Una cornamusa nello sbarco in Normandia, la storia di Piper Bill

di Enrico Maria Ferrari

Londra. William “Bill” Millin, noto fra i commilitoni come “Piper Bill” ( “cornamusa Bill”), è stato uno delle decine di migliaia di soldati alleati impiegati nello sbarco in Normandia, il 6 giugno del 1944 ma aveva anche una peculiarità: era il suonatore di cornamusa personale di Simon Fraser, XV Lord Lovat, comandante della 1st Special Service Brigade durante lo Sbarco in Normandia.

Piper Billa suona per i suoi commilitoni dopo la battaglia

Piper Bill non avrebbe dovuto trovarsi in battaglia: pur essendo infatti tradizionalmente usata in guerra dai soldati scozzesi e irlandesi, l’esercito britannico ne autorizzò il suo uso solo nelle retrovie e lì sarebbe rimasta, se non fosse stato per il Comandante Lovat. “Questo è un ordine inglese” disse Lovat, “tu ed io siamo scozzesi e quindi l’ordine non è applicabile”, e così Bill si ritrovò a suonare le tradizionali ballate “Highland Laddie” e “The Road to the Isles” nel pieno dello sbarco di Normandia.

La scena venne in seguito descritta come surreale, nel carnaio del D-Day. Bill era vestito col tradizionale kilt, lo stesso usato dal padre durante la Prima Guerra Mondiale, era l’unico ad indossarlo nello sbarco di Normandia e no, come da tradizione non indossava biancheria intima: disse in seguito che il freddo dell’acqua in effetti gli aveva tolto il respiro al momento di entrarvi. Non era armato, a parte un tradizionale coltello infilato in un calzino; si spostava di continuo sulla testa di ponte Sword Beach, suonando con la cornamusa musica tradizionale mentre intorno a lui i commilitoni morivano a migliaia.

Lovat ed il suo cornamusiere avanzarono da Sword Beach verso Pegasus Bridge, che era stato difeso a caro prezzo dagli uomini della Sesta Divisione aviotrasportata, arrivati sul posto sbarcando da un aliante nelle prime ore della mattinata.
Lovat ed i suoi arrivarono a Pegasus Bridge alle ore 13, sebbene il randezvous fosse stato pianificato per il pomeriggio: al suono della cornamusa i commandos attraversarono il ponte, dodici di loro furono uccisi da colpi in testa, dato che indossavano il berretto e non l’elmetto.

Kilt e cornamusa originali nel museo dedicato allo sbarco

Millin dopo la guerra ha avuto una tranquilla vita di infermiere psichiatrico e la sua impresa è stata celebrata anche nel famoso film “Il giorno più lungo” del 1962: ha partecipato alle numerose commemorazioni dello sbarco donando la cornamusa sia ad un museo che al memoriale sul Pegasus Bridge. E’ morto nel 2010 e pochi anni dopo una sua statua di bronzo è stata inaugurata nelle vicinanze di Sword Beach.

Millin durante tutte le fasi della battaglia non venne mai ferito, neanche di striscio, la sua cornamusa venne bucata da un proiettile, ma fu prontamente riparata. Il mistero su come scampò alla morte venne svelato dallo stesso Millin ben 40 anni dopo. Ad una commemorazione congiunta con gli ex nemici, il cornamusiere chiese ad un comandante tedesco come mai nessuno gli avesse sparato durante la battaglia. Il comandante si batté la testa con un dito e disse: ”Pensavamo tu fossi un ‘Dummkopf’, un pazzo totale. Perché sprecare proiettili con un pazzo?”.

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