Thailandia: ancora in piazza gli studenti contro il Re e il Governo di Prayut Chan-o-cha

Di Elisa Mossa

Bangkok. Proseguono  in Thailandia le proteste studentesche.

Un’immagine degli scontri a Bangkok

Mentre nel Parlamento di Bangkok si discuteva sull’opportunità di accettare sette bozze di emendamenti costituzionali, le strade circostanti si sono riempite di manifestanti che ancora una volta hanno richiesto una riforma del Paese.

Molti di loro erano giovanissimi: studenti di scuole medie, superiori ma anche delle Università.

Ai quali, ormai da tempo, si sono aggiunti tanti adulti che condividono i loro ideali e le loro richieste.

Durante la manifestazione, un piccolo gruppo di questi giovani si è avvicinato alla barricata che proteggeva il perimetro del Parlamento per cercare di creare un varco nel filo spinato e nelle barriere di cemento, utilizzando anche bombe fumogene e vernice contro la Polizia.

I giovani sono stati respinti con estrema durezza dalle Forze dell’Ordine che hanno iniziato ad utilizzare sulla folla prima i cannoni ad acqua e in seguito anche gas lacrimogeni.

L’attacco dei cannoni ad acqua da parte della Polizia

Negli scontri sono rimasti feriti molti manifestanti.

I social media e il Web, nei giorni scorsi, sono stati invasi delle foto di ragazzi che cercavano di lavare gli occhi da sostanze irritanti sparate dalla Polizia nel corso delle manifestazioni.

Altre immagini hanno raccontato di ragazzi che si erano protetti dala potenza dei cannoni ad acqua, facendo uso di  grandi papere gonfiabili e di poncho impermeabili di ogni colore.

Proprio i vari social media sono stati, in tutti questi mesi, anche lo strumento più incisivo per dare una voce internazionale alle richieste degli studenti.

In primis, i manifestanti richiedono le dimissioni dell’attuale primo ministro Prayut Chan-o-cha -l’ex Generale del Reale Esercito Thailandese che aveva portato avanti il colpo di Stato del 2014- nonché delle nuove elezioni libere che permettano l’effettivo accesso al governo di tutte le forze politiche.

Si fa riferimento, in particolare, al celebre caso del Partito Future Forward, i cui membri eletti nelle consultazioni del 2019 hanno subito intimidazioni e cause legali di ogni tipo che non gli hanno consentito di espletare le loro funzioni.

Non stupisce quindi che il successivo scioglimento del partito da parte della Corte Costituzionale nel febbraio scorso sia stato una delle molle delle manifestazioni studentesche.

L’altra grande richiesta fatta dai manifestanti è quella di un’immediata revisione della Costituzione del 2017, frutto dell’operato dei golpisti.

I ragazzi esigono, infatti, una ristrutturazione del sistema affinché si possa arrivare ad un’effettiva partecipazione delle opposizioni alla vita politica e siano garantiti diritti e libertà al popolo.

Per raggiugere queste finalità, i manifestanti ritengono necessario anche riformare alcuni aspetti del potere monarchico, sottoponendolo a maggiori limitazioni e controlli.

Si tratta di un tema certamente non facile in Thailandia. Il solo fatto che i manifestanti critichino la monarchia e ne propongano una riforma va, infatti, contro la durissima legge di lesa maestà del Paese, che punisce con la reclusione da 3 a 15 anni chiunque offenda o minacci Re Maha Vajiralongkorn.

Di certo, l’idea di riformare la monarchia non è stata ben accolta dal gruppo dei filomonarchici, che spesso si è scontrato con gli studenti. In occasione di questa votazione del Parlamento in seduta comune di martedì, le forze filomonarchiche hanno organizzato una contromanifestazione.

Una volta raggiunti i giovani studenti, hanno dato vita ad un momento di tensione con il lancio di oggetti verso i manifestanti, che hanno poi risposto allo stesso modo.

Lo scontro vero e proprio è stato evitato però dall’interposizione della Polizia.

Martedì scorso, i lavori dei parlamentari si sono interrotti nel pomeriggio e alcuni di loro sono stati costretti ad allontanarsi dal luogo in barca, lungo il fiume Chao Phraya, per evitare la folla dei manifestanti.

Il giorno dopo, al termine della seconda giornata di lavori parlamentari, è giunta la decisione finale: sono state approvate solo due delle sette bozze, una proposta dalla coalizione di maggioranza e una proveniente da quella dell’opposizione.

Anche queste bozze comunque richiedono un iter ancora abbastanza complesso per essere definitivamente approvate.

Ha fatto di sicuro scalpore il fatto che, dopo la prima lettura, sia stata bocciata la bozza che invece era stata proposta da una ONG thailandese “iLaw ” e sostenuta dai manifestanti, che proponeva una riforma costituzionale che riguardasse tutte le parti della Carta, in primis quella relativa alla monarchia.

La proposta aveva raccolto 100 mila firme per poter essere oggetto di discussione parlamentare ed era stata definita la “bozza del popolo”.

I manifestanti hanno risposto a questa votazione con ancora più rabbia e determinazione. Ad esempio, uno dei leader degli studenti, nonché avvocato per i diritti umani, Arnon Nampa, ha commentato: “Non abbiamo assolutamente alcuna speranza di riformare la monarchia attraverso il Parlamento”.

Tuttavia, l’intenzione non è quella di fare un passo indietro, anzi: “Ora, combattiamo faccia a faccia!” ha aggiunto l’avvocato nel corso della manifestazione del 18 novembre.

Gli studenti hanno raggiunto, in questi due giorni, i momenti di massima tensione, in un anno di manifestazioni che sono state invece sempre pacifiche da parte loro, cosa che non si può invece dire della Polizia.

I giovani continuano ad organizzarsi in maniera sempre più efficace utilizzando soprattutto Telegram, visto che altri social media, in primis Facebook, sono monitorati dalla Polizia, che sistematicamente monitora e punisce chi posta affermazioni contro il governo o il Sovrano thailandese.

Gli studenti thailandesi si sono fatti conoscere nel mondo riempiendo il Web di “meme” con riferimenti alle manifestazioni e ai personaggi della cultura giovanile, da Harry Potter fino ai più celebri cartoni animati.

Il riferimento che per ora ha fatto la storia è quello alla saga di Hunger Games. Non c’è più una manifestazione in Thailandia dove la folla non faccia il saluto con le tre dita alzate, che già nei celebri film era il simbolo della ribellione al sistema.

Oggi questo saluto diventa qualcosa di più profondo: incarna lo spirito di una generazione di giovani thailandesi che, con consapevolezza, chiede la riforma di un sistema non funzionante e, con responsabilità, si mette in prima linea per ottenerla.

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