a dir poco, cruciale nell’ambito dell’attuale contesto geopolitico.

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