STORIA: IL SOTTOTENENTE DEGLI ALPINI VICENTE FEDERICO DE BENEDICTIS. UN ITALO-COSTARICANO MORTO PER L’ITALIA

Di Gerardo Severino*

ROMA. Nei miei numerosi saggi storici dedicati alla “Grande Guerra”, ospitati da questa prestigiosissimo quotidiano internazionale, ho trattato più volte il tema della mobilitazione delle migliaia di migranti italiani che, da ogni parte del mondo, furono costretti a tornare in Patria, onde prendere sì parte all’immane conflitto mondiale, ma soprattutto per difendere il Paese, all’indomani delle irrefrenabili avanzate degli eserciti degli Imperi Centrali [1].

Eugenio de Benedictis

 

Fra le tante storie che si potrebbero raccontare, quella di Vicente Federico de Benedictis, ricco uomo d’affari nato e vissuto a San José di Costa Rica, il quale lasciò l’America Centrale per difendere “l’onore d’Italia, di quel Paese che, molto probabilmente, non aveva mai conosciuto prima del 1917, ci sembra davvero emozionante, per non dire straziante, come si capirà a breve.

Ecco la vicenda di Vicente Federico e della laboriosa famiglia de Benedictis.

Da Ortona a San Joé de Costa Rica

La breve storia che affido a questo saggio ebbe inizio nel lontano 1850, esattamente il giorno 2 marzo, allorquando ad Ortona a Mare, in provincia di Chieti e a quel tempo facente parte, assieme a tutto l’Abruzzo, del Regno delle Due Sicilie, nacque, nella casa avita sita in Strada del Carbonaro, Gaetano de Benedictis, ennesimo figlio del ricco possidente Don Eugenio de Bendictis, di 41 anni  e di sua moglie, Anna Antonia Fracassa, di 36 anni.

Come ricordano alcune sue brevi biografie, citate in contributi pubblicati in Costa Rica, Gaetano de Benedectis giunse in Costa Rica in giovane età e, molto probabilmente, solo per “spirito d’avventura”, presupponendo l’inesistenza di bisogni economici.

Don Gaetano, come fu subito ribattezzato in quel di San José, era un uomo intraprendente, abilissimo negli affari, tanto che nel giro di qualche anno avrebbe fondato, nel corso del 1888, uno dei più celebri negozi di generi alimentari denominato “La Gran Vía”, il quale divenne famoso per la merce che offriva ai clienti: selezionatissima, importata da tutto il mondo, in gran parte dall’Italia.

Successivamente, fondò l’Hotel Italia e, successivamente, anche l’Hotel Imperial, che per molti anni fu considerato il migliore del Paese [2].

Manifesto pubblicitario del Hotel Italia (De Benedictis)

 

La sua attività e la sua grande dedizione agli affari gli procurarono una considerevole fortuna, che Don Gaetano avrebbe incrementato significativamente, impegnandosi anche in iniziative agricole in cui ottenne grande successo.

Coniugato in prime nozze con una ragazza del posto, Maria Gonzales Rodriguez, nata alle Canarie (Spagna) il 10 marzo del 1867, Don Gaetano divenne padre di Eugenio Bernardo, nato il 5 novembre 1883, quindi di Vicente Federico Antonio, il protagonista di questa storia, nato a San José il 28 agosto 1885, seguito, infine, da Gaetano Nicolas Pascual venuto al mondo il 18 dicembre 1887, ma rimasto orfano appena quattro giorni dopo, a seguito della morte della giovanissima madre.

Il 10 marzo del 1888, Don Gaetano de Benedictis sposò in seconde nozze Juana Gonzales, quasi certamente sua cognata, dalla quale avrà altri figli: Tomas, nato il 16 aprile del 1889, Antonio Domingo, venuto alla luce il 1° luglio del 1890, ma poi morto il 14 maggio dell’anno seguente e, infine, Antonio, nato a San José il 20 febbraio del 1892.

Don Gaetano amministrerà i suoi beni unitamente ai figli più grandi, quindi ad Eugenio, cui affidò le cure dei due Hotel, a Vicente Federico e a Gaetano Nicolar Pasqual, ai quali evidentemente fu affidata la gestione del supermercato e delle aziende agricole e delle fattorie per l’allevamento del bestiame.

Nel 1901, assieme ad altri soci fondò la “Sociedad Economica Nacional

L’imprenditore Gaetano de Benedictis si spense a L’Aquila, nella sua amata Italia, in quello che doveva essere un viaggio di piacere, il 25 giugno del 1904. Aveva da poco compiuto cinquantuno anni di vita. Don Gaetano fu seppellito nella stessa città. Con la sua morte gli affari iniziarono ad andar male, anche se i figli cercarono in tutti i modi di portare avanti sia i due Hotel che le altre attività commerciali e aziendali.

Sappiamo solo che, ad un certo punto, il grandioso supermercato “La Gran Vía” (il quale aveva l’ingresso principale in Avenida Central e un secondo ingresso in Calle 3) passò in proprietà a Don Fernando Rodríguez, uno spagnolo, che seppe approfittare della sua morte per acquistare l’intera catena di supermercati che i de Benedectis avevano aperto a San José. Al di là di ciò, la morte prematura del ricco imprenditore di Ortona a Mare gli risparmiò lo strazio di assistere alla morte del suo secondogenito, l’adorabile Vicente, il quale, a differenza del giovane Gaetano Nicolas, morirà per la Patria, mentre quest’ultimo per malattia, esalando l’ultimo respiro nella stessa casa avita, a San José, il 21 dicembre del 1918, esattamente un anno dopo l’adorato fratello.

La “breve guerra” di Vicente Federico de Benedictis (fronte italiano, 26 settembre – 19 dicembre 1917

Il 24 maggio 1915, data dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco delle potenze dell’Intesa, Vicente Federico Antonio de Benedictis non aveva ancora compiuto trent’anni, ragion  per cui era da ritenersi a tutti gli effetti “richiamabile”, naturalmente ai fini della mobilitazione generale del Paese.

In realtà, considerate le enormi distanze che separavano le lontanissime Americhe dall’Europa, gran parte degli emigranti e dei figli di emigranti nati in quel Continente furono impossibilitati a farlo fisicamente, almeno alla data dello stesso maggio-giugno 1915, tanto da esserne inizialmente esonerati.

Il Sottotenente Vicente De Benedictis del 3° Reggimento Alpini (Collezione autore)

In seguito, quando la guerra sembrò prendere una “brutta piega” per le nostre Armate, molti emigranti ricevettero giocoforza la tradizionale cartolina precetto che li costrinse a rientrare in Italia, e, ciò nonostante, le enormi difficoltà riscontrate nell’affrontare gli Oceani, allora in preda ai sommergibilisti austro-ungarici e tedeschi, i quali non disdegnavano l’affondamento anche delle navi passeggeri, oltre che dei convogli mercantili [3].

Fu così che il 29 febbraio del 1916 Vicente De Benedictis fu dichiarato disertore “per non aver risposto alla chiamate alle armi della sua classe”.

Il 31 dicembre dello stesso anno il giovane fu, quindi, denunciato presso il Tribunale Militare di Ancona, così come evidenzia il suo foglio matricolare [4].

La situazione, nel frattempo, era divenuta ancora più drammatica all’indomani del giugno del 1916, allorquando il fronte italiano dovette subire le drammatiche offensive nemiche, poi culminate, nell’autunno del 1917, con la nota “disfatta di Caporetto”.

A quel punto il giovane Italo-Costaricano, evidentemente colpito nell’orgoglio, avendo ricevuto l’avviso di tale denuncia, da parte dell’Autorità Consolare italiana a San José, fece di tutto pur di raggiungere l’Europa.

Agli inizi del maggio 1917, dopo aver sostenuto un lunghissimo e periglioso viaggio via mare, Vicente de Benedictis giunse finalmente l’Italia, sbarcando a Genova.

Nei giorni seguenti, esattamente il 21 dello stesso mese, si presentò presso il Regio Distretto Militare di Torino, il quale lo arruolò immediatamente nei ranghi del 3° Reggimento Alpini.

Tale reparto, all’atto dell’entrata in guerra del Regno d’Italia (24 maggio 1915) contava su quattro Battaglioni permanenti: “Pinerolo”, “Fenestrelle”, “Exilles” e “Susa” e su quattro Battaglioni della Milizia Territoriale: “Val Pellice”, “Val Chisone”, “Val Dora” e “Val Cenischia”.

Avendo conseguito, in Costa Rica, un diploma di Scuola Superiore, Vicente fece domanda per accedere alla Scuola Militare di Modena, ove in quel frangente storico si tenevano anche i corsi per Allievi Ufficiali di Complemento. Vicente fu, quindi, ammesso alla Scuola di Modena il 14 giugno dello stesso 1917, in qualità di Soldato-Allievo Ufficiale di Complemento nell’ambito della Milizia Territoriale [5].

Incorporato a far data dal 26 settembre nell’Arma di Fanteria, il giovane imprenditore Italo-Costaricano fece, quindi, ritorno a Torino, rimasta sede del Deposito di Mobilitazione del glorioso 3° Reggimento Alpini,

In quel frangente, il 3° Reggimento Alpini stava operando nella zona Zermula – Pizzul (Alpi Carniche, zona di Udine), ove sarebbe rimasto sino alla fine di ottobre 1917.

La ritirata delle truppe italiane a Caporetto

Dopo la rotta di Caporetto,  il reparto si distinse nella difesa del Monte Fior (15-23 novembre), e sul Monte Cornone, ove, tuttavia, registriamo l’epilogo della vicenda umana di Vicente.

Il 17 dicembre 1917, il 3° Reggimento Alpini fu impegnato in una “ardita operazione” proprio sul Monte Cornone (quota 1048).

Si sarebbe trattato di un’azione di grande importanza, la quale avrebbe dimostrato, con l’elevato numero dei suoi caduti, il coraggio degli Alpini in quella fase cruciale della “Grande Guerra”, proprio dopo le infauste giornate di Caporetto.

Tra gli ufficiali e soldati alpini feriti mortalmente vi fu lo stesso Vicente Federico de Benedictis, il quale si spende, due giorni dopo, presso l’ospedaletto da campo 169, della 3^ Compagnia di Sanità.

Il suo coraggio non fu dimenticato dalla Patria, tant’è che alla sua memoria verrà poi concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare, con la seguente motivazione:

“Offertosi Volontariamente per una ricognizione su di un terreno da poche ore occupato dai nostri, incurante del grave pericolo di si spingeva arditamente avanti alla nuova linea, facendo importanti rilievi, e non desistendo dal suo compito che dopo essere rimasto gravemente ferito. Trasportato in un ospedaletto da campo, vi decideva poco dopo in seguito alla ferita riportata, dando prova fino all’ultimo di ammirevole forza d’animo. Monte Cornone, 17 dicembre 1917”.

Il suo ricordo fu perpetuato, sia in  Italia che nello stesso Costa Rica, dai fratelli, primo fra tutti Eugenio, il primo figlio di Don Gaetano e dalla sua progenie. Eugenio, che aveva sposato l’aquilana Bice Anmtonelli Diamante, aveva avuto tre figlie: Maria Pia, Vera Teresa e Olga Maria, quest’ultima andata in sposa a Mario Echandi Jimenez, il quale diverrà Presidente della Repubblica del Costa Rica nel maggio del 1958.

NOTE

[1] Secondo alcuni storici, durante la Prima guerra mondiale rimpatriarono volontariamente dall’estero, per compiere il servizio militare, ben 304.000 emigrati. Cfr. Italiani in America, Società Dante Alighieri, 1942, pag. 56.

[2] Cfr. AA.VV. Italianos en Costa Rica. Un proyecto de la Embajada de Italia en el Museo del los Niños, San José de Costa rica, giugno 2020, pag. 8.

[3] Sull’argomento vgs. Gerardo Severino, Le operazioni navali della Squadra di Crociera tedesca, in Storia del Novecento, marzo 2002.

[4] Cfr. Archivio di Stato di L’Aquila, Atti del Distretto militare di Aquila e Sulmona, classe 1885, matr. 14024, 11409, 11482, reg. 332, Vicente De Benedictis, classe 1885.

[5] Con Decreto Luogotenenziale del 16 settembre 1917, pubblicato sul  Bollettino Ufficiale del Monistero della Guerra, Dispensa 71^ del 21 settembre 1917, pag. 5966.

*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa

 

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